Beppe Fiorello torna in tv con "L'Angelo di Sarajevo", la nuova fiction su Franco Di Mare e sua figlia

Beppe Fiorello torna in tv con "L'Angelo di Sarajevo", la nuova fiction su Franco Di Mare e sua figlia
di Valentina Tocchi
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 14 Gennaio 2015, 19:57 - Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 15:57

«Portare sullo schermo una storia vera e commovente come quella di Franco Di Mare è stata un’esperienza unica, indescrivibile».

Così Giuseppe Fiorello ha presentato la fiction l’“Angelo di Sarajevo”, l’ultimo lavoro televisivo diretto da Enzo Monteleone, che andrà in onda su RaiUno il 20 gennaio. Il racconto è liberamente ispirato al romanzo autobiografico di Franco Di Mare “Non chiedere perché”. Sullo schermo Giuseppe si calerà nei panni di un inviato di guerra inviato a Sarajevo – lo stesso Franco Di Mare appunto - in pieno conflitto serbo bosniaco, e mentre sullo sfondo verrà rievocata la crudeltà di un conflitto fratricida a far emozionare il pubblico sarà il racconto dell’incontro dell’inviato con una bambina di soli dieci mesi, che si rivelerà capace di cambiare per sempre la sua vita. La vicenda raccontata nella fiction ricalca infatti il percorso che ha portato il popolare conduttore di Unomattina a conoscere e decidere di diventare padre adottivo di una bambina incontrata per caso in un orfanotrofio, una giovane che nella realtà si chiama Stella e ha ormai vent’anni.

Giuseppe, la storia che porta sullo schermo è una storia toccante ma soprattutto una storia vera. Quanto è stato difficile raccontala?

Sicuramente è stato un grande privilegio ma anche una grande responsabilità raccontare questa storia. Ho cercato soprattutto di non deludere un amico come Franco che, in qualche modo, si è fidato di me.

Con Franco Di Mare vi conoscevate da tempo?

Si, e devo dire che non avevo idea della storia

straordinaria che riguardava la sua paternità fino a quando non ha deciso di scrivere questo libro. In qualche modo sottovalutavo Franco, lo consideravo una persona comune, un bravissimo professionista ma nulla di più. Questa storia mi ha fatto capire invece la straordinaria qualità umana di Franco.

Come è nato questo progetto?

Il libro mi capitò in mano per caso e mi colpì. Decisi di farne subito un racconto televisivo, anche perché forse nutrivo un senso di colpa verso una pagina di storia, quella che riguarda il conflitto serbo bosniaco, che conoscevo poco.

Che ricordo aveva del periodo serbo bosniaco prima di realizzare questo lavoro?

Ero un ragazzo e dei primi anni novanta dei ricordi vaghi e disattenti, quasi inconsapevoli. Non avevo compreso appieno la portata di questa tragedia i cui segni sono ancora bene impressi nella popolazione, come abbiamo scoperto girando nella stessa Sarajevo. Il dolore di quel conflitto brucia ancora sotto la cenere.

Il suo personaggio decide di diventare padre adottivo da solo, senza il bisogno di una compagna. Lei lo avrebbe mai fatto?

Non saprei, forse trovandomi in quelle circostanze….Io ho alle spalle un percorso completamente diverso, condiviso con mia moglie, che mi ha portato a diventare padre di Anita e Nicola che ormai hanno dieci e undici anni. Diventare padre è un percorso intenso, travolgente. Diventare padre adottivo immagino lo sia ancora di più.

Molte star hollywoodiane, una per tutte Angelina

Jolie, hanno dimostrato una vera e propria “passione” per l’adozione, nonostante la presenza di figli naturali. Lei ha mai pensato di compiere questo gesto?

Ci ho pensato.…Non so se lo farò mai, ma la trovo una cosa importantissima e assolutamente meritevole.

Qual era la sua preoccupazione mentre recitava questa fiction?

La preoccupazione maggiore riguardava le reazioni di Stella, la figlia di Franco, che ancora non ha visto le puntate. Temo il suo giudizio emozionato ma che immagino sarà positivo, visto che abbiamo cercato trattare il tema con delicatezza. Durante la scrittura e la lavorazione ho avuto modo di confrontarmi molto con Franco stesso, che è davvero una cosa insolita. Quando mai capita di poter discutere di un personaggio con quello che lo ha ispirato?

I suoi figli hanno visto questo lavoro?

Ancora no, ma li ho preparati molto, gliene ho parlato a lungo. Ormai hanno un’età per cui guardiamo spesso il telegiornale insieme, mi fanno domande, quelle serie infinte di “perché” che mettono in crisi qualunque adulto. Non sempre è facile rispondere.

Come padre cosa la spaventa oggi?

Mi spaventa tutto quello che non ci dicono. È fondamentale che i giornalisti dicano la verità, anche se il prezzo è altissimo. Molto spesso i giornalisti che hanno avuto il coraggio di farlo – e mi viene in mente Pippo Fava – non sono più tra noi, ma solo la verità ha il potere di cambiare le cose.

L’angelo di Sarajevo risulterà sicuramente un lavoro emozionante. Non ha nostalgia della commedia?

Un po’. La commedia mi diverte ed è il genere con il

quale avevo iniziato a lavorare recitando in film di Marco Risi, di Carlo Verdone. In televisione ho scoperto di essere “attore drammatico”, tanto che mio fratello Rosario mi ha pubblicamente preso in giro dicendo che, in quasi tutti i miei lavori, “mi fanno morire”. Mi piacerebbe tornare a far ridere, magari sempre in tv.

Questa fiction parla di guerra ma soprattutto di paternità. Lei aveva dichiarato che suo fratello Rosario è stato una figura paterna per Lei. È ancora così?

In realtà io ho avuto un padre meraviglioso, una persona dolce e gentile che mi ha insegnato tanto e mi ha trattato con amore. Al rapporto con lui ho dedicato lo spettacolo che sto portando in tourneè teatrale, uno show nel quale io interpreto mio padre stesso e canto le canzoni di Domenico Modugno, che era il suo idolo. Molti pensano che sia uno spettacolo dedicato a Domenico Modugno, e invece è un modo per ricordare mio padre.

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