Guardiola ospite da Vieri: «Il mio Barça, Mazzone e il mio futuro in Italia...»

Guardiola ospite da Vieri: «Il mio Barça, Mazzone e il mio futuro in Italia...»
4 Minuti di Lettura
Domenica 23 Maggio 2021, 01:05 - Ultimo aggiornamento: 01:14

IL BARCELLONA 

«Ho avuto la fortuna di aver preso il giocatore più forte di tutti i tempi, che ha preso la 10 a 23 anni quando Ronaldinho è andato via e 7-8 ragazzi della Cantera fortissimi… e poi stranieri fortissimi. Noi giocavamo finali di Champions, di coppa, era come un’amichevole per noi. Erano tutti molto forti, la mentalità di Puyol, Abidal, Dani Alves… mamma mia come andava. Poi erano amici e tutti conoscevano i ruoli. Tutti sapevano che Messi era il più forte e lo accettavano e chi non giocava sapeva che non poteva farlo perché gli altri erano più forti. Tutto è iniziato con Cruijff. Quando perdevamo non era colpa della difesa per lui ma perché giocavamo male con il pallone. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori dell’accademia che giocano così da sempre ed è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo che gioca sempre così con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé. Xavi e Iniesta incredibili, non sbagliavano mai uno stop. Venivano pressati ma non si sentivano mai pressati. A volte non si deve giocare uno-due tocchi ma anche quattro-cinque. La giocata ti dice quanti tocchi devi fare. Il Barcellona ha vinto tanto per questo: erano speciali, come il Milan di Sacchi, ad esempio».

MAZZONE 

«Arrivo dal Barcellona a Brescia in un albergo, mi sentivo una stella. Mi dice: “Pep io non ti volevo qua, perché io ho acquistato Giunti e devo vedere come giocare. Io ti voglio bene però e vedremo come farti giocare”. Poi c’è stata la vicenda doping ed è stato come un padre per me. Quell’anno è stato un peccato perché con Baggio potevamo fare bellissime cose. Baggio era intelligentissimo. Lui era sempre al posto giusto. E per le punizioni…».

IL MESTIERE DI ALLENATORE

«Molto duro, non vi consiglio di essere allenatori perché devi decidere chi non far giocare e sono tutti bravi. Però uno deve essere onesto e non vinci un titolo se il rapporto è brutto con la squadra durante la stagione. Sotto la maglia c’è un uomo e dobbiamo rispettarci. Il mio ruolo è difficile e se fai delle scelte alla fine qualcuno non ti vuole bene. Noi tutti vogliamo essere amati ma quando devi fare delle scelte per il bene della squadra, qualcuno non ti ama».

ESPERIENZA AL BAYERN E CITY

«Ho avuto tantissime difficoltà. Al Barcellona non facevamo mai cross, chi segnava Messi di testa? Sono arrivato in Germania con Ribery, Robben Lewandowski e Muller e dovevo crossare. Per forza. Quando verrò in Italia farò lo stesso».

IL MAESTRO CRUIJFF

«Tutto è iniziato con Cruijff. Quando perdevamo non era colpa della difesa per lui ma perché giocavamo male con il pallone. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori dell’accademia che giocano così da sempre ed è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo che gioca sempre così con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé. Cruijff diceva che i giocatori più forti devono stare dietro, perché senno la palla arriva male in avanti. E’ la condizione più comoda per fare un bel gioco. Mascherano aveva una capacità tattica, di velocità per andare dietro a prendere palla, che era unica. Lui era umile: il centrocampista centrale più forte che si mette a servizio e diventa fortissimo. Diventerà un grandissimo allenatore perché si mette a servizio della squadra. Sa quando andare a prendere l’avversario a 15 metri e poteva smazzare la palla. Come con Dani Alves e Lahm: quando li vedi in allenamento, capisci che possono giocare anche a centrocampo. Sono come Iniesta che vedono tutto. Vedi anche Alaba, è finito centrale. Non tutti possono giocare dentro al campo. Cancelo, ad esempio, ci ha aiutato molto quest’anno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA