Il ko di Durant e i dubbi sul futuro: Golden State in campo contro le ombre

L'infortunio di Kevin Durant
di Gianluca Cordella
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Giovedì 13 Giugno 2019, 09:30 - Ultimo aggiornamento: 11:27

Dimenticare e ripartire. È una delle leggi non scritte dello sport che questa notte si farà imperativo alla Oracle Arena, quando Golden State Warriors e Toronto Raptors si troveranno faccia a faccia per gara-6 di una serie finale che sta regalando emozioni al di là di ogni ragionevole previsione. Difficile dire chi tra Warriors e Raptors abbia più bisogno di cancellare la folle partita di tre giorni fa che ha visto i campioni in carica accorciare sui canadesi, ancora in vantaggio per 3-2 nella serie. Golden State ha vinto, ma nessuno ha avuto voglia e coraggio di gioire. Le immagini di Kevin Durant che esce dal campo infortunato, le lacrime del gm Myers e il terribile responso - rottura del tendine d’Achille - hanno gettato ombre inquietanti sul futuro dei Warriors prima ancora che fossero passati i titoli di coda su gara-5 e poi, più massicciamente, nelle ore successive. I 12” scarsi di KD sul parquet - i primi e gli ultimi delle sue Finals 2019 - avevano ampiamente dimostrato che con lui in campo la squadra di coach Kerr sarebbe stata ancora la superfavorita. Mentre ora non solo dovrà abituarsi all’idea di provare la remuntada senza di lui, ma soprattutto dovrà pianificare un futuro più che mai incerto con un giocatore che rischia di saltare per intera anche la prossima stagione.

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NODO CONTRATTUALE
Durant in estate diventerà free agent, con diverse franchigie pronte a fare follie per prenderlo. Almeno fino a domenica scorsa. Ora le prospettive sono diverse per tutti. Soprattutto per i Warriors che, sia nel caso in cui KD decida di esercitare l’opzione da 31,5 milioni di dollari per restare un altro anno in gialloblù, sia facendogli firmare un nuovo e più ricco contratto a lungo termine, dovranno rinunciare alle sue magie per una stagione sana con poca possibilità di aggiungere al roster stelle supplenti. In ogni caso a far senza di lui Steph Curry e compagni dovranno abituarcisi subito. E se l’altro Splash Brother Klay Thompson in Canada ha mandato segnali molto incoraggianti, tutti gli altri stanno andando troppo a strappi. E, come se non bastasse, su Draymond Green incombe lo spettro del quarto fallo tecnico che porterebbe alla sospensione per l’eventuale gara-7. Se i Warriors vogliono restituire alla storia il ribaltone subito tre anni fa da Cleveland hanno bisogno dei migliori Iguodala, Livingston, Looney e soprattutto Cousins, l’uomo che doveva rendere Golden State una fortezza e che, proprio a Toronto, ha rischiato di farle perdere il titolo con una scelleratezza ingiustificata a pochi secondi dal termine.

PAURA CANADESE
I Raptors, dal canto loro, devono dimenticare il primo match point sfumato davanti al proprio pubblico e, soprattutto, come è maturato. Con un parziale di 9-0 incassato quando ormai il traguardo era a vista e con Lowry che sbaglia sulla sirena il tiro non proibitivo del trionfo. La Oracle Arena questa notte sarà più che mai una bolgia per l’ultimo match dei Warriors prima del “trasloco” a San Francisco: nella Baia non vogliono mica chiudere, dopo tanta gloria, con gli avversarsi che fanno festa. E arrivare a gara-7 - anche se in casa - non sarebbe certo un bene contro gente avvezza alle partite pesanti come i Warriors. In più l’ultima sfida ha mostrato un Leonard incontenibile solo a tratti. E’ stanco Kawhi e si vede. Il rischio di una stagione dopo aver saltato quasi tutta la precedente. Saranno bastate al candidato Mvp le ore di pausa per recuperare smalto? Certo non lo si capirà dal suo volto imperturbabile. Ma una cosa è certa: di uno che, anno 2008, è sceso in campo il giorno dopo l’assassinio del padre per onorare la sua memoria e la maglia dei suoi River Kings, la capacità di ripartire è l’unica cosa che non si può mettere in discussione.

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