Roma, dimesso dall'ospedale, Angelo muore in auto mentre torna a casa. La famiglia: «Perché è uscito?»

Roma, dimesso dall'ospedale, Angelo muore in auto mentre torna a casa. La famiglia: «Perché è uscito?»
di Alessia Marani
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Mercoledì 29 Settembre 2021, 06:53 - Ultimo aggiornamento: 18:01

Viene dimesso dal pronto soccorso dell'ospedale San Camillo dove era arrivato la mattina in ambulanza a seguito di una caduta, ma non fa nemmeno in tempo a rientrare in casa che, dopo una decina di minuti, smette di respirare tra le braccia della sorella, in auto. Il dramma è avvenuto venerdì pomeriggio in via Porzio, al Trullo. Angelino Preciutti, 65 anni, elettrauto in pensione, è morto sotto l'abitazione che divideva con l'anziana madre e un'altra sorella dopo la scomparsa della moglie. A nulla sono valsi i disperati tentativi del personale del 118 per rianimarlo, non è rimasto che constatarne il decesso, annotato, come spiegano i familiari, alle 18.45.

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«Già durante il breve tragitto - racconta la sorella Nadia, che non si dà pace - mio fratello stava molto male. Quando me lo hanno riconsegnato al pronto soccorso aveva le labbra bianche e disidratate, il fiato corto. Ma pensavo che fosse dovuto alla costola incrinata di cui mi aveva parlato al telefono la dottoressa che lo ha dimesso. Invece a ogni buca era un sussulto. Nel breve viaggio da Monteverde più volte mi sono dovuta fermare e Angelino, che odiava gli ospedali, questa volta mi chiedeva: perché mi hanno fatto uscire?».


I SINTOMI
Le condizioni fisiche di Angelino, a dire il vero, erano provate da tempo. Da sei anni combatteva la sua guerra contro una mastocitosi che lo aveva debilitato. «Una battaglia che portava avanti con dignità seguendo le terapie - spiega ancora Nadia, 56 anni - ma venerdì mattina è caduto mentre si toglieva le scarpe e abbiamo chiamato l'ambulanza. Erano le 9 e alle 11 ancora non si sapeva dove lo avessero portato. Quando arrivo al San Camillo mi dicono che è inutile aspettare lì, che saremmo stati chiamati. Al telefono una dottoressa mi ha detto, più tardi, che mio fratello aveva una costola incrinata e che avrebbe avuto bisogno solo di stare a riposo, quindi di andare a prenderlo. Secondo lei Angelino era trascurato, in realtà stava male. Alle 17,30 è stato dimesso», racconta ancora Nadia. La donna ha subito lo choc di vedere il fratello morirle tra le braccia, nella sua auto. «Arrivati sotto casa, Angelino non riusciva più a respirare. Ho chiamato i soccorsi ma aveva già sbarrato gli occhi. Gli infermieri hanno tentato a lungo di riportarlo in vita ma è stato inutile. Ecco, adesso c'è quella domanda di Angelino che mi rimbomba nella testa: Perché mi hanno fatto uscire?». Un destino crudele: proprio lì su via Porzio, un'altra sorella dei Preciutti morì investita da una macchina a soli 10 anni. Ora i familiari del 65enne stanno valutando se agire per vie legali. «Ma quello che più ci interessa - affermano - è che questo dramma non si ripeta ad altri. Che prima di mandare qualcuno a casa da un luogo a cui ci si era affidati per le cure, si adottino tutte le cautele, senza scaricare le responsabilità sulle famiglie». Anche in ospedale la notizia della morte dell'anziano ha lasciato di stucco: Preciutti sarebbe stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso e nulla, secondo i sanitari, avrebbe lasciato presagire l'imminente decesso.

 

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