Roma, boutique del falso in un appartamento: trovati oltre 600 articoli contraffatti, denunciata una 47enne

Roma, boutique del falso in un appartamento: trovati oltre 600 articoli contraffatti, denunciata una 47enne
di Veronica Cursi e Alessia Marani
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Venerdì 16 Luglio 2021, 07:20 - Ultimo aggiornamento: 08:34

Il diavolo veste Prada, anche se taroccato. Irresistibile la smania di possedere una Gucci, una Fendi, una Hermès, Chanel, Bottega Veneta o Balenciaga. Se poi al prezzo di una se ne possono avere tre, quattro, cinque, di borse, di modelli e colori differenti, allora non è più una tentazione ma un visibilio. Nemmeno se non sono autentiche (o semplicemente si ha il sospetto e allora meglio non farsi tante domande per non perdere l'occasione), ma figlie della fabbrica del falso che macina introiti milionari giorno dopo giorno, a danno del Fisco e delle aziende del lusso che fatturano e operano regolarmente. Le Fiamme Gialle del comando provinciale di Roma hanno scoperto una boutique del falso in un appartamento tra Corso Francia e Collina Fleming a Roma Nord, zona di facoltosi professionisti e personaggi del mondo dello spettacolo: oltre 600 gli articoli tra borse, cinture e portafogli con marchi contraffatti stipati in scaffali e cassetti da una romana di 47 anni, Federica Rossetti, denunciata dai militari del 3° nucleo metropolitano per la vendita del falso, ricettazione e per evasione fiscale. Il volume d'affari è stato quantificato, stando alle indagini, in circa 850.000 euro. Ma l'inchiesta è ancora in corso. Durante la perquisizione, i finanzieri hanno rinvenuto anche un brogliaccio in cui erano stati riportati gli importi degli incassi, che oscillavano tra i 500 ed i 2000 euro a pezzo, oltre ai nomi dei clienti, tra cui figurerebbero anche l'attrice ed ex moglie del calciatore Alberto Aquilani, Michela Quattrociocche, la presentatrice ed ex meteorina Teodora Rutigliano, nonché la parrucchiera di Ilary Blasi.

Boutique del falso in casa a Roma: business da 850.000 euro, anche clienti del mondo dello spettacolo

LE SANZIONI
Tutte multate per l'incauto acquisto, anche se sia Quattrociocche che Rutigliano smentiscono di avere ricevuto le sanzioni e si dicono tirate in ballo in una vicenda a loro «estranea». Rutigliano afferma di «non avere mai messo piede in quell'appartamento, le uniche borse di valore che ho mi sono state regalate, questa storia è assurda, manco da Roma da 7 anni».

TUTTE PAZZE PER IL FALSO
L'attività della Rossetti sarebbe stata avviata molti anni fa e le sue borse erano diventate un must have tra le ragazze di Roma Nord. E la sua non sarebbe l'unica boutique del falso a spopolare. I finanzieri stanno risalendo alla filiera del business, le borse provenivano da fabbriche di Prato, in Toscana, non lontano dall'area di produzione di quelle autentiche, con una manifattura più curata e fedele all'originale rispetto a quelle vendute sui marciapiedi dai vu' cumpra'. Ma non chiamatele borse finte, per carità, tra i cultori del genere. È poco elegante. Semmai sono «repliche», «scarti di fabbrica», «prodotti fallati». Modelli copiati perfettamente, qualche rifinitura interna non proprio precisa ma prezzo uguale a un decimo del prodotto originale. Il Divertimento, nei salotti romani e non solo, è sfoggiare ad esempio l'ultima Shopping di Gucci da 3 mila euro, sapendo che hai fatto l'affare: non proprio come una borsa di Zara - i prezzi sono comunque alti non roba da venditori abusivi - ma comunque un risparmio notevole. Nessuno oserà mai chiedere: «È vera?». E di certo nessuno andrà a guardare all'interno della borsa i dettagli o le etichette. «E poi che male c'è a levarsi qualche sfizio in un armadio pieno di pezzi di qualità?», si stupisce l'avvocatessa del Fleming che per Chanel e Bottega Veneta ha una vera mania. E se c'è chi, nella gara con le amiche all'ultimo status symbol, non confesserebbe mai di essere inciampata su un fake, c'è chi invece quasi se ne fa un vanto «perché con la crisi spendere un intero stipendio per una borsa è immorale», sbotta la radical chic e allora molto meglio acquistare un prodotto fatto comunque benissimo ma che costa un quarto.

Tra borse usate, l'ultima vera mania delle signore bene che stanno fiutando il business dei negozi vintage e svuotano armadi guadagnando, e viaggi all'estero dove si vocifera facciano pezzi impossibili da distinguere con l'originale, i tempi sono cambiati. Anche per certi ambienti. Che poi la moda della borsa finta è antica come la notte dei tempi, basta guardare certi mercati paralleli in spiagge vip come Forte dei Marmi (dove gli ambulanti girano con il Pos) o la Costa Smeralda. Certo rimane sempre quella del gruppo invidiatissima che è in lista d'attesa per l'ultima Hermès di coccodrillo (lei solo vera) e sarà la prima ad accaparrarsela, ma c'è chi pensa che la quantità sia meglio della qualità.

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