Covid, il matematico Sebastiani: «Frenano i ricoveri in terapia intensiva e i decessi, ecco perché»

La frenata è anche a "livello dei positivi"

Covid, il matematico Sebastiani: «Frenano i ricoveri in terapia intensiva e i decessi, ecco perché»
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Domenica 5 Dicembre 2021, 12:40 - Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 12:18

Il virus in Italia forse non è così circolante. O comunque è meno dannoso. Nell'ultima settimana si osserva infatti, una frenata della crescita negli ingressi nelle terapie intensive e nei decessi: lo rileva il matematico Giovanni Sebastiani, dell'Istituto per le Applicazioni del Calcolo M.Picone, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). «Mentre la curva della percentuale dei positivi ai test molecolari e quella dei positivi totali continuano a crescere in modo di fatto lineare, quella degli ingressi giornalieri in terapia intensiva e quella dei decessi mostrano nell'ultima settimana un trend di frenata della crescita, come messo in evidenza dall'analisi delle differenze percentuali settimanali - rileva Sebastiani - Le ultime due grandezze hanno un'importanza maggiore delle prime due poiché non risentono delle variazioni del numero di test giornalieri e coinvolgono le forme più gravi della malattia».

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Queste ultime, rileva, «si riescono a contenere bene, ma non in modo totale, sia per il valore corrente, grande ma limitato, della copertura vaccinale (75% circa) che per la presenza di altri fattori in soggetti vaccinati, come ad esempio le comorbidità». La frenata, osserva ancora l'esperto, «è comunque confermata anche a livello dei positivi» sulla base del «trend di decrescita, sulla scala di due settimane, del numero di province nelle quali l'incidenza aumentata più del 40% negli ultimi sette giorni rispetto ai sette giorni precedenti».

C'è una tendenza alla frenata della crescita, se non alla decrescita, dei ricoveri in Friuli Venezia Giulia e nella provincia autonoma di Bolzano, che potrebbero quindi evitare l'ingresso in zona arancione, mentre nel Lazio si osserva un appiattimento delle curve dei ricoveri, dicono le analisi di Sebastiani, basate sui dati epidemiologici della Protezione civile e su quelli sull'occupazione negli ospedali forniti dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas).

 

LE CURVE - Nel Lazio, negli ultimi 3-5 giorni mostrano un appiattimento entrambe le curve dei ricoveri: all'11% circa e al 10% circa rispettivamente nei reparti ordinari e di terapia intensiva. Questo, osserva Sebastiani, «probabilmente permetterà a questa regione di evitare nell'immediato futuro l'ingresso in zona gialla. L'attenzione deve comunque alta, visti i rapidi cambiamenti, come quello accaduto di recente alla Calabria». Segnali di cambiamento nel Friuli Venezia Giulia, attualmente in zona gialla, con una frenata della crescita delle occupazioni nei reparti ordinari (al 22% circa) e la seppur debole diminuzione di quelle in terapia intensiva (al 14% circa). «Non sembra quindi - dice il matematico - che questa regione si stia avviando verso la zona arancione». La situazione è simile nella provincia autonoma di Bolzano, dove negli ultimi tre giorni la cui curva dei reparti ordinari mostra segni di frenata della crescita. Attualmente i ricoveri sono al 19% circa e al 13% circa rispettivamente nei reparti ordinari e in quelli di terapia intensiva. Da monitorare, infine, la provincia autonoma di Trento, nella quale l'occupazione dei reparti ordinari è al 10% circa e al 9% in quelli di terapia intensiva, con trend di crescita di entrambe le curve, seppure lenta. 

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ZONE GIALLE - La Calabria è attualmente la regione più vicina alla zona gialla per via dei valori relativi ai ricoveri nei reparti ordinari e nelle terapie intensive, mentre Lombardia, Marche, Veneto e Liguria potrebbero raggiungere valori da zona gialla nelle prossime settimane. «La Calabria ha superato la soglia del 10% delle terapie intensive (è all'11% circa) con trend di crescita, mentre è al 14,5% per i reparti ordinari, dove da 9 giorni subisce un'improvvisa crescita lineare con tasso di aumento pari a circa 0,39% al giorno», sottolinea ancora Sebastiani.

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