Roma, Mourinho: «È meglio fare punti che giocare bene. Darboe? Mi è piaciuto»

Roma, Mourinho: «È meglio fare punti che giocare bene. Darboe? Mi è piaciuto»
di Gianluca Lengua
7 Minuti di Lettura
Sabato 2 Ottobre 2021, 17:54

José Mourinho promuove il giovane Ebrima Darboe dopo la partita contro lo Zorya e lo mette in lizza per un posto da titolare contro l'Empoli: «Difensivamente è stato concentrato, ha avuto grande criterio con la palla. Mi è piaciuto tanto, non si può dire che abbiamo guadagnato un giocatore, ma la mia fiducia su di lui cresce». Ecco conferenza stampa integrale del tecnico. 

Dov’è il punto di equilibrio tra il calcio offensivo e la classifica?

«Il risultato è la cosa più importante, se giochi un calcio offensivo e poi perdi 5-4, allora meglio giocare un calcio difensivo e fare un punto pareggiando 0-0. Scherzi a parte, l’equilibrio è alla base di tutto. Secondo me è impossibile essere nei top della classifica senza essere una squadra completa ed equilibrata. Devi difendere bene e non concedere troppi gol, devi segnare per vincere. Più che la classifica e i risultati, è la la proposta di gioco delle squadre. Gli allenatori vogliono giocare bene, potete dirmi che giocare bene significa vincere e sono d’accordo. Dobbiamo cercare di fare le due cose, per adesso la maggior parte di proposte di gioco della Serie A è di giocare bene». 

In Coppa ha schierato Darboe, lo confermerà anche domani?

«Lui ha avuto un percorso con noi in questi due mesi e mezzo, un percorso buono per lui perché l’anno scorso quando ha giocato in prima squadra lo ha fatto senza responsabilità. Erano in un momento difficile, Paulo non aveva altre opzioni perché c’erano tanti infortuni e lui nelle prime due/tre partite ha fatto bene, ma senza avere pressione e responsabilità. Anche quando sono arrivato nel pre-campionato, ho sentito quel senso di responsabilità, non si è sentito più il giovane della Primavera, ma il calciatore su cui c’erano aspettative. Ha messo pressione su sé stesso, ha lavorato sempre tanto, ma senza la qualità di gioco che lui ha veramente. Poco a poco si è liberato, è cresciuto, ha imparato, la fiducia è tornata e contro lo Zorya avevamo tante opzioni come Diawara o Villar e un altro giovane come Bove, ma ho pensato a lui e la risposta è stata buona. Difensivamente è stato concentrato, ha avuto grande criterio con la palla. Mi è piaciuto tanto, non si può dire che abbiamo guadagnato un giocatore, ma la mia fiducia su di lui cresce».

È rimasto sorpreso dalle mancate convocazioni di Zaniolo e Mancini in Nazionale?

«Aspettarselo o no, non è il mio lavoro. L’Italia ha un ct con grandi responsabilità che ha tanti giocatori da scegliere, sono sue decisioni. Penso sempre che i giocatori preferiscano andare in nazionale perché per tutti loro è un orgoglio e una motivazione, ma se rimangono qui sono protetti, lavorano bene, non hanno partite da giocare o da stare in tribuna e anche questo può essere positivo». 

Il fatto che la Roma concede un po’ troppo agli avversari da cosa dipende?

«La cosa più facile nel calcio è difendere. Principalmente se lo fai a costo dell’organizzazione offensiva, però, non è quello che vogliamo fare. Noi vogliamo una squadra che giochi, crei e segni, ovviamente mi interessa difendere principalmente perché siamo andati fuori casa due volte e abbiamo perso. Una squadra veramente equilibrata che difende come squadra, al di là degli errori individuali che fanno parte del calcio. La tua organizzazione offensiva non può prescindere dalla difesa, abbiamo preso sei gol in due partite e per noi è troppo e lavoreremo su questo. Anche oggi è il secondo giorno di recupero dopo la partita di giovedì, ci siamo allenati con un livello di intensità bassa e sappiamo come gioca l’Empoli, le sue qualità, sappiamo che è la squadra che ha più cross in Serie A, che ha più tiri fuori e le altre caratteristiche». 

