Ronaldo la ciliegina sulla solita torta:
neppure con lui è arrivato l’en-plein

Domenica 21 Aprile 2019 di Alberto Mauro
Un impatto così prepotente di Cristiano Ronaldo sul pianeta Juventus non era affatto scontato. Andrea Agnelli in estate avallò il suo acquisto per rilanciare la Juve in Champions, ma il portoghese in poche settimane si è preso tutto. Nell’ordine: tifosi, compagni, campionato e senza di lui molto probabilmente la Juve sarebbe uscita dall’Europa agli ottavi. A 33 anni CR7 si è rimesso in gioco, a 34 ha aggiornato la sua bacheca con il primo Scudetto in Italia, dopo aver vinto in Portogallo, Inghilterra e Spagna. Ha colonizzato mezza Europa a suon di gol pesanti ed esultanze rabbiose, con il passare degli anni il suo strapotere fisico – in calo – è stato affiancato da un’esperienza che gli consente di fare ancora praticamente quello che vuole, quando vuole. Ha trascinato i suoi in Champions finché ha potuto, con la tripletta all’Atletico e i due gol contro l’Ajax tra andata e ritorno, l’ultimo ad arrendersi, per la prima volta ai quarti di finale dalla stagione 2010/2011. «Non faccio miracoli» il suo sfogo amaro con la mamma Dolores Aveiro, servirà una gestione più che oculata alla Juve per sostenere i costi esorbitanti dell’operazione monstre estiva, considerando un bilancio 2018/2019 già previsto in perdita di circa 60 milioni, senza contare i 13 milioni bruciati dall’eliminazione in Champions tra incassi e attività correlate, e un potenziale incasso mancato di 33 milioni da semifinale e finale. Alle enormi aspettative per l’arrivo di CR7 in Italia non sono corrisposti risultati all’altezza sul campo, il bilancio è ai minimi storici della gestione Allegri: due titoli (Campionato e Supercoppa) in bacheca e due eliminazioni in Coppa Italia e Champions. 
ESTERNO
Il punto fermo è rimasto sempre lui, più esterno che centravanti. Tre partite per prendere confidenza con il nuovo campionato prima di sbloccarsi contro il Sassuolo, doppietta e il primo “Siuuu” italiano. A Valencia, nelle prime difficoltà, mezza squadra a prendere le sue difese, l’altra metà a rialzarlo e consolarlo dopo il cartellino rosso di Brych, con vittoria decisiva per il girone in inferiorità. Semina prodezze e gol decisivi come quello in Supercoppa contro il Milan (primo trofeo in maglia Juve), la sua prima tripletta italiana incanta lo Stadium e schianta gli spagnoli rilanciando la Juve ai quarti, torna in Nazionale e si fa male contro la Serbia, ma lavora senza sosta per recuperare in tempo per l’Ajax, dove si arresta la sua corsa in Champions a 126 gol in carriera. La Juve è pronta a ripartire da lui, Allegri non ha dubbi: “E’ il nostro futuro”.



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