ROMA

Roma, tbc al Fatebenefratelli: 3 indagati

Venerdì 31 Gennaio 2020 di Adelaide Pierucci

I primi ad ammalarsi sono stati un addetto della squadra antincendio e un dipendente amministrativo, e a ruota medici e ausiliari, infermieri, radiologi e tecnici di laboratorio. Poi l’anno successivo è toccato a un radioterapista, a un medico anatomopatologo, un urologo, una impiegata addetta alla registrazione delle nascite e persino un ex impiegato della banca interna. L’epidemia è stata esclusa dalla procura, ma il rischio è stato alto. In poco più di due anni, tra marzo 2017 e maggio 2019, all’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina sono stati 29 i contagi da Tbc registrati, e tutti tra il personale, con un boom tra medici e infermieri. Probabilmente vittime di una prima trasmissione scatenata da uno o più pazienti. Casi che non sempre si sono concretizzati nella fase di malattia conclamata, ma che comunque hanno scatenato allarme. Il motivo del propagarsi della malattia, a singhiozzo e in più reparti, è stato ora interpretato a piazzale Clodio. La colpa primaria, hanno stabilito il pm Maria Bice Barborini e l’aggiunto Nunzia D’Elia «la mancanza di prevenzione delle norme sugli infortuni sul lavoro». Esami non effettuati in tempi record, ed in particolare «una identificazione tardiva e il conseguente slittamento nell’adozione di misure di preventive e protettive». A doverne rispondere, per il reato di lesioni colpose, ora saranno il legale rappresentate pro tempore del Fatebenefratelli e due medici addetti al settore della prevenzione. La chiusura indagini è stata notificata nei giorni scorsi.

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Un caso risolto, ma che ha destato preoccupazione tra il personale. I primi contagi risalgono alla primavera 2017. A fine anno se ne conteranno 13. Stesso numero nel 2018. Fino all’anno scorso, ancora altri 4 casi. L’ultimo di maggio. Per accertare l’origine e il propagarsi dell’infezione i magistrati avevano disposto una consulenza mirata a verificare se la malattia fosse stata causata dallo stesso batterio e per di più non arginato dal vertice aziendale con precauzioni specifiche. Il perito, invece, ha individuato più ceppi. «Il nosocomio prende atto della contestazione rivolta ad alcuni dirigenti - ha commentato l’avvocato Gaetano Scalise in rappresentanza dell’ospedale - e ribadisce che nessun focolaio epidemico è mai esistito e che i casi di Tbc degli ultimi tre anni sono scollegati tra loro ed in linea con la media delle infezioni Tbc delle strutture del Lazio». 

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