A Trevi, Minore e Ricci il 90° Premio Viareggio-Repaci

Domenica 25 Agosto 2019
A Trevi, Minore e Ricci il 90° Premio Viareggio-Repaci
Il Premio Viareggio ha celebrato in modo prestigioso i suoi 90 “pieni di salute” nel corso di una serata ricca di premi e personaggi condotta dallo scrittore Paolo Di Paolo con la partecipazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro che ha definito l’istituzione “un crinale tra storia e innovazione dal potenziale eccezionale per tutta la città”; dell’ Assessore alla Cultura Sandra Mei; della presidente della Giuria Simona Costa convinta che il premio sia fondamentale per l’orientamento e la formazione della lettura degli italiani.

Walter Veltroni ideatore dei Premi Speciali ha intervistato Riccardo Muti, Premio Speciale Viareggio 90; Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, Premio del Presidente; Marco Bellocchio, Premio Internazionale "Viareggio-Versilia".

A Gino Paoli è andato il Premio "Città di Viareggio" e a Eugenio Scalfari il premio giornalistico 2019. Riccardo Muti, salutato da una calorosa standing ovation, è intervenuto con sapida ironia sulla situazione della cultura italiana ricordando che “la tecnologia è nociva se trasforma dilettanti in divi e crea colossi fondati sulla sabbia… turlupinando il pubblico”, rammaricato di come “l’immagine dell’Italia nel mondo sia molto sbiadita”.

Per la sezione Poesia vince Renato Minore, critico letterario del Messaggero con la raccolta “O caro pensiero”, Aragno, che si afferma su Annelisa Alleva, “Caratteri”, Passigli, e Patrizia Valduga, “Belluno. Andantino e grande fuga”, Einaudi. Il premio di poesia più importante del nostro panorama nazionale. suggella una lunga carriera critica e letteraria che ha visto Renato Minore finalista al Premio Strega (1987) e al Premio Campiello (1991) con le sue monografie dei poeti del cuore “Leopardi l’infanzia le città gli amori”, riedito nel 2014, e “Rimbaud” riedito nel 2019, entrambi usciti per Bompiani. Oltre al romanzo “Il dominio del cuore”, Minore è autore di svariati libri di poesia tra cui “Non ne so più di prima” (1984), “Le bugie dei poeti” (1993), “Nella notte impenetrabile” (2002).

La sezione della Narrativa è stata vinta da Emanuele Trevi con “Sogni e favole”, Ponte alle Grazie, che si afferma su Viola Di Grado, “Fuoco al cielo”, La Nave di Teseo e Claudia Durastanti, “La straniera”, La nave di Teseo. Emanuele Trevi è l’autore originale di un romanzo filosofico attraversato da pathos civile straordinario, genere di cui ha dato già prova straordinaria in “Qualcosa di scritto” Ponte alle Grazie, finalista al Premio Strega 2012. Tra gli altri suoi libri: I cani del nulla (Einaudi, 2003), Senza verso. Un’estate a Roma (Laterza, 2004), Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010), Il popolo di legno (Einaudi 2015).

In “Sogni e favole” l’autore narra la mutazione antropologica successiva alla fine del novecento in cui «esseri umani investiti da una vocazione», sconnessi e dissimili fra loro sono diventati oggi, in balia del Web e dei social, “variabili mercantili della celebrità». La straordinaria terna della Saggistica viene vinta da Saverio Ricci, autore di un corposo e affascinante volume su Tommaso Campanella, Salerno editrice affermandosi su intellettuali del calibro e della grandezza di Chiara Frugoni, “Uomini e animali nel Medioevo”, Il Mulino, e Salvatore Silvano Nigro, “La funesta docilità”, Sellerio. Il premio Opera Prima è andato a Giovanna Cristina Vivinetto, autrice di “Dolore minimo”, edito da Interlinea.
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