Nuoto, superate le mille medaglie europee oggi a Kazan. Il resoconto della quinta giornata

Nuoto, superate le mille medaglie europee oggi a Kazan. Il resoconto della quinta giornata
di Piero Mei
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Sabato 6 Novembre 2021, 20:18 - Ultimo aggiornamento: 20:25

Lo sbarco dei Mille medagliati lo ha completato Costanza Cocconcelli nell’ultima gara di oggi a Kazan, Europei di nuoto in vasca corta. È stato un tocco d’argento, ma anche un tocco storico quello della quarta frazionista della 4x50 stile libero mixed, cioè riservata a una formazione di due ragazzi e due ragazze. Con questa medaglia, l’Italia ha raggiunto quota 1000 medaglie europee nella storia delle discipline acquatiche tutte comprese, nuoto in vasca lunga e corta, in acque libere e per salvamento, tuffi, nuoto sincronizzato (che ora chiamano artistico come se la bracciata di un Martinenghi non fosse un’opera d’arte: natatoria, ma sempre arte) e pallanuoto. È una storia di quasi un secolo, che iniziò a Bologna nel 1927, secondi campionati europei di nuoto, con Giuseppe Perentin, che quella volta fu argento nei 1500 (come Greg) dietro Arne Borg, svedese che nell’occasione fu il primo uomo a scendere sotto i 20 minuti sulla distanza, e i tuffatori Luciano Cozzi, trampolino, Ezio Selva, piattaforma, che presero il bronzo.

COME UN SIMBOLO. È un simbolo questo argento: lo sport misto, senza “gender”, che l’ultima moda delle competizioni, la staffetta, che è lo “stare insieme”, il “fare squadra”, la geografia, che vede Miressi torinese, Zazzeri fiorentino, la Di Pietro romana e la Cocconcelli bolognese: un mix d’Italia, con le tre Capitali dell’Unità e la città delle prime medaglie europee. I ragazzi che fecero l’impresa sono Alessandro Miressi, Lorenzo Zazzeri, Silvia Di Pietro e, appunto, Costanza Cocconcelli. Tutti e quattro si erano già visti, e soprattutto notati, in altre gare nel pomeriggio russo, ma la fatica non li ha condizionati. Mirex ha nuotato in 21.33, Zazzart in 20.59, Silvia in 23.48, Costanza in 24.00 per un totale di 1:29.40 che ha datto all’Italia l’argento in parità con la padrona di casa Russia. Anche questo è simbolico: le due nazioni si stanno combattendo punto a punto la classifica per squadre, che tiene conto dei finalisti. L’oro è andato all’Olanda che oggi, con la Toussaint e Kamminga, ha fatto il pieno. Il medagliere storico dei 1000 si declina in 333 ori, 306 argenti e 361 bronzi.

«OLTRE LA STANCHEZZA». «Siamo andati oltre la stanchezza» sorride Miressi che già pensa al Kolesnikov di domani; «Abbiamo messo il cuore oltre l’ostacolo: la staffetta è sempre difficile ma non abbiamo sbagliato niente» fa la Di Pietro; «Siamo stati perfetti e complimenti a Costanza che ha tenuto a bada la russa» è la parola DI Zazzeri. E Costanza? L’eclettica Costanza sottolinea che «dopo tante gare, finalmente una soddisfazione; gli ultimi metri sono stati durissimi. Sono contenta di aver tenuto la squadra sul podio».

DELFINI DA MEDAGLIA. Le due medaglie che hanno portato al 999 sono arrivate nella stessa gara: i 50 farfalla. E sono l’argento di Matteo Rivolta, che in 22.14 si riprende anche il primato italiano che gli era stato tolto in semifinale da Thomas Ceccon, e il bronzo dello stesso Ceccon. Il quale ha compiuto un’impresa “epica”, da Supereroe: appena uscito dalla vasca della medaglia, ha girato dietro la piscina e si è immediatamente sistemato sul blocco di partenza dei 100 misti, semifinale. Neanche il tempo di mettersi il cuore in pace e l’adrenalina in pausa. Non ha passato il turno, ovviamente, che invece è stato superato, con il miglior tempo, da Marco Orsi, il generoso bomber che si è subito preoccupato della fatica d’Ercole di Thomas e gli si è avvicinato per chiedergli «A posto?». Sì, a posto: Thomas ha il talento e la forza per permettersi tutto.

SOTTO AL PODIO. Le prime finali di giornata non avevano premiato l’azzurro: niente da fare per la Panziera nei 100 dorso («non ho la velocità che servirebbe»), gara che viene vinta dall’olandese Kira Toussaint che così completa il triplete a pancia in su, avendo già conquistato 50 e 200 in questo stile. Anche Kira è figlia d’arte: nei 200 aveva tolto il record olandese a Jolanda de Rover, che è sua madre.

