Patty Pravo, eterna ragazza: Sanremo? Lo guarderò da casa, mi piace soffrire

Patty Pravo (foto Toiati)
di Marco Molendini
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Venerdì 31 Gennaio 2014, 11:58 - Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 11:32

Ci sono ancora delle prime volte per la Lady bionda del pop nazionale. Non è facile, dopo quasi cinquant’anni di carriera decisamente movimentata fin dai primi passi, quando la ragazza del Piper sbucò in un paese musicale ancora abituato alle ragazze che non avevano l'età.

Per esempio, fra una decina di giorni (il 10 febbraio) c'è il suo primo concerto all'Auditorium, che in dodici anni di vita non l'ha mai avuta nel suo ricco carnet di voci. Un vuoto che andava riempito, tanto più ora che è qualche tempo che la signora non si fa sentire nella città dove vive da quando ha cominciato a fare la cantante e la diva: «Ormai mi sento mezza romana, senza dimenticare le mie origini veneziane. Ma Roma è la mia città da tanto tempo, da quando arrivai qui la prima volta, cercando il Piper club di cui avevo sentito parlare a Londra. Ricordo che a quei tempi potevo camminare a piedi scalzi per la città. Era un'altra cosa» ricorda durante la visita che è venuta a farci al Messagero.

I SUCCESSI

Anche nella scaletta del concerto all'Auditorium (occasione per dimostrare pure ai romani che le crisi di panico, che tempo fa l'avevano bloccata, sono lontane) ci sono delle prime volte: per esempio c'è il recupero di Tripoli 69, divertente e rara marcia firmata da Paolo Conte («quando ancora era avvocato e si dava da fare alla Rca», ricorda Nicoletta) e uno dei suoi primi successi, mai cantata dal vivo: «Non mi ricordo di averla mai fatta in concerto» assicura, a conferma di come fra madame Strambelli, 65 anni, quattro matrimoni, più qualche fidanzato, ma nessun figlio, in arte Patty Pravo, detta anche Minaccia bionda («sono stata io a definirmi così ai tempi dei miei soggiorni in Cina») e il suo passato, la pace oggi regni sovrana. In effetti, c'è stato un tempo in cui Patty preferiva non ripetersi e non affondare le mani nel suo ricco e celebrato repertorio (non a caso le statistiche raccontano che abbia venduto 110 milioni di dischi e solo La bambola 40 milioni). Erano gli anni 70 e 80. «Non ho una canzone che preferisco». E non le piace neppure tanto stare a pensare troppo alle numerosissime tappe della sua vita: «Ormai non festeggio più i compleanni, diciamo che non ho il senso del tempo, vado per decenni» dice. E, a conferma dell'assenza di culto della personalità (comune, diciamo la verità, a molte star dello show biz), confessa di non amare neppure di starsi a guardare quando le sue cose passano in tv.

LA CARRIERA

Ma, quando si tratta di fare dei concerti, la cosa è diversa e, allora, ripassare dalla propria storia è obbligatorio, anche perché altrimenti il pubblico se la prenderebbe. Così, all'Auditorium porterà altri pezzi abbandonati da tempo, per esempio Il mio fiore nero, cover incisa da lei nel 70, e un paio di brani della sua fase francese come Col tempo saidi Leo Ferrè e Non andare via di Jacques Brel. Naturalmente assieme ai classici (Pazza idea, Pensiero stupendo, Dimmi che non vuoi morire, ovviamente) e all'ultimo singolo, Non mi interessa, frutto della collaborazione con Ermal Meta della band La fame di Camilla. Poi, fino a primavera inoltrata Nicoletta, resterà ferma: «Sto lavorando al mio nuovo disco, cercando pezzi buoni e non è facile» ammette. Ma, si sa, la ragazza venuta da Venezia ha la testa dura. All'appello finora ha risposto Giuliano Sangiorgi, una sicurezza.

Quanto al duo Vasco Rossi-Gaetano Curreri Nicoletta fra le mani ha ancora calda calda l'ultima arrivata, La luna. Non c'è invece, nel suo orizzonte, nessuno spazio per il Festival di Sanremo: «Non avevo nulla di pronto, ma non ho nulla contro il Festival, anche perché ho cominciato ad andarci per gioco e, poi, mi ci sono trovata invischiata parecchie volte. Però lo guarderò, è un dovere. E se, per caso, quelle sere sarò fuori me lo farò registrare» dice e aggiunge, sorridendo, «a me piace soffrire».

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