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Paul McCartney si racconta: «I Beatles, la depressione e quella musica senza i cellulari»

Paul McCartney si racconta: «I Beatles, la depressione e quella musica senza i cellulari»
di Mattia Marzi
5 Minuti di Lettura
Lunedì 19 Luglio 2021, 08:02

Dalla depressione in cui cadde dopo lo scioglimento dei Beatles all'amicizia con John Lennon, passando per i ricordi legati a sua moglie Linda (scomparsa nel 98, a 56 anni, per un cancro al seno), l'infanzia, i gloriosi giorni in studio di registrazione con gli altri Fab 4. Paul McCartney si racconta in McCartney 3, 2, 1, una serie in cui svela i segreti dietro le canzoni dei Beatles e quelle incise come solista. I sei episodi, ciascuno della durata di mezz'ora circa, sono appena arrivati in streaming negli Usa sulla piattaforma Hulu (ma la serie è attesa anche in Italia, forse su Star di Disney+, dove a novembre arriverà anche The Beatles: Get Back, il monumentale documentario di Peter Jackson su Let It Be): l'ex Beatle si lascia intervistare nientemeno che da Rick Rubin, 58enne guru della musica americana, leggendario produttore che ha lanciato fenomeni come i Run DMC e i Beastie Boys, rilanciato vecchi leoni come Johnny Cash, prodotto Linkin Park, Red Hot Chili Peppers, Slayer, Ed Sheeran, fino ad arrivare - incredibile, ma vero - a Gianni Morandi (c'è il suo zampino dietro il singolo L'allegria: a combinare il bizzarro incontro, a distanza, è stato Jovanotti, che da Rubin si fece produrre nel 2017 l'album Oh, vita!), un patrimonio stimato in 250 milioni di dollari.


LE CANZONI
Al centro di tutto ci sono le canzoni, quelle che McCartney ha scritto in oltre sessant'anni di carriera, prima come socio di Lennon nei Beatles e poi come solista: Yesterday, Hey Jude, Let It Be, Live and Let Die, Band on the Run, dire capolavori è dir poco.

Paul McCartney, ricordi dei Beatles

 

«L'ha detto Mozart: Scrivo note che stanno bene assieme. È proprio così, anche per me», sorride lui, forse il più grande melodista che la musica pop-rock abbia mai conosciuto, 79 anni portati benissimo. McCartney è un fiume di aneddoti (alcuni noti, altri no), storie: «Con il tempo sono diventato un fan dei Beatles. All'epoca ero solo un Beatle. Ora che l'intera opera del gruppo è alle spalle, la riascolto e penso: aspetta un attimo, com'è quella linea di basso?», spiega.

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Sono le canzoni stesse a riaccendere i suoi ricordi. Come quando suona Thinking Of Linking, scritta a 16 anni nel 58 dopo essere stato al cinema con George Harrison, prima che i Beatles diventassero i Beatles: «Quando ci rincontrammo anni dopo lo scioglimento dei Beatles prese la chitarra e cominciò a strimpellare questa canzone. Te la ricordi?. Mi brillarono gli occhi», si commuove, nostalgico. Del trauma dello scioglimento parlò già in passato: «Andai in depressione. Non sapevo neppure se avrei continuato a fare musica. Fu Linda a spronarmi: fondai i Wings».

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L'ANATOMIA
Con Rubin, Macca fa l'anatomia delle canzoni della band che più di tutte ha forgiato la storia del pop, soffermandosi sui dettagli e svelando le intuizioni dietro certe scelte. Come quando con George Martin, il produttore considerato la vera mente dei Beatles (è scomparso nel 2016), decisero di inserire una tromba ottavino nella psichedelica Penny Lane: «Vidi alla tv il Concerto di Brandeburgo di Bach. Il giorno dopo andai in studio da George: Sai, c'era questo strano strumento, una tromba con un timbro altissimo. Cos'era?. Parla anche della rivalità con i Beach Boys: «Loro registrarono Pet Sounds, noi rispondemmo con Sgt. Pepper. Quel successo non ce lo aspettavamo, anche perché il disco lo avevamo immaginato come un progetto parallelo ai Beatles».

 


JIMI HENDRIX
Due giorni dopo l'uscita del disco, al Saville Theatre di Londra Jimi Hendrix aprì il suo concerto suonando la canzone che dava il titolo all'album, per dire. Allude anche alla leggenda sulla sua presunta morte, che - così si racconta - spinse i Beatles a cercare un sosia e poi a dire addio ai concerti: «Dopo Sgt. Pepper quello che facevamo in studio era semplicemente non riproducibile dal vivo». E non manca di lanciare frecciatine alle nuove generazioni: «Scrivevamo canzoni memorabili. All'epoca non c'erano registratori portatili e cellulari: quelle canzoni ce le dovevamo ricordare prima di tutto noi». Se 50 anni dopo ne parla ancora, un motivo c'è.
 

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