Ian McGuire, "L'astemio": un noir storico con un messaggio attuale

Ian McGuire (foto © Paul Wolfgang Webster)
di Gabriele Santoro
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Domenica 20 Giugno 2021, 21:13

Nel centenario della nascita controversa dell’Irlanda del Nord, le pagine dell’avvincente romanzo storico L’astemio (Einaudi, 19,50 euro, traduzione di Andrea Sirotti) dell’autore inglese Ian McGuire, classe 1964, già in corsa per il prestigioso Man Booker Prize, ci riportano a metà dell’Ottocento nel cuore della questione irlandese e descrivono lo stato febbrile apparentemente inguaribile di una lacerazione.

Nel 1921 si realizzò il doloroso compromesso della separazione irlandese con la creazione della nuova entità statuale, scavando un confine conflittuale e un solco mai colmato, oggi in discussione con i riflessi della Brexit che riacceso gli scontri anche nelle strade di Belfast, tra le comunità cattolico nazionalista e quella unionista protestante.

Nella recente filmografia sul tema spicca ’71 del regista Yann Demange, che segue l’odissea di un giovane soldato inglese a Belfast nella guerra civile tra cattolici repubblicani e protestanti. La perquisizione di un quartiere cattolico da parte della squadra militare di Gary Hook scatena un’insurrezione popolare nella quale muore un suo compagno d’armi. Il soldato ferito resta solo e spaesato nei vicoli della città in fiamme. Demange riproduce lo stato di paranoia di un conflitto sporco nel quale non si delineano con chiarezza i movimenti delle parti in gioco. È un perenne stato di tensione fra ideali, violenza, spie e tradimenti.

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Le immagini evocate dalla scrittura di McGuire hanno la stessa potenza: «Al posto dei loro corpi vivi e ansanti rimangono solo tre linee tese di corda, come lunghi graffi verticali sul muro della prigione».

McGuire fa riemergere dalla storia un evento che scosse la natia Manchester. Nel 1867 tre irlandesi membri della Fratellanza Feniana, una società segreta rivoluzionaria di Irlandesi d’America fondata nel 1858 a Chicago e animata dal desiderio di liberare l’Irlanda dal dominio inglese, furono giustiziati con l’accusa di aver ucciso un poliziotto inglese, il Sergente Charles Brett.

L’astemio è un noir costruito intorno alla vicenda con protagonista l’agente capo James O’Connor, che approda a Manchester dopo il trasferimento da Dublino. La polizia prova ad allontanarlo con un nuovo incarico dal dolore per la morte della moglie, dell’unico figlio e dalla dipendenza dall’alcol sopraggiunta. O’Connor, l’unico irlandese nel dipartimento di polizia, ha in dote un’ampia rete di informatori ben infiltrati nella grande comunità irlandese di Manchester. McGuire mostra il clima della città in piena industrializzazione con i sommovimenti della forza lavoro immigrata di fede repubblicana.

In seguito all’impiccagione dei feniani insorti per la liberazione di due detenuti irlandese, O’Connor deve gestire il vortice di intrighi e vendette incrociate che hanno poi caratterizzato il conflitto esploso nel cuore del Novecento. Parte dei feniani aderirono successivamente al movimento nazionale irlandese Sinn Féin. Nel trentennio dagli anni Settanta all’inizio del Ventunesimo secolo, la violenza tra i fronti opposti nei Troubles ha mietuto 3600 vittime e cinquantamila feriti, senza calcolare i danni psicologici di generazioni immerse in un intreccio di rabbia, sangue e dolore.

Bobby Sands sosteneva: «Non riusciranno mai a bollare come criminale la nostra lotta di liberazione». L’esercizio di non smarrire la propria umanità dentro a una guerra è difficile, quand’anche essa sia considerata di emancipazione da una forza occupante. Dopo il cessate il fuoco unilaterale dell’IRA nel 1994 e la firma dell’accordo del Venerdì Santo del 1998, che ha segnato una sostanziale cessazione delle ostilità, un’architrave istituzionale ha permesso la condivisione del potere politico e dell’esecutivo nordirlandese tra vecchi nemici, protestanti e cattolici, al prezzo di una faticosissima rielaborazione della memoria storica di trent’anni di conflitto.

La Fratellanza feniana è stata anche definita come un prototipo di organizzazione terroristica, ma non era limitabile a questo. McGuire indaga soprattutto attraverso il personaggio di Stephen Doyle, ex soldato irlandese, veterano della Guerra Civile Americana, tornato nell’isola da New York in nome della causa feniana, l’aspetto psicologico delle persone pronte a uccidere e a morire per una causa politica. Doyle ha in mente di assassinare il sindaco di Manchester.

Il romanzo ha una precisa collocazione storica, ma è estremamente attuale perché sa raccontare che cosa accade a una società sottoposta per decenni all’oppressione e alla pressione di una violenza senza respiro. McGuire osserva la vita quotidiana minata dalla paura e dalla paranoia che penetra in ogni fibra. In questo senso è molto interessante la figura dell’informatore Thomas Flanagan, che tradisce la causa irlandese, e produce la totale alienazione della sua famiglia nella comunità. Un traditore non consegna solo sé stesso alla condanna della memoria.

L’autore esplora la dimensione chiave del martirio nel teatro di questa guerra, come si intuisce da questo dialogo: «Gli inglesi ci hanno fatto un favore impiccandoli, - dice Doyle. - Se li avessero sbattuti in prigione, dopo un anno i loro nomi sarebbero stati dimenticati. - Sono morti per il loro paese, - obietta Rice. - Per me non è un favore. È un omicidio. Quei ragazzi sono dei martiri».

L’esecuzione, considerata controproducente da O’Connor, avvenuta nella piazza adiacente al carcere di Salford provocò manifestazioni imponenti a cominciare dal funerale dei tre morti impiccati resi martiri. Allen, Larkin e O’Brien divennero tre eroi che avevano combattuto ed erano morti per l’Irlanda. Erano così destinati a educare generazioni alla forza del martirio. Ogni cadavere è una ragione in più consegnata al rancore e alla guerra.

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