Pensa che Spalletti abbia ragione a dire che le nazionali devastano i club? Nel calcio si gioca troppo?

«Non commento le parole del mio amico Spalletti. Per noi è più importante l’interesse dei club, per loro è più importante l’interesse delle nazionali. Ci sono cose da migliorare, ma il calcio senza la passione di tutti i paesi non è calcio. Non capisco come mai in Sudamerica si gioca giovedì sera che da noi è venerdì mattina, pensavo fosse finita questa storia. Un’altra cosa che non mi piace e che di solito tante nazionali fanno una selezione di 35/40 giocatori per due tre partite e non di 23 e 15 poi non giocano e non si allenano tanto. Preferirei che i giocatori rimanessero con i rispettivi club. Dettagli che si potrebbero migliorare, ma il fatto che si giochi tanto, o pianificare i Mondiali ogni due anni, sono dettagli. Ci sono tanti altri club in situazioni simili alla nostra come la Juventus che ha Cuadrado e Betancur che giocano in Brasile».

Né la Roma né l’Empoli hanno mai pareggiato, è una casualità?

«È una casualità, la differenza tra vittoria e pareggio è una questione di dettagli. Una cosa è una squadra che entra per pareggiare e riesce a farlo, ma questo non siamo noi e nemmeno è così l’Empoli. La differenza tra il pareggio e la vittoria con il Sassuolo è un gol al 90’». 

Quanto è importante saper reagire al cambiamento degli scenari durante la partita?

«È importante rispettare chi lo fa, io l’ho fatto e lo farò. Durante una partita puoi decidere di cambiare il gioco, è una cosa normale anche nel parlare positivamente di un allenatore e di una squadra. Una squadra che ha bisogno di segnare e cambiare il risultato, deve prendere rischi e cambiare atteggiamento, non deve aver paura di prendere un altro gol. C’è anche un altro fattore che incide, ossia giocare in modo differente a quello che vuoi perché l’avversario ti obbliga a giocare così». 

Domani Olimpico sold out, è la conferma che i tifosi hanno capito che la squadra ha bisogno di tempo per crescere?

«Non posso parlare per loro, ma ringraziarli per l’appoggio. È una dimostrazione chiara di romanismo, io dico sempre che è facile essere tifoso di una squadra che vince ed è più difficile essere tifoso di una squadra che non vince sempre o sta in difficoltà. È una dimostrazione di fiducia nell’atteggiamento nella squadra. Abbiamo perso due partite, ma in quelle partite abbiamo avuto voglia, qualità, impegno totale e questo al tifoso piace. Questa empatia è basata si questo profilo di gioco. A Verona abbiamo finito con otto attaccanti, stesso contro la Lazio. La questione tempo? I romanisti devono capire che c’è un processo e che la società non ha bisogno di critiche. Bisogna vivere con maturità l’essere romanista, il tempo sarà importante perché c’era una grande differenza tra noi e le posizioni top».

Pellegrini ha rinnovato fino al 2026, un commento?

«Dal momento che ho sentito che i Friedkin che non volevano perdere un giocatore come lui per quello che significa e che Lorenzo mi ha detto che rimaneva sicuro al 100%, era tutto nelle mani di Tiago Pinto e nel procuratore di Lorenzo. Per me è la decisione giusta per la società e per Lorenzo, ho parlato con lui di questo e penso sia così. Alla squadra darà stabilità, io starò qui per tre anni e non voglio andare via, lui è qui per restare in un nucleo italiano formato da Mancini e Cristante. Stiamo insieme, lavoriamo insieme e arriveremo dove vogliamo arrivare con tranquillità». 

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