Lazio-Juve, una prova per due: Inzaghi e Sarri

Sabato 7 Dicembre 2019 di Emiliano Bernardini
Un’estate fa la storia di noi due. Inzaghi e la Juve, ci risiamo. A giugno i bianconeri lo corteggiarono a lungo, parallelamente a Sarri («Nella mia mente c’era solo la Lazio» assicura però il biancoceleste). La Vecchia Signora da tempo ha messo gli occhi su Simone. Il ragazzo deve farsi, si sono più volti detti a Torino il Cfo Paratici (grande amico della famiglia Inzaghi) e il presidente Agnelli. Insomma la Juve per ora lo guarda da lontano, in futuro chissà. Oggi sulla panchina più ambita e complicata d’Italia e non solo c’è Maurizio. Inzaghi è rimasto per amore della Lazio. Stasera si ritroveranno di fronte in quella che va considerata molto più che una grande sfida. E’ un esame per entrambi gli allenatori. La seconda contro la terza, a dividerle appena 6 punti. Impensabile ad inizio anno. «La più in forma contro la più forte» per dirla con le parole del tecnico biancoceleste. Roba da capogiro se si pensa a quello che potrebbe succedere. Si parla addirittura di scudetto (lo dice anche Sarri), parola che «inorgoglisce» sottolinea Simone che però punta tutto sulla Champions pur non mettendo limiti alla provvidenza. La sua Lazio viene da sei vittorie di fila ed esprime forse il miglior calcio della serie A. I gol di Immobile (ne ha fatti 5 volte alla Juventus, di cui 4 con la maglia della Lazio: due doppiette decisive), gli assist di Luis Alberto, i centimetri di Milinkovic e la caparbietà di Acerbi. Istantanee di un romanzo ancora tutto da scrivere ma che esalta già i più. Lo juventino viene dal pareggio con il Sassuolo che gli ha fatto perdere il primo posto: «Spero che il sorpasso in classifica abbia un effetto benefico».  

DUBBI E SPONSOR MAGLIA
Roma è una piazza che brucia tutti e tutto molto in fretta. Dalle stelle alle stalle nel giro di 24 ore. Inzaghi lo sa benissimo. Ci è passato anche lui e ora si sta prendendo le sue rivincite ma sempre piedi per terra: «Dobbiamo cercare equilibrio, ricordate cosa si diceva 30 giorni fa di questa squadra?». Insomma Simone tiene saldo il volante della sua fuoriserie che sta correndo come una Ferrari. Non ha mai battuto Sarri (ma gli ha soffiato il tattico Cecchi ai tempi dell’Empoli) e la vittoria all’Olimpico in campionato contro la Juve manca addirittura da 16 anni: «Abbiamo sfatato il tabù di San Siro...» rimarca Simone l’integralista. Il 3-5-2 come dogma seppur smussato e riadattato (vedi la felice intuizione di Luis Alberto mezzala). Sarri, invece, ha dovuto plasmato se stesso alla Juve. Dopo cinque mesi la sua mano s’intravede soltanto. Molto più marcati i retaggi di Allegri. Certo ora i bianconeri vanno decisamente più in verticale. Rispetto al suo predecessore è diversa la gestione sia di Ronaldo sia di Dybala. Da lui si pretende il bel gioco vincente. La Juve senza Khedira e Ramsey e il dubbio Pjanic. Quest’ultimo preoccupa molto Inzaghi. In avanti Caicedo e Correa (favorito) si giocano una maglia che stasera avrà lo sponsor Paideia. A centrocampo dubbio Parolo (ma sembra più pretattica). Bastos in pole a destra in difesa.  Ultimo aggiornamento: 10:19
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