Cazzullo-Roncone, l'altra faccia di Roma sporcata dalla politica

Domenica 22 Settembre 2019 di Matteo Collura
Roma ha due facce, due storie, due destini. Una è quella che mostra le sue bellezze architettoniche come un'avvenente donna che non invecchia mai, che paziente si lascia invadere da sciami di turisti, che orgogliosa ogni domenica concede al mondo di poter vedere, lassù, affacciato a una finestra, benedicente, il sommo Pontefice, colui che incarna la potenza della Chiesa e garantisce l'immortalità delle anime. L'altra è un subbuglio di vecchie pietre, circondato da periferie inselvaggite che con essa ormai non hanno nulla a che fare. In quest'altra Roma, uomini e donne (politici disonesti, avidi imprenditori, religiosi immorali, aristocratici carnevaleschi, attori da operetta, professionisti senza scrupoli, infidi portaborse, giornalisti al culmine del cinismo) vivono come vermi in un pezzo di formaggio rancido.

LA REALTÀ
In questa seconda Roma hanno deciso di ambientare il loro romanzo (Peccati immortali, Mondadori) Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone, entrambi giornalisti del Corriere della Sera. Un romanzo in cui protagonista assoluta è la realtà, quella italiana di questi nostri giorni. Con nomi e cognomi di coloro che, a diverso titolo, realmente la animano; nomi e cognomi mescolati con quelli usciti dalla fantasia degli autori, proprio perché di un romanzo si tratta, vale a dire di uno di quegli specchi in cui la realtà finisce riflessa, magari un po' deformata, ma più vera del vero.

INSTANT BOOK
E allora ecco Matteo Salvini, appena fatto fuori da un governicchio venuto fuori da un accordo tra il Partito democratico e il Popolo dell'Onestà; ecco Matteo Renzi, il quale ha appena lasciato il Partito democratico per fondare Avanti, un movimento tutto suo; ecco alcuni alti prelati frastornati dall'avvento di un Papa che neanche vorrebbe starci in Vaticano. Sì, c'è tutto quanto sta succedendo propriamente adesso, in questo libro che potremmo definire un instant book, se nelle sue pagine non si cogliesse l'ambizione di voler trasmettere ai lettori il senso di un dramma, non chiaramente percepito, e per questo sottovalutato. Il dramma che sta portando il nostro Paese al disastro. (Di questo argomento, anche se con stile e ragioni diversi, tratta un altro importante libro, appena uscito da Einaudi, Roma 2030 Il destino della capitale nel prossimo futuro, autore il sociologo Domenico De Masi).
IL MARCIO
C'è del marcio in Danimarca, verrebbe da ripetere, letto Peccati immortali. Senonché, a differenza del capolavoro di Shakespeare, nella capitale d'Italia il marciume sarebbe poca cosa, perché, come scrisse Pirandello, su di essa piove fango. E nel romanzo di Cazzullo e Roncone è il Vaticano, la sua chiusa e indecifrabile Curia, ad esserne inzaccherati fino all'inverosimile. Durante un festino erotico, cui partecipano una prostituta dell'Est, un trans, un giovane nero (sulla maglietta la scritta Greenpeace) e un ministro della Repubblica (del Popolo dell'Onestà, uno di quelli che andavano ai comizi a piedi o con la metro), per troppa ed entusiastica partecipazione un cardinale ci lascia la pelle.

IL RICATTO
Un telefonino con registrate alcune immagini dell'orgia, diventa strumento di ricatto. In molti vorrebbero metterci le mani. I più attivi nella ricerca sono un paio di alti prelati che con la vittima condividevano abiezione e disprezzo per ogni azione morale. Qui si sviluppa il racconto che ha per protagonisti e comprimari ex senatori e spioni, relitti umani incapaci di avvertire il minimo senso di decenza; suore costrette a condividere con i loro superiori segreti ripugnanti; feroci mafiosi nigeriani; zingari fieri di esercitare il loro mestiere di ladri, oro massiccio al collo e ai polsi.

LE LEGGI
Un inferno, in cui la caduta in disgrazia di un Papa scomodo per la Chiesa più retriva (per questo viene cercato quel telefonino), sarebbe una delle tante notizie che tengono sveglia l'attenzione di una comunità ormai assuefatta al peggio. Forse Roma oggi non può che esprimere questo, pagine come queste, in cui persino i gabbiani sono sempre più cattivi. Spiega, nel romanzo, un politico di lungo corso: Roma è un grande paravento. Piena di cose che sono a Roma, ma non sono Roma: i Palazzi, il Vaticano. Roma è l'unica grande capitale del mondo in cui la prima fonte di proventi sono le camere affittate in nero, la seconda è la pizza al taglio, la terza droga e mignotte. Roma è una scena teatrale, magnifica e cadente. Quello che conta non è la città; è il potere. E non è finita, perché un altro degno figlio della Capitale, dice di essa: Roma ha due leggi: le attrici sono tutte troie e i politici hanno tutti soldi da parte.

DA FLAIANO A RUGARLI
Sul finire degli Anni Cinquanta del secolo scorso, erano i Flaiano e i Gadda a mettere nero su bianco vizi e vizietti della Capitale. Poi, ricordo, alla fine degli Anni Ottanta venne Giampaolo Rugarli con La troga a raccontarne la demenziale malvagità, specialmente in politica e in economia. Oggi, due giornalisti, credo stufi di assistere a un immutabile teatrino tragicomico, ne hanno ricavato una favola nera, tra il fantasioso e il plausibile. Ben presente, nella loro mente, la massima di un protagonista della prima Repubblica, Rino Formica: La politica è sangue e merda. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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