Studentessa americana violentata, indagato un gambiano. Ma non è più a Roma

Identificato grazie al numero di telefono: lo aveva scambiato con la studentessa

Studentessa americana violentata, indagato un gambiano. Ma non è più a Roma
di Valentina Errante
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 00:20 - Ultimo aggiornamento: 00:38

Quando gli agenti di polizia si sono presentati nell’appartamento in via Simone Ghini, nel quartiere Giardinetti, a Roma, Mike, era scomparso, non abitava più lì. Erano trascorsi alcuni giorni dalla presunta violenza sessuale e la perquisizione non ha fornito elementi utili per rintracciarlo. Sparito nel nulla. Il giovane gambiano, accusato di abusi su una diciannovenne americana, studente della John Cabot University, non aveva lasciato tracce. 
E, dopo più di due mesi, il ventisettenne continua ad essere irrintracciabile. A fornire l’indirizzo esatto dell’uomo è stata la stessa studentessa, che dopo due giorni di torpore ha iniziato a ricordare quanto accaduto nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 ottobre. La serata con le amiche al locale “Alibi” di Testaccio, loro che vanno via in taxi, lei che decide di rimanere ancora un po’. Si siede su un marciapiede, quindi l’incontro con quel ragazzo, un altro locale e il drink, offerto dal giovane appena conosciuto. Poi il buio. Quindi il risveglio in quella casa, la discussione accesa e il furto dei gioielli. E il presunto stupratore che alla fine chiama il taxi. Agli agenti la ragazza ha anche fornito un numero di cellulare di Mike. Ed è proprio attraverso quel numero che gli agenti lo hanno identificato. Agli atti, al momento, c’è soltanto la denuncia della studentessa, che intanto è tornata negli Usa, e il referto del medico dell’università americana e dell’ospedale Santo Spirito. Nei confronti dell’uomo, non è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare, ma è indagato per violenza sessuale e rapina e gli agenti del commissariato Trastevere continuano a cercarlo. «Fortemente indiziato di delitto». 

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Le indagini

Ma gli inquirenti non sono neppure certi che l’uomo di 27 anni al quale era intestato quel cellulare, fornito dalla giovane vittima, sia effettivamente il ragazzo che la studentessa ha incontrato nel locale di Testaccio e che le ha offerto da bere. Per poi portarla a casa sua. Il telefono, attraverso il quale è avvenuta l’identificazione del presunto stupratore, potrebbe anche essere stato intestato a un amico dell’indagato. Lo stanno comunque cercando, per sentire la sua versione. Le indagini, coordinate dal pm Eleonora Fini, sono ancora in corso. Anche se alcuni dettagli devono essere chiariti, come quello del taxi, che lo stesso violentatore avrebbe chiamato, fornendo così elementi concreti a suo carico.


Il sospetto

Il sospetto degli investigatori, adombrato dalla stessa vittima nella denuncia, è che l’uomo possa avere versato nel drink, che aveva offerto alla vittima la sera del 15 ottobre, il Ghb, la cosiddetta droga dello stupro, ovvero una sostanza chimica insapore e inodore che provoca una totale perdita del senso di realtà. Uno stupefacente utilizzato già in altri casi di violenze sessuali. La studentessa americana ha infatti riferito agli agenti del commissariato Trastevere di essersi seduta su un marciapiede «Lui, però, mi ha chiesto di andare in un altro club poco più avanti rispetto all’Alibi. In quel momento, ero abbastanza lucida...sembrava essere un frequentatore abituale per come veniva trattato. Poi, mi sembra, ma non ne sono così certa, un paio di ragazze inglesi si sono avvicinate a me e mi hanno detto stai attenta, stai attenta. Non ho più altri ricordi di quella serata». Ha raccontato di essersi svegliata la mattina dopo in una stanza buia. «In quel momento non ho fatto nulla ero terrorizzata, lui era nel letto con me. Ho detto voglio chiamare il taxi e andare via. Lui mi ha bloccato la chiamata, mi ha preso i vestiti e mi ha ributtato nel letto. L’ho supplicato e a quel punto ha ceduto. Ho richiamato e sono venuti a prendermi». La giornata di sabato e quella successiva la ragazza le trascorre in uno stato di torpore. Solo il lunedì pomeriggio va dal medico e poi all’ospedale Santo Spirito. Infine decide di rivolgersi alla polizia. Ma è troppo tardi e gli agenti, nell’appartamento, non trovano Mike. 
 

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