Tumori, una donna su tre non fa prevenzione per paura

Giovedì 28 Marzo 2019

Tumore, la paura frena la prevenzione delle donne. E accade soprattutto al Sud e fra chi ha un titolo di studio più basso. L'87% delle donne italiane fra i 30 e i 65 anni si è sottoposta negli ultimi 2-3 anni ad almeno un esame di prevenzione oncologica, ma fra quelle che non lo hanno fatto, nel 34% dei casi è stato per la paura del risultato. È quanto emerge dai risultati di un'indagine di Nomisma per conto dell'Osservatorio Prevenzione e Salute di Unisalute, allo scopo di identificare il ruolo riconosciuto alla prevenzione.

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Se dalla ricerca - che ha coinvolto un campione di 1300 donne rappresentativo della popolazione femminile italiana fra 30 e 65 anni - risulta che una quota alta di donne (87%) crede nella prevenzione oncologica, ancora uno zoccolo duro (13%) non la prende sul serio: se nel 34% dei casi è per paura degli esiti, nel 31% è «per pigrizia», il 24% dice di esserne «imbarazzata», il 21% «pensa di non averne bisogno», il 15% «non ha avuto tempo», all'11% «nessuno lo ha consigliato».

E anche quell'87% è una media italiana, dove esistono grandi differenze geografiche e di cultura: il dato vale infatti il 90% nel Nord-Est e l'83% nel Sud e isole, il 91% fra donne con buona considerazione di sé e 77% per chi ha un titolo di studio basso. Quanto ai diversi tipi di esami di prevenzione, negli ultimi 3 anni il 79% si è sottoposto a mammogafia (ma il 15% non l'ha mai fatta); il 76% si è sottoposto a Pap test (e l'11% mai).

La sede più gettonata per questi esami resta il servizio pubblico (con pagamento del ticket), dove ad esempio viene eseguito l'80% delle mammografie. Resta però il fatto che oltre il 50% di queste pazienti deve aspettare più di due mesi per la visita, mentre l'84% delle donne che si rivolgono al privato fanno l'esame in meno di un mese. Fiammetta Fabris, ad di UniSalute, prima assicurazione sanitaria in Italia per numero di clienti gestiti (circa 8 milioni), sottolinea l'importanza dei percorsi di prevenzione e della collaborazione fra pubblico e privato per ridurre i costi che gravano sul sistema sanitario nazionale.

«Percorsi di prevenzione - afferma - presenti nelle stesse polizze UniSalute, con analisi dei comportamenti per un corretto stile di vita non solo prima della malattia, ma anche nelle fasi di terapia e post terapia, utilizzando anche assistenti domiciliari». La stessa società assicurativa ha affidato la divulgazione dei benefici della prevenzione oncologica presso il grande pubblico dei social a Marco Bianchi, influencer e divulgatore scientifico per la Fondazione Umberto Veronesi, forte di circa 20 milioni di contatti fra Instagram, Twitter e FaceBook.

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