«Se esco mi sposi?». L’ultimo sogno del sindaco eroe

Sabato 22 Giugno 2019 di Alessia Marani Chiara Rai
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«Se esco mi sposi?». L’ultimo sogno del sindaco eroe

L’ha cercata fino all’ultimo istante, ha chiesto di lei continuamente prima di addormentarsi per sempre nel coma indotto dai medici per lenire le sofferenze. Pensava di risvegliarsi il sindaco eroe di Rocca di Papa, Emanuele Crestini, e come nel sogno più bello di sposare la sua dolce compagna da sette anni, Veronica Cetroni, ventottenne commercialista dei Castelli Romani. Invece, a tre anni esatti dall’incoronazione come primo cittadino di Rocca di Papa, la sera di giovedì, la sua vita si è spenta improvvisamente.

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Lunedì avrebbe compiuto 47 anni. «Emanuele aveva inalato troppo fumo tossico nei suoi polmoni perché invece di scappare via era risalito sopra ai piani più alti per dire a tutti di uscire e mettersi in salvo - racconta Veronica, lunghi capelli chiari, gli occhi grandi lucidi per le lacrime - lui era fatto così, pensava sempre agli altri, buono e generoso. Sulla barella d’ospedale mi ha chiesto di sposarlo».

Emanuele era convinto di farcela?
«Sì assolutamente e così tutti noi a Rocca di Papa. Quella maledetta mattina è stato lui a chiamarmi al telefono. “Sono al policlinico di Tor Vergata, corri”, mi diceva. Stavo lavorando in studio, all’Eur, sono salita in macchina e ho attraversato mezza città col cuore in gola. Tutti mi bombardavano di chiamate e mentre andavo realizzavo che c’era stata l’esplosione, il Comune sventrato, i feriti. Ma Emanuele lo avevo sentito al telefono, non pensavo fosse così grave. E con lui ci ho parlato, con i medici e le infermiere scherzava, si è voluto fare anche dei selfie con loro. Lui era sempre allegro, non si arrabbiava mai, mai cupo, pensava sempre al meglio».

Che cosa le ha detto a Tor Vergata?
«Appena arrivata, mi è passato davanti su una barella. Mi ha stretto la mano e mi ha chiesto: “Quando esco di qua, mi vuoi sposare?” e io, naturalmente, gli ho risposto “sì amore”». 

Invece?
«Invece, le sue condizioni sono precipitate. L’ho rivisto e ci ho parlato anche quando è stato trasferito nel reparto Grandi Ustionati del Sant’Eugenio. Quell’ospedale è un labirinto, senza indicazioni, avevo sbagliato palazzina e lui mi telefonava di continuo: “Dove sei?”, “sto arrivando”, gli rispondevo. Abbiamo passato tutti questi giorni, con i familiari e gli amici, lì fuori ad aspettare che si risvegliasse. Il grado delle ustioni era sceso al secondo, e questo ci faceva ben sperare. Ma aveva respirato troppo fumo e i polmoni, alla fine, non hanno retto».
Ora il suo Emanuele è il sindaco eroe che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella descrive come «esempio di coraggio, di altruismo e di generosità nei confronti dei concittadini».

Com’era il sindaco Crestini al di fuori dell’attività politica?
«Come era premuroso con gli altri lo era anche con me. Adorava i motori e i rally, passione ereditata dal papà che era rimasto cieco quando lui era ancora piccolo. Ma poi passava la domenica a curare il grande orto nel terreno di casa, diceva che avrebbe voluto fare anche il contadino. Adorava le rose che coltivava con attenzione e ogni mattina, insieme con la colazione, me ne portava una». 

Quando vi siete conosciuti?
«Sette anni fa. Lui aveva il bar Roma nella piazza centrale di Frascati, io ero una cliente. E piano piano è nata una simpatia».

Il giorno prima dell’esplosione, domenica 9 giugno, Crestini era al centro equestre, credeva molto nel progetto di riportare l’equitazione a Rocca di Papa al livello degli anni ‘60 quando cavallerizzi d’eccezione erano gli Agnelli e persino i Rockefeller...
«Era solo uno dei tanti progetti che aveva in mente. Soprattutto lui aveva sempre un’idea per fare beneficenza. Tempo fa aveva riunito al ristorante di famiglia, la Foresta, un’istituzione ai Castelli, tutti gli amici e tutti i personaggi che conosceva per aiutare un’associazione a raccogliere fondi da destinare all’acquisto delle medicine, ma anche dei giocattoli, dei quaderni per la scuola, necessari alle famiglie che non riuscivano ad arrivare a fine mese. Emanuele era così, sempre in prima linea, come quella mattina quando non ha esitato a rientrare in Comune offrendo la sua vita per gli altri».

Una favola spezzata...
«Una favola che resta nei cuori di chi lo ha amato. Ora però ci sarà l’autopsia, poi il funerale. Dovevamo festeggiare, invece...».

Ultimo aggiornamento: 18:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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