Da Berrettini a Mancini, la fantastica e irripetibile domenica di Londra

Da Berrettini a Mancini, la fantastica e irripetibile domenica di Londra
di Andrea Sorrentino
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Sabato 10 Luglio 2021, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 14:36

Ma cos’è questo lampo di felicità che ci fa tremare, che ci dà forza, vita, ci riempie di un’emozione mai provata e ci porta nel paradiso di ogni appassionato di sport? C’è chi si commuove al solo pensiero. Che domenica. Non si è mai verificato un allineamento astrale simile, mai più si verificherà. Londra chiama, cari italiani, che siate di Aosta o di Ragusa, che viviate in patria o ai quattro angoli del mondo. Domani saremo lì, in 60 milioni e più, protagonisti e finalisti nei due recinti più sacri che esistano. Wimbledon e Wembley distano 15 miglia tra loro, sono i templi del tennis e del calcio mondiale, sono il Partenone e il Colosseo dello sport. E ci giochiamo dentro noi, due finali, a distanza di sei ore, con Matteo Berrettini e la Nazionale di Mancini. Ma che favola è? In alto i cuori, che scoppiano di gioia. Ci sono quelli a cui davvero parte la lacrima. E sono alcuni tra quei moltissimi, milioni e milioni di italiani, magari dai 30 anni in su, che hanno trascorso una vita affacciati ai loro televisori, prima in bianco e nero poi a colori, e vedevano (vedevamo) le grandi partite di Wembley e fantasticavamo di giocarci una grande finale dentro. O quelli che sognavano un italiano in finale a Wimbledon e non l’avevamo mai visto, ormai c’era chi giurava che non sarebbe mai accaduto. Tanti di loro, di noi, si sono portati dietro dall’infanzia l’amarezza di quella sera del 1979, quando Adriano, per tutti noi era Adriano e per il mondo Panatta, si fece battere nel quarto di finale dal belga-americano Dupré, era in vantaggio due set a uno, poi non ci fecero più vedere la partita per colpa del telegiornale e quando il collegamento tornò Adriano aveva già perso, e non abbiamo mai saputo perché. Matteo Berrettini sana una ferita antichissima, è il primo italiano in finale a Wimbledon in 144 anni. 

Andrà in campo alle 2 pm degli inglesi, le tre del pomeriggio da noi, e sei ore dopo ecco i nostri azzurri nella finale dell’Europeo di calcio, e contro l’Inghilterra per giunta. Un sogno. E pensate se riuscissimo pure a combinare lo scherzo più crudele agli inglesi, batterli in casa nella loro prima finale in un Europeo, le qualità le abbiamo, forse siamo anche più forti di loro, basterà farglielo notare. E Matteo, contro Sua Maestà Djokovic? Più difficile, ma ormai ci sembra tutto possibile, in questo luglio assurdo, inconcepibile. Chissà se ci sarà qualche fortunato, ma ce n’è sempre qualcuno in giro, che riuscirà a vedersi tutti e due gli eventi in diretta e dal vivo, in fondo il tempo ci sarebbe per spostarsi da Wimbledon a Wembley, anche con l’infernale traffico londinese. Tutto ci sembra possibile, adesso. E’ così bello sapere che saremo lì. E ci metteremo tutto quello che abbiamo, anche noi che resteremo qui. Come ha detto ieri il nostro Mancio: «Complimenti Matteo, domenica tutti col cuore a Wimbledon e Wembley, Italia!». Già, l’Italia vicino all’Europa.

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