Malato di Tbc, paura a scuola: «Qui nessuno ci ha avvisato»

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Raffaella Troili
Malato di Tbc, paura a scuola: «Qui nessuno ci ha avvisato»

La notizia di un compagno ricoverato perché affetto da Tbc è cominciata a circolare prima della comunicazione ufficiale. Sulle chat dei genitori, tra i ragazzi, «sai papà che c'è uno studente di prima che ha la tubercolosi?», provocando una psicosi collettiva, l'effetto contrario di una comunicazione ufficiale che è arrivata ieri sul sito della scuola, una volta ricevuta la notizia certa da parte della Asl Rm2. L'allarme Tbc è scattato in un istituto di via Sibari a Porta Metronia, la scuola media Pascoli che fa parte dell'Istituto comprensivo Alessandro Manzoni.
A quel punto, sommersa da telefonate e richieste, solo ieri la dirigente scolastica ha pubblicato sul sito della scuola un tempo frequentata da Francesco Totti la notizia: il ragazzino «sottoposto alle dovute cure non è più contagioso. I medici incaricati ci hanno riferito che solo coloro che sono stati a contatto diretto e continuato (compagni di classe e docenti per un lasso di tempo di minimo 6 ore a settimana) con il caso in questione sono a rischio di contagio e dovranno sottoporsi al controllo e protocollo sanitario previsto».
LA COMUNICAZIONE
«Coloro che non hanno ricevuto alcuna comunicazione - continua la nota - non sono ritenuti a rischio di contagio» e «pertanto si rassicura l'utenza a mantenere un atteggiamento ragionevole e controllato, evitando allarmismi ingiustificati, destabilizzanti e poco risolutivi». Questo messaggio non ha minimamente frenato le richieste di maggiori dettagli. «Ma chi ha incontrato il ragazzino in corridoio? In bagno, a mensa? E chi lo vede a pallavolo o chessò a catechismo? Non è giusto non dirci nulla». Domande lecite, di genitori preoccupati. «Non siamo stati avvisati per tempo - protesta chi ha i figli nelle altre classi - il bambino sta male dai primi di dicembre». A quanto pare il medico di base vedendo che la febbre non si abbassava sospettando una tbc ha avvisato la Asl, che a sua volta ha avvertito la scuola. L'istituto a sua volta ha allertato i compagni e le loro famiglie. «Sappiamo che il focolaio non è più attivo, che il ragazzo non è più contagioso, ma siamo allarmati». In realtà come da procedura sono stati avvertiti per prima familiari e compagni di classe, per poi eventualmente allargare il cerchio.
LA PROCEDURA
Spiegano dalla Asl Rm2 che «lo Spallanzani fa la diagnosi a quel punto parte il sistema di sorveglianza delle Asl presso le scuole nel giro di pochi giorni». Il prossimo 4 febbraio è fissato l'incontro a scuola con i genitori e gli operatori dell'istituto: medici e infettivologo daranno tutte le informazioni in merito a eventuali terapie antibiotiche.
LO SCREENING
«Partirà uno screening inizialmente sulla classe, poi coinvolgerà tutti coloro che sono entrati in contatto con il ragazzino, bidelli, insegnanti, compagni di sport... Sicuramente il contagio non avviene sui corridoi o all'aperto». Ma le famiglie stentano a rasserenarsi: «Noi, solo avvisati, intanto anche la sorella che sta in terza media, manca da un mese, quindi il problema coinvolge due classi. Nelle chat da oltre un mese c'è agitazione tra i genitori, la voce circolava, potevamo essere informati prima, ce lo hanno detto i bambini tornando a casa. Allora siamo andati a protestare». Ieri è comparsa la comunicazione ufficiale.
 

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