ROMA

Il governo a Raggi: pulire Roma
Timori per la salute dei romani

Sabato 29 Giugno 2019 di Lorenzo De Cicco
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Il governo a Raggi: pulire Roma
Timori per la salute dei romani

Virginia Raggi fino a dieci giorni fa negava tutto: «La notizia di una presunta emergenza non trova fortunatamente alcun fondamento, come potete vedere», diceva pubblicando su Facebook le foto dei pochi bidoni vuoti in una città stremata dal tanfo della spazzatura sparsa ovunque, sui marciapiedi, davanti agli ospedali, ai mercati, alle scuole alle prese con la maturità. Ora è il governo nazionale - di più, un Ministero in mano ai grillini come quello dell’Ambiente - a riconoscere che «non paiono ingiustificate preoccupazioni per lo stato della salute umana e dell’ambiente» nella Capitale.

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Un allarme rosso scattato per «la situazione di grave stallo dell’attività di raccolta dei rifiuti» che si trascina da settimane. Tanto che il governo ha deciso di mettere il Campidoglio sotto «vigilanza», chiedendo alla giunta Raggi di comunicare con estrema urgenza «le azioni che intende intraprendere per garantire ai cittadini l’ordinario servizio di raccolta dei rifiuti». Servizio «ordinario» appunto, ma invischiato da anni in una crisi a spirale che, nelle ultime tre settimane, si è fatta insostenibile. Tanto che perfino le Asl hanno parlato di una «grandissima emergenza igienica già in atto, che può portare alla successiva insorgenza di patologie».

LA MISSIVA
La lettera del Ministero dell’Ambiente - firmata dal capo della Direzione generale per i Rifiuti e l’Inquinamento, Mariano Grillo - è stata spedita in Campidoglio il 26 giugno. Il destinatario è il neo-direttore del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma, Silvio Monti. L’assessore ai Rifiuti, del resto, nella giunta dell’Urbe manca da quattro mesi, anche perché nessuno finora si è detto disposto a farlo.

Il Ministero guidato da Sergio Costa mette in discussione le promesse dell’amministrazione di Roma. In particolare quelle fatte dall’Ama, la più grande municipalizzata dei rifiuti d’Italia, quasi 8mila dipendenti e un contratto di servizio che divora oltre 700 milioni di euro l’anno. I dirigenti dell’Ama erano stati ascoltati dalla cabina di regia creata da Costa l’estate scorsa. «L’Ama - si legge nella lettera inviata in Comune - aveva fornito un quadro evolutivo della situazione che lasciava intravedere la possibilità di superare le criticità che avevano determinato la nomina del gruppo di lavoro», cioè la cabina su Roma che fa capo al dicastero. Ma quegli impegni non sono stati rispettati.

Prosegue la lettera del Ministero: «Anche a causa delle note vicende che hanno riguardato e riguardano gli impianti di trattamento immediatamente a valle della raccolta» - cioè la chiusura parziale degli impianti di Malagrotta per manutenzione, lavori di cui si sapeva da mesi - «si rileva che nell’ambito urbano della città di Roma è tornata a verificarsi una situazione di grave stallo dell’attività di raccolta dei rifiuti». Una paralisi tale, scrive il Ministero dell’Ambiente, «che non paiono ingiustificate preoccupazioni, fortunatamente al momento, per quanto a conoscenza della scrivente Direzione, non ancora suffragate da evidenze di fatto, per lo stato della salute umana e dell’ambiente». L’opposto di quanto aveva dichiarato la sindaca.

SOTTO CONTROLLO
Il Ministero a questo punto è determinato ad «assolvere i propri compiti istituzionali di vigilanza», richiamando l’articolo 206 bis del Codice dell’ambiente, quello che ha istituito un osservatorio ad hoc, in capo al governo, proprio per «vigilare sulla gestione dei rifiuti». Al Campidoglio è stato chiesto un «immediato riscontro» sulle «azioni che si intende intraprendere, e le tempistiche delle stesse, al fine di garantire ai cittadini l’ordinario servizio di raccolta» della spazzatura. Di fatto, assomiglia a una messa sotto tutela della giunta di Roma, uno smacco per Raggi e i grillini della Capitale che invece, proprio al ministero di Costa, avevano chiesto da tempo di commissariare la Regione Lazio, guidata dal segretario del Pd Zingaretti. Uno scaricabarile per non restare col cerino in mano delle decisioni da prendere, sugli impianti di cui la città ha bisogno per scacciare la crisi. Scelte impopolari che nessuno però vorrebbe intestarsi. Mentre in città crescono le pile di pattume fetido.

Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 00:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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