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Venere, tracce di vita? Trovata fosfina nell'atmosfera del pianeta, forse generata da microbi

Lunedì 14 Settembre 2020 di Enzo Vitale
Venere, tracce di vita? Trovata fosfina nell'atmosfera del pianeta, forse generata da microbi

Cercavamo i "marziani", invece,  potenti telescopi piazzati in CiIe e alle Isole Hawai, potrebbero aver trovato i "venusiani". Naturalmente parliamo di forme di vita elementarissime e, quindi, non illudiamoci: nel nostro Sistema Solare non esistono esseri simili a noi. Quello che comunque è stato rilevato su Venere, o meglio nelle parti alte della sua atmosfera, è davvero un colpo grosso o, a dirla con l'enfasi dei ricercatori, una scoperta eccezionale.  

Gli scienziati hanno trovato che in questi strati sia presente la fosfina, un gas che suggerisce un'ipotesi:  Venere avrebbe la possibilità di ospitare processi fotochimici o geochimici sconosciuti. Insomma una traccia chimica quasi certa di vita microbica. Ma bisognerà attendere le conferme.

L'equipe che ha condotto lo studio comunque ci va con i piedi di piombo e, anche se ritiene che la scoperta sia significativa, ammette che «la conferma della presenza della "vita" richiede un lavoro ulteriore». 
E ancora: «Nonostante le nubi in quota raggiungano una piacevole temperatura di 30 gradi Celsius, sono incredibilmente acide - circa il 90% è acido solforico - e pongono grossi problemi a tutti i microbi che cercano di sopravvivere al loro interno».

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Il presidente della Società Italiana di astrobiologia di Unitus

Raffaele Saladino, docente all'Università della Tuscia e presidente della Società astrobiologica italiana, ci va cauto: «Come sappiamo la fosfina si può produrre in diversi modi e in ogni caso l'eccezionalità della scoperta consiste nel fatto che lassù, su Venere, esiste una fonte di fosforo. Ad ogni modo credo sia necessario un ulteriore approfondimento. Ma visto che sul nostro pianeta esistono forme microbiche in grado di produrre quel tipo di gas -conclude-, mi auguro proprio che ci siano a breve elementi che confortano tale ipotesi e che su Venere avvenga lo stesso processo».


(Il professor Raffaele Saladino, poresidente della Società astrobiologica italiana con sede a Viterbo)

 

Il team di ricerca

Ad effettuare lo studio è stato un team di ricercatori dell'Università di Manchester, del Massachusetts Institute of Technology e dell'Università di Cardiff che sta cercando di capire quale sia la sorgente del gas. Tra le varie ipotesi, quella che prende più consistenza, è che il gas derivi da forme di vita microbiche, fenomeno che avviene anche sul nostro pianeta. La squadra di scienziati è composta da ricercatori del Regno Unito, degli Stati Uniti d'America e del Giappone.
 
 

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I commenti a caldo

«È stato un vero colpo, vedere i primi segnali della presenza di fosfina nello spettro di Venere!», ha esclamato Jane Greaves dell'Università di Cardiff nel Regno Unito, a capo dell'equipe che per prima ha individuato l'impronta della fosfina (detta anche fosfuro di idrogeno) nelle osservazioni del James Clerk Maxwell Telescope (JCMT), gestito dall'Osservatorio dell'Asia orientale, alle Hawaii. La conferma della scoperta ha richiesto l'utilizzo di 45 antenne di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) in Cile, un telescopio più sensibile di cui l'ESO (European Southern Observatory) è partner. 
 

John Brucato dell'Inaf

"Nel lavoro appena pubblicato su  Nature Astronomy - è stato il commento di John Robert Brucato, esobiologo dell'Istituto Nazionale di Astrofisica - i ricercatori hanno osservato nell’atmosfera di Venere la presenza di molecole di fosfina. La fosfina è composta da un atomo di fosforo e tre di idrogeno. Questa molecola ha una sua valenza nella ricerca della vita nello spazio: potrebbe infatti essere l’ “impronta digitale” della presenza di qualche microrganismo che in atmosfera venusiana produce la fosfina come scarto. Nell’atmosfera terrestre la fosfina è tutta prodotta da microrganismi che utilizzano i minerali fosfati e la producono attraverso processi di ossidoriduzione».


(John Robert Brucato dell'Inaf)

Questa molecola, infatti, su  Venere dovrebbe degradarsi e sparire velocemente a causa delle condizioni estreme presenti sul pianeta, come una pressione atmosferica molto alta e temperature di oltre 450 gradi in prossimità del suolo. Il fatto di averla trovata suggerisce che ci possa essere una produzione continua di fosfina. Da dove potrebbe venire? Da microrganismi o da processi abiotici, cioè di tipo geologico o geofisico?

«Ad oggi -risponde ancora Brucato- non si conoscono processi abiotici da cui potrebbe originarsi la fosfina, quindi per questo la scoperta è interessante: è un po’ un campanello d’allarme che può suggerire la presenza di qualche forma di vita nell’atmosfera venusiana, dove la temperatura è sensibilmente minore rispetto al suolo. Inoltre il fosforo è presente sulla Terra e sugli altri pianeti come fosfato, quindi è difficile da essere utilizzato come elemento chimico che poi viene inglobato nei processi biologici. La fosfina rende il fosforo in una forma più reattiva e gli permette, una volta che sia solubilizzato nelle goccioline di acqua  presenti nell’alta atmosfera di Venere, di essere utilizzato in processi biologici. Quindi anche da questo punto di vista la scoperta è decisamente interessante».

Le profetiche parole di Luciano Iess

Del  resto Luciano Iess, l'ingegnere e docente all'Università La Sapienza di Roma, colui che aveva coordinato lo studio sugli anelli di Saturno lo aveva detto chiaro e tondo neppure  due anni fa: «Il pianeta Rosso è di straordinario interesse, soprattutto perchè legato alla presenza certa di acqua nel passato. Ma è invece Venere, per molti aspetti, il pianeta gemello della Terra. Sono stato sempre affascinato dalle cause che hanno fatto sì che due pianeti cosi simili siano evoluti in maniera così differente. Dell’interno di Venere sappiamo ancora molto poco. Se vogliamo capire meglio la formazione ed evoluzione della Terra, dobbiamo cercare su Venere, non su Marte. Ciò che rende interessante il Sistema solare è la diversità dei suoi ambienti, un po’ come succede sulla Terra. E da questo punto di vista, ogni pianeta merita di essere studiato a fondo».

Ecco lo studio pubblicato su Nature Astronomy

enzo.vitale@ilmessaggero.it
 

Ultimo aggiornamento: 20:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA