La Traviata conquista Tokyo: in 2.300 in fila per il debutto

Martedì 11 Settembre 2018 di Simona Antonucci
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La Traviata conquista Tokyo: in 2.300 in fila per il debutto

dal nostro inviato
TOKYO Verdi in rosso Valentino. E in Giappone è un trionfo. Quindici minuti di applausi per La Traviata che ha inaugurato domenica pomeriggio al teatro Bunka Kaikan la tournée del Teatro dell'Opera di Roma. In kimono e borsette delle più ricercate griffe occidentali, codini da samurai e borsalino, i giapponesi, tra i popoli più silenziosi e cerimoniosi dell'universo, per Violetta hanno alzato la voce. 
 

 

I duemilatrecento spettatori che riempivano la grande sala, tempio della lirica nel cuore del vivace quartiere Ueno (tutto esaurito anche per le tre future repliche) hanno levato i calici a questa impegnativa operazione della Fondazione capitolina, che prevede anche tra il 16 e il 22 settembre la Manon Lescaut di Puccini con la regia di Chiara Muti, con oltre trecento persone, tra professori d'orchestra, coro, corpo di ballo, tecnici, sarte, costumisti, scenografi che dai primi giorni di settembre si sono trasferiti qui, creando una comunità romana tra grattacieli, sushi e arigatou. 

"La musica travolgente, i costumi che sono opere d'arte, l'eleganza italiana per incorniciare una storia così passionale: credo che il Giappone sarà inebriato da Traviata, così come lo sono stata io", aveva commentato Sofia Coppola alla vigilia della partenza per Tokyo dello spettacolo, nato da un'idea di Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, di cui firma la regia, e che segna il suo debutto nella lirica. E così è stato. Applausi durante la rappresentazione, in tutti i momenti clou dell'opera, e "bravo" e "brava" nello standing ovation finale per i protagonisti: Francesca Dotto (Violetta), Antonio Poli (Alfredo) e Ambrogio Maestri (Giorgio Germont). 
Soddisfazione particolare per il direttore Jader Bignamini, che è salito sul podio dopo il maestro Riccardo Muti che quattro anni fa guidò qui l'ultimo tour giapponese del Costanzi, e per l'orchestra, il coro del Teatro diretto da Roberto Gabbiani e il corpo di ballo impegnato nelle coreografie di Stephane Phavorin. A sorpresa, tutti attesi, al termine della rappresentazione, per gli autografi: in fila, nella strada animata dal via vai di un dí di festa, i melomani che hanno speso anche 500 euro a poltrona, ma anche le signore con le buste del pittoresco mercato Ameyokocho, capitate li per caso, le famiglie con i passeggini di ritorno dal grande parco cittadino o i turisti attirati in zona dal complesso di templi di Kan'ei-ji, tra i più antichi del Paese.

Il debutto al Costanzi nel 2016 vantò un parterre hollywoodiano con Keira Knightley, Monica Bellucci, Kim Kardashian, papà Francis Coppola. E da allora, la Traviata kolossal continua la sua marcia trionfale, con record di incassi (due milioni e cinquecentomila euro, il più alto del Costanzi) e di consensi: dopo Valencia dove è andata in scena nello scorso anno, e prima di essere ripresa nel prossimo gennaio (dieci recite), tappa  da blockbuster anche qui in Giappone dove il tour milionario è stato sostenuto, oltre che dagli sponsor orientali, dalla vendita dei biglietti.

"Abbiamo scelto Traviata e Manon Lescaut, due tra i titoli più rappresentativi dell’eccellenza del nostro Teatro per un pubblico, come quello giapponese, profondo conoscitore dell’opera italiana e grande amante della nostra cultura - spiega Carlo Fuortes, sovrintendente del lirico capitolino - la nostra  compagnia è molto richiesta all’estero e questa grande tournée in Giappone, che arriva dopo quella di marzo scorso in Oman, è il frutto del lavoro svolto negli ultimi anni sulla qualità artistica delle produzioni. Impegno che ha portato l’Opera di Roma tra le principali istituzioni operistiche a livello internazionale". 

Un'operazione frutto anche della collaborazione con la Nbs del leggendario Sasaki, produttore mecenate, ora scomparso, amico personale delle star mondiali (il maestro Kleiber era spesso suo ospite), fondatore del Tokyo Ballet. E ospitata nel monumentale teatro, il Bunka Kaikan, costruito nel 1961 per celebrare i 500 anni della nascita della capitale orientale, dove si passano il testimone le orchestre della Scala, il Covent Garden, la Chicago o i Berliner, e che dal 9 è occupato con scale monumentali, fioriere, specchi e imponenti lampadari della scenografia firmata dalla star degli Studios Nathan Crowley. 

Ed è proprio nella sede della società Nbs, un tempo casa museo di Sasaki, che dopo la prima si è svolto il ricevimento con le autorità di Tokyo. Festa preceduta da un concerto all'Istituto italiano di cultura (disegnato dall'archistar Gae Aulenti) dove i soprani Erika Beretti, Valentina Varriale, nuovi talenti del progetto Fabbrica del Costanzi, accompagnate al piano da Antonio Pergolizzi in un recital dedicato alla grande musica italiana, hanno rubato i riflettori, all'ora del te, alle star del Bunka Kaikan. 

Un'accurata strategia seduttiva, verso un mercato conteso dalle istituzioni liriche di tutto il mondo, messa in atto con tutto ciò che di più affascinante può offrire il Made in Italy. Musica, interpreti, haute couture, artigianato. E fascino. La protagonista, Francesca Dotto, all'apertura del sipario, è comparsa con i capelli neri poggiati su un décolleté che ha regalato sensualità e voce da brividi. Sui fianchi, pizzi e taffetà ricamati a mano. Con uno strascico di velo plissettato che passo dopo passo l'ha accompagnata lungo la discesa dell'imponente scalinata che dominava il palco: quasi un ponte immaginario  tra due grandi culture. E man mano che Violetta si avvicinava alla platea, l'emozione saliva. Insieme con gli applausi un cesto di fiori, con dalie e gloriose rothschildiane, composte in un elegante ikebana.

Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 15:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA