Giambrone: «Tradizione e innovazione, da Ludovico Einaudi alla Cenerentola»

Domenica 13 Gennaio 2019 di Simona Antonucci
Il sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo Francesco Giambrone

«Abbiamo chiuso la scorsa stagione con una Bohème tradizionale e ora inauguriamo il calendario del 2019 con una Turandot trasgressiva: è il bello del teatro! Poter offrire al pubblico, a distanza di poco tempo, visioni completamente diverse di Puccini e del mondo dello spettacolo», spiega Francesco Giambrone, sovrintendente del Massimo di Palermo, dove il 19 gennaio andrà in scena il capolavoro lirico con la regia di Fabio Cherstich e video del collettivo di artisti russi AES+F. 

«Credo molto nel legame con gli spettatori e con il territorio ed è per questo che nel nostro programma trovano spazio le suggestioni del momento e i grandi classici del repertorio. Faremo una Cenerentola in una scuola abbandonata nel quartiere di Danisinni, dopo l’Elisir dell’estate 2018, e avremo il debutto assoluto di una nuova opera che ho commissionato a Ludovico Einaudi “Winter Journey”, con la regia di Andò».

Alcune rarità come “Il Paradiso e le Peri” di Schumann o “La favorite” di Donizetti, «un finale originale con My fair Lady», aggiunge Giambrone, «i titoli immancabili e danza con il nostro corpo di ballo, uno dei quattro superstiti in Italia: un vanto».

Ma oltre a cantanti, direttori, maestri e registi, nella sala palermitana sono anche i bambini a godere dell’onore del palco. C’è un’orchestra di musicisti tra i 5 e i 12 anni, un coro di voci bianche, il coro “Arcobaleno” con giovani cantanti di tutte le etnie e una cantoria: «Sono più di duecento. Il mio orgoglio. Una notte all’anno, li invito tutti a dormire qui con le tende. Una festa magica». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA