Maturità 2022, tornano gli scritti: studenti sul piede di guerra. Venerdì 4 febbraio il corteo a Roma

Gli studenti non hanno preso bene il ritorno alle due prove scritte e scendono in piazza. L'appuntamento per tutti i licei è il 4 febbraio: partenza Piramide destinazione Miur. «Basta giocare sulla nostra pelle»

Maturità 2022, studenti sul piede di guerra: venerdì 4 febbraio il corteo a Roma
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Giovedì 3 Febbraio 2022, 11:07 - Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio, 10:39

Domani a Roma alle ore 10 i licei si sono dati appuntamento a Piramide, per manifestare contro il "nuovo" formato dell'esame di Maturità, direzione Miur. Due scritti (tema e prova d'indirizzo) più orale: il 22 giugno 2022 partirà l'esame di Stato per la Maturità con queste nuove regole, e scoppia la polemica. Alla fine il Ministero ha deciso lo svolgimento dell’esame di Stato per la scuola secondaria: tornano le prove scritte, e gli studenti non ci stanno. Il motivo per cui i liceandi non hanno preso bene questa nuova versione dell'esame è evidente: dopo 2 anni di esame svolto solamente orale, quest'anno si torna alle origini, sempre con commissione composta dai propri prof. E, dopo che molti licei hanno annunciato una mobilitazione nazionale il 4 febbraio, tantissimi altri approfittano intanto dei social network per indirizzare commenti non proprio soft contro il nuovo esame e soprattutto contro il ministro Bianchi, artefice dei cambiamenti della Maturità 2022. Il grido è comune: non è giusto che il ministro non tenga conto di questi ultimi 3 anni passati in maggioranza in Dad. 

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«Il ministro Bianchi, come se nulla fosse, ha annunciato il ritorno degli scritti all'esame di maturità 2022, di cui una prova di italiano e la seconda prova sulla materia d'indirizzo. Non solo il Ministro non si è degnato di ascoltare le richieste delle migliaia di studenti in protesta da mesi per un rientro in sicurezza e per una scuola diversa, ma ora vuole mettere in crisi anche migliaia di maturandi in tutta Italia. Noi non ci stiamo. Per l'ennesima volta torneremo a bussare alle porte del vostro Ministero dell'Istruzione blindato e lo faremo con la rabbia e la determinazione che ci contraddistingue». Con queste parole gli esponenti del movimento studentesco romano La Lupa lanciano l'appuntamento per manifestare.  Gli studenti sembrano irremomovibili: «Riempiremo le strade e le piazze di tutte le città di questo paese fino a che il ministero non tornerà sui suoi passi». L'accusa che i maturandi fanno alle istituzioni è quella di «incasellarci in dei numeri, piuttosto che accompagnarci in un percorso di apprendimento. Siete stati sordi alle nostre richieste dall’inizio dell’anno - continua la Rete ricordando le occupazioni e i cortei che hanno caratterizzato l'autunno caldo della Capitale -, ci avete riconsegnato una scuola piena di incertezze, volete che affrontiamo la maturità come se non avessi passato i due anni peggiori della nostra vita. Questa volta, però, non faremo un passo indietro». Viene lanciata così una mobilitazione nazionale fissata venerdì 4 febbraio a Roma, con scuole invitate a scioperi e sit-in in ogni quartiere ma soprattutto a partecipare al corteo che partirà alle 10 da Piramide per dirigersi al Miur.

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La manifestazione, ecco il motivo

La battaglia è annunciata: «Saremo sotto al Ministero dell’Istruzione e nelle piazze del Paese», dice Tommaso Biancuzzi della Rete degli studenti medi: «Abbiamo aspettato fin troppo: servivano certezze per gli studenti e non patiboli. L’esame così rischia di essere una condanna per tutti noi. Vogliamo un esame senza scritti e con una tesina che ci permetta di elaborare, studiare e collegare quello che abbiamo imparato in questi anni. Basta giocare sulla nostra pelle». La decisione del Ministro Bianchi è un po' una doccia gelata, fanno capire dalla Rete: «Ci si stava preparando ad una maturità più 'soft' - aggiunge Soffientini - e anche per i docenti potrebbe rappresentare una difficoltà ricalibrare il programma da qui a giugno date le nuove disposizioni».

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La polemica social

«Non accetteremo in piazza le organizzazioni studentesche filo-governative che sono rimaste immobili di fronte alle manganellate e alla repressione enorme che abbiamo subito - sottolineano - e invitiamo tutte le studentesse e gli studenti di Roma ad organizzarsi con noi. È tempo di riscatto!».

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I presidi

Ieri gli studenti, oggi i presidi. L'Associazione Nazionale Presidi (Anp), chiede a Bianchi di «ripensarci» e senza indugi di eliminarla. Dal Coordinamento dei presidenti del Consiglio di istituto di Roma e del Lazio viene bollata come «l'ingiusta maturità», perché alla normalità, concetto espresso in più occasioni dal ministro, «si ritorna con i fatti quelli concreti, non a parole mettendo sulla carta un esame di maturità che è una beffa». Un plauso viene invece da Italia Viva: Gabriele Toccafondi e Daniela Sbrollini, capigruppo in Commissione Cultura alla Camera e al Senato hanno espresso «soddisfazione» per «la decisione di lasciare spazio alle singole scuole e ai consigli di classe». Il fatto che la seconda prova venga elaborata direttamente dalla singole commissioni d'esame, per il ministero, consente «una maggiore aderenza a quanto effettivamente svolto dalla classe» e tiene conto «del percorso svolto dagli studenti in questi anni caratterizzati dalla pandemia». E proprio perché c'è stata la pandemia per il presidente di Anp Antonello Giannelli «il ritorno alla normalità deve essere graduale» visto che i ragazzi che quest'anno sosterranno gli esami «si sono fatti tutto il triennio» con le conseguenze derivanti dall'epidemia ovvero tanta Dad. Per Giannelli «sarebbe bastata una prova scritta e il colloquio anche strutturato con la tesina come si è fatto negli ultimi anni». Questo, a suo dire, sarebbe stato in linea con il passato e al tempo stesso avrebbe rimarcato anche il ritorno alla normalità. «Il salto dall'anno scorso a quest'anno - osserva - è troppo marcato e ha anche preso di sorpresa tutti i ragazzi e le scuole» perché nessuno si aspetta di dover affrontare due prove. Altro aspetto sottolineato dall'Anp è il carattere non nazionale della seconda prova, come di solito avviene alla maturità, «le discrepanze tra le varie classi aumenteranno» e ricorda che l'unico esempio di prova non nazionale nel passato è stata la cosiddetta 'terza prova« subissata di critiche e poi eliminata. I presidi, e gli studenti, sperano che in sede di parere delle Commissioni Parlamentari possa esserci «un ripensamento da parte del ministro»

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