E niente medaglia anche per le farfalle Di Liddo e Bianchi nei 100 della solita Sjostroem. Quarta Elena, ottava Ilaria, che lamenta un dolore alla spalla «ma non potevo rinunciare a una finale europea». Alla quale, nei 200 misti, ha dovuto di dire di no causa influenza Sara Franceschi. Brava, quarta e con il personale, Costanza Cocconcelli. Vince l’israeliana Gorbenko.

Quarto posto (e primato personale) anche per Matteo Ciampi nei 200 stile («Lavorerò di più sulla velocità con Stefano», il quale è Franceschi, allenatore del momento) che hanno visto la vittoria del ragazzo rumeno, 17enne, Popovici, un nuotatore dal grande avvenire.

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CERCASI RE. C’è anche un italiano fra i pretendenti al trono della cosiddetta “gara regina”, i 100 stile. È il lungagnone torinese Alessandro Miressi, 2,02 di altezza, che è stato primo nella propria semifinale, nuotando in 45.87, crono che ha migliorato di tre centesimi il 45.90 suo vecchio record italiano. Chiamato alla risposta, il fenomenale russo Kolesnikov si è dato da fare nella semifinale successiva che ha chiuso con il miglior tempo, 45.85, appena due centesimi meno di Mirex. In questa semifinale passava il tutno anche Lorenzo Zazzeri, l’artista Zazzart: 46.37 il crono che è il suo personale. Di lì a poco entrambi gli azzurri sarebbero stati impegnati per la gara delle mille medaglie.

CERCASI FEDERICA DISPERATAMENTE. Nei 200 stile, la gara della Pellegrini, nessuna azzurra in semifinale e tempi da moviola per le ragazze del 2000. Un po’ di malinconia per Federica che non c’è, ma a guardare le date di nascita delle qualificate per la finale di domani c’è la spiegazione: quasi tutte del terzo Millennio, compresa la Padar, nosniaca, che è del 2006. Non era nata quando la Divina era già medagliata olimpica.

SEMIFINALI DA PRIMATO. Non solo Miressi da record italiano nelle semifinali: ottengono il primato azzurro anche Nicolò Martinenghi , Silvia Di Pietro e Lorenzo Mora; Nicolò, esaltato dai due ori, che, con 25.37 nei 50 rana, ha la miglior qualifica, strappata anche da Fabio Scozzoli al quale Martinenghi ha tolto il record, uno Scozzoli capitano coraggioso del battaglione Italia e che a 33 anni ancora va in finale. Silvia Di Pietro ha il secondo posto con il passi per la finale dei 50 delfino con 25.03, tempo con il quale migliora il proprio record italiano; la più veloce è la Sjostroem, in finale va anche Elena Di Liddo.

Lorenzo Mora, che aveva annunciato i 200 dorso come l’acqua della vendetta, così ha fatto: ha nuotato in 1:50.17 migliorando di otto centesimi il record italiano che era già suo. E’ anche il miglior tempo di qualifica per la finale, nella quale sarà anche il ragazzo “nouvelle vague”, Michele Lamberti, quattro primati nazionali e uno del mondo, due argenti e un oro fin qui per il figlio d’arte allenato da mamma e papà: quinto tempo per Michele.

BENTORNATA BENEDETTA. Benedetta Pilato si toglie qualche scoria olimpica: è la più veloce della mattina nella sua gara prediletta, i 50 rana, e la seconda nelle semifinali del pomeriggio. Benedetta è tornata, e per la finale di domani è in attesa di eventi. Va in finale anche Arianna Castiglioni mentre la dura legge del “tertium non datur”, avanzano due per nazione, esclude stavolta Martina Carraro, che pure era la quinta delle batterie. Fuori anche la Fangio: pure lei per tempo sarebbe rientrata, ma per passaporto no. Ancora una volta le rane siamo noi.

UN AFFONDO NEL FONDO? Greg e Simona ci riprovano domani, giornata di chiusura. Paltrinieri è impegnato negli 800, gara nuova agli Europei in vasca corta. Si è qualificato stamattina con il terzo tempo, preceduto dai due tedeschi tra i quali si era intrufolato per l’argento nei 1500, l’oro Wellbrock, ormai suo rivale numero uno, e il bronzo Schwarz. Lo stanco Acerenza è finito out.

La Quadarella è impegnata domattina nella batteria dei 400, distanza nella quale è impegnata anche Martina Rita Caramignoli. Per Simona dal doppio argento di nuovo una sfida con la russa Kirpchnikova, la Ledecky siberiana, che le ha impedito di tenersi l’oro sia negli 800 che nei 1500 e vuole toglierle anche questo.

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