Harvard, l’astrofisico italiano Pacucci: «Presto vedrete anche il video di un buco nero»

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Enzo Vitale
​Harvard, l’astrofisico italiano Pacucci: «Presto vedrete anche il video di un buco nero»

Dal quasar più brillante dell'Universo allo studio dei buchi neri supermassicci il passo è breve. Fabio Pacucci, giovane e valente astrofisico italiano, nel gennaio di quest'anno è stato tra i protagonisti di una delle scoperte più sensazionali in campo astronomico. Insieme ad un team internazionale ha scovato l'oggetto più brillante mai trovato nell'Universo: un corpo celeste quasi 600 mila miliardi di volte più luminoso del nostro Sole. Cercavano una galassia, hanno trovato un mostro.

Ora lei lavora al BHI (Black Hole Initiative della Harvard University, unico centro al mondo dedicato esclusivamente allo studio dei buchi neri. Ma perché è così importante studiarli?
«I buchi neri hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'intero Universo. Quelli super-massicci, pesanti milioni o miliardi di volte il nostro Sole, possiedono un campo gravitazionale estremamente intenso ed emettono quantità di radiazioni inimmaginabili, tanto da essere osservabili da miliardi di anni luce di distanza. Queste proprietà estreme dei buchi neri li hanno resi fondamentali per dare forma alle galassie, contribuendo in maniera decisiva alla loro evoluzione cosmica. Non a caso, al centro di ogni galassia, compresa la nostra Via Lattea, è presente un buco nero super-massiccio».

Di cosa vi occupate e chi siete al Bhi di Harvard?
«Naturalmente, ci occupiamo di buchi neri. In questo peculiare centro di ricerca, astronomi, fisici, matematici ma anche filosofi collaborano per cercare di risolvere alcuni fra gli enigmi più affascinanti dell'Universo. Si tratta davvero di un esempio notevole di inter-disciplinarità: spesso è possibile risolvere problemi molto complessi solo attaccandoli da prospettive differenti».

Lei, in particolare, di cosa si occupa?
«L'Università di Harvard ha iniziato un'interessante iniziativa social, una pagina Facebook che io dirigo. Pubblica giornalmente notizie, curiosità, video e tanto altro ancora sul fantastico mondo dei buchi neri. È una delle poche iniziative di divulgazione social fatta direttamente da ricercatori attivi nel settore. Riteniamo che sia dovere degli scienziati non solo studiare la natura, ma anche trasmettere le proprie scoperte e la propria passione nel modo più accurato e semplice possibile. I social media, ovviamente, ci permettono di raggiungere tantissime persone».

Il progetto Eht (Event Horizon Telescope) è riuscito a fotografare il buco nero al centro della galassia M87, e si dice che tra un anno sarà disponibile anche un video: ma è vero?
«Il progetto ha realizzato l'impossibile. L'intero team EHT, incluso il direttore che ha l'ufficio di fronte al mio, è al lavoro per stupirci ancora. È possibile che presto ci saranno immagini di nuovi buchi neri, o addirittura un video, ossia una sequenza di immagini che mostra l'evoluzione temporale del disco di accrescimento. Tutto questo è chiaramente segreto e per ora non posso dirvi di più».

Sul web girano tante fake news, lei stesso ne è stato vittima: ci può raccontare in breve cosa le è accaduto?
«La Scienza è fondata anche sullo stupore, la meraviglia. Tuttavia, molto spesso, l'interesse dei media si rivolge agli aspetti sensazionalistici di una scoperta solo per collezionare click. Recentemente ho realizzato un video educativo con TED in cui spiegavo cosa sono e dove si trovano i buchi neri. Fra molte altre informazioni, ho citato il noto fatto che al centro della nostra galassia e di Andromeda sono presenti due buchi neri super-massicci. Poiché è risaputo che fra circa 4 miliardi di anni le due galassie si scontreranno, ho menzionato anche il fatto, noto da tempo, che la Terra potrebbe essere proiettata verso un buco nero durante lo scontro. Tutta la mia spiegazione fu riassunta da un giornale inglese con Apocalisse: scienziato italiano predice che la Terra verrà inghiottita da un buco nero. Ovviamente, questa versione distorce completamente il significato della mia spiegazione. Da allora la notizia è rimbalzata in Brasile, Russia, India e ora è sbarcata anche in Italia. Dopo aver tentato inutilmente di far correggere l'articolo originale, ora reagisco solo con una risata agli ulteriori articoli copiati e incollati che vedo e mi chiedo: quale sarà il prossimo Paese a cadere in errore?»

Perché ha lasciato l'Italia?
«L'Italia è un Paese eccezionale, probabilmente il più bello del mondo, e dimora di scienziati straordinari, anche nel campo dell'Astronomia. Per esempio, ritengo fondamentale per la mia formazione da scienziato la mia esperienza di ricerca alla Scuola Normale Superiore. Nonostante questo, le condizioni in cui versa la ricerca italiana sono sicuramente problematiche: difficoltà nell'accedere a fondi di ricerca, precariato diffuso, complicazioni burocratiche a volte insormontabili. Ritengo anche che la figura dello scienziato sia molto più rispettata e apprezzata negli Usa di quanto non lo sia in Italia. Questi motivi, uniti al mio naturale spirito di avventura, mi hanno spinto a fare le valigie».

È vero che la scoperta del quasar più luminoso dell'Universo avvenne in condizioni singolari?
«Beh, diciamo di sì. Io e Xiaohui Fan, professore di Astronomia in Arizona, avevamo due notti a disposizione al telescopio Keck delle Hawaii. Dovevamo osservare una galassia molto distante, denominata CR7 (chiamata così in onore del giocatore Cristiano Ronaldo, ndr). La prima notte di osservazioni lo strumento che dovevamo adoperare si guastò costringendoci ad abortire l'osservazione. La seconda notte potevamo usare solo uno strumento alternativo, inutile per osservare CR7. Distrutti e sfiduciati, decidemmo di cercare di salvare la nottata e quindi segliemmo di scrutare alcuni quasar, meno interessanti di CR7. E alla fine cosa accade? Scopriamo il quasar più luminoso dell'Universo. Il caso, a volte, aiuta gli audaci (o gli insonni)».
 

Ultimo aggiornamento: 19:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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