Roma e Cosap, giallo sui tavolini: «Non va pagata, anzi sì»

Roma, Cosap, giallo sulla tassa dei tavolini: «Non va pagata, anzi sì»
di Fabio Rossi
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Sabato 6 Marzo 2021, 07:46 - Ultimo aggiornamento: 07:54

La Cosap non si paga, anzi sì. La sorpresa, amara, è arrivata ad alcuni commercianti romani che, nelle ultime settimane, si sono rivolti ai Municipi per le pratiche di ampliamento degli spazi esterni dei loro esercizi: per tavolini, gazebo o altro. Risulta non pagata la seconda rata del 2020, quella relativa ai mesi di aprile, maggio e giugno, quando era già scattato il lockdown. E così, per proseguire l'iter per le nuove occupazioni di suolo pubblico - e per evitare brutte sorprese in futuro, a partire dalle cartelle esattoriali - gli operatori hanno saldato un'imposta che credevano fosse stata temporaneamente cancellata, pagando alcune centinaia di euro in un momento già molto difficile per il settore.

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LO STOP


Facciamo un passo indietro: la scorsa primavera - con l'Italia appena investita dalla pandemia di Covid-19 e gli esercizi commerciali chiusi per le norme di contenimento dei contagi - il Campidoglio annunciava ufficialmente, il 28 marzo, l'approvazione di una memoria di giunta che prevedeva lo stop alle «rate residuali del canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap), relativamente all'annualità 2020», insieme alla rata di Cip, l'imposta che riguarda la pubblicità. Una sospensione poi prorogata anche ai primi mesi di quest'anno - «non solo per i ristoranti e bar ma anche per i mercati rionali», come annunciato da Virginia Raggi - con la prospettiva di andare avanti fino a quando non sarà cessata l'emergenza sanitaria. Tanto che, seppur con fatica, al Comune di Roma sono arrivati anche i contributi da parte del Governo, per i mancati introiti da Cosap: circa 13,6 milioni di euro, che si aggiungono ai 19,3 milioni per il contributo di soggiorno e ai 9,3 milioni come «ristoro delle mancate entrate Imu», nell'ambito di trasferimenti straordinari per un totale di 228 milioni, destinati a fronteggiare la crisi finanziaria dovuta al Covid.

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LA BEFFA


E invece, un anno dopo, alcuni commercianti si trovano con gli uffici che contestano una bolletta Cosap non pagata, per «occupazione permanente di qualsiasi natura di suolo pubblico». Una bolletta peraltro scaduta il 30 aprile dello scorso anno, quando il provvedimento dell'amministrazione capitolina era stato già adottato, che nessun commerciante pensava di dover mai saldare. «È una vicenda assurda, visto che l'imposta era stata subito cancellata per tutto il periodo di emergenza per il coronavirus - sottolinea Claudio Pica, leader romano di Fiepet-Confesercenti - Chiediamo alla sindaca, all'assessore al bilancio Gianni Lemmetti e all'assessore al commercio Andrea Coia di intervenire immediatamente per risolvere la situazione e far recuperare i soldi a chi ha pagato somme non dovute».

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LE VERIFICHE


Per il Campidoglio, però, si tratta di un errore materiale. «Per legge nazionale e per le deliberazioni del consiglio comunale, gli operatori sono esentati dalla Cosap fino al 31 marzo 2021», fanno notare da Palazzo Senatorio. Secondo l'amministrazione capitolina, quindi, si tratterebbe di alcuni errori materiali che vanno segnalati ai Municipi che emettono i bollettini di pagamento. Il Comune farà le dovute verifiche, per assicurarsi che il problema non si estenda ulteriormente e, soprattutto, non si materializzi fra qualche tempo sotto forma di cartelle esattoriali a danno di ignari commercianti. «Le coperture del Governo per le mancate entrate del Comune sono arrivate tardi - spiegano dall'assessorato alle Attività produttive - Ma l'esenzione dalla Cosap è totale, e vale anche per gli ambulanti».

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