Celtic-Lazio, la qualificazione è sul filo di Scozia. Stadio bollente, allarme tifosi

Giovedì 24 Ottobre 2019 di Emiliano Bernardini
Celtic-Lazio, la qualificazione è sul filo di Scozia. Stadio bollente, allarme tifosi

Paradise, where the legends are made. L’enorme scritta che colora la tribuna Jock Stein (storico giocatore e poi allenatore della coppa Campioni) del Celtic park fa subito capire che più che uno stadio Parkhead è un vero e proprio tempio. Lì dove miti e leggende hanno lasciato un solco ancora oggi ben visibile. La statua del capitano Billy McNeill che nel 1967 alzò la coppa Campioni (2-1 contro l’Inter di Herrera), la prima vinta da un club britannico, accoglie i tifosi. Accanto all’indimenticato numero 5 biancoverde ci sono le statue di Fratello Walfrid (fondatore del club), Jimmy Johnstone (miglior giocatore di sempre) e Jock Stein (miglior tecnico). Si respira storia in ogni angolo. Dai ritratti dei calciatori di varie epoche, ai trofei vinti: ben 108. E questa sera l’ostacolo più grande per la Lazio sarà proprio il Celtic park. Uno stadio da 60 mila posti che ribolle di passione. You’ll never walk alone l’inno che spacca i timpani e fa rimbalzare i cuori. I tifosi biancoverdi sono tra i più caldi della Gran Bretagna, spesso paragonati alla Kop del Liverpool. 
L’IMPRESA ECCEZIONALE
Welcome in Paradise colora gli spogliatoi del Celtic. La Lazio dovrà essere pronta, invece, a varcare le porte dell’inferno. Una prova di maturità dopo la rimonta di sabato contro l’Atalanta. Servirà dimostrare di avere davvero carattere perché quella di stasera somiglia molto ad una gara di Champions. Seppur il fascino e il blasone dei padroni di casa sia un po’ sbiadito. I biancocelesti devono riuscire nell’impresa di non perdere. La qualificazione è apertissima ma bisogna crederci. Inzaghi alla vigilia è stato molto chiaro: «Non è decisiva ma molto molto importante per le sorti del girone. Loro corrono tantissimo, hanno spirito e sono dotati tecnicamente. Sono molto temibili. Dovremo fare una grande gara». Sa bene quali insidie nascondono certe gare, soprattutto perché sa con che filo sottile è intrecciata la trama del carattere dei suoi. «Avremmo voluto la Champions, siamo in Europa e vogliamo comunque onorare al massimo la competizione» ha assicurato il tecnico biancoceleste che però si affiderà al turnover. Sarà un test importante per valutare il mercato estivo. Un altro banco di prova per capire che colori avrà il futuro. 
LE INSIDIE EXTRA 
Il Celtic arriva forte del 6-0 con cui domenica ha battuto il Ross County e del primato sia in campionato sia in Europa League. Il tecnico Lennon, l’Inzaghi scozzese, è uno che affronta le sfide a muso duro. Niente sconti: «Giocheremo imponendo il nostro ritmo. Lo stadio sarà un fattore in più. Vogliamo solo vincere». Non avrà a disposizione Ntcham per un problema muscolare. Probabile il recupero di Rogic. Di sicuro a centrocampo giocherà Christie: «Una partita che ci farà capire il nostro valore». Per lui sarà una gara speciale: «Conosco bene Lucas Leiva, lo guardavo sempre in tv ed è bello per me poterlo sfidare. I buu? Ne abbiamo parlato tra noi, ma è l’Uefa che dovrebbe intervenire. Però se per dare un segnale dovrò abbandonare il campo, sì, lo farò». In avanti occhio al francese Edouard, 21 anni e finora 11 reti stagionali. E’ il talento più cristallino che il Celtic ha in squadra. Ma attenzione anche a Elyounoussi e all’esterno alto Forster. Quest’ultimo i tifosi lo hanno più volte accostato al mito Jymmy Johnstone. 
ATMOSFERA
Atmosfera calda dentro e fuori lo stadio. Saranno circa 1500 i biancocelesti che coloreranno il settore ospiti. Raggiungeranno il Celtic park in corteo con meeting point a Merchant Square. Tre chilometri a piedi scortati dalla polizia. La parte più calda della curva dei biancoverdi è la Green Brigade, occupano l’ingresso 111 delll’Headpark, idee politiche opposte a quelle laziali e gemellaggi con Napoli e Livorno. La Uefa ha alzato il livello d’attenzione. Sulla Lazio pende la sospensiva dopo i saluti romani contro il Rennes.


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