Nicitra, il boss arrestato a Roma preparava la fuga: 24 chili di lingotti e un tesoro in contanti

I 24 chili di lingotti e il tesoro in contanti: così il boss Nicitra preoparava la fuga
di Alessia Marani e Camilla Mozzetti
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Mercoledì 12 Febbraio 2020, 09:28 - Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 10:13

ROMA Non si fidava a lasciare tutti i proventi delle sue attività illecite in Italia, perché sapeva, da fonti certe, che le forze dell'ordine gli stavano con il fiato sul collo. «Sia i carabinieri che la polizia tutti... mi si stanno litigando come i cani si litigano un osso ma io vado a Lugano, sparisco per due anni e poi se mi va...». E così, il quinto Re di Roma al secolo Salvatore Nicitra, classe 1957 - raggiunto da una nuova misura cautelare eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Roma su mandato della Procura - già dal 2014 aveva avviato una serie di operazioni di riciclaggio all'estero tramite un imprenditore colluso, Luciano Patitucci.

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L'uomo in base alle sue indicazioni trasferiva di volta in volta il denaro, frutto della gestione dei giochi d'azzardo illeciti, su società straniere di Hong Kong e Dubai facendolo poi rientrare in Italia dopo un ulteriore trasferimento estero su estero che toccava paesi come la Slovenia. «C'ho preso qualche milione di euro - dice Nicitra intercettato a un suo sodale - non è che c'ho preso noccioline eh!».

Un sistema blindato che ha permesso al boss delle sale slot una garanzia non da poco: avere dei capitali ingenti piazzati oltre confine insieme a quelli conservati nelle banche italiane. Quando però una gola profonda - che gli racconta anche dell'imminente operazione contro il clan Triassi di Ostia e che tuttora non è stata identificata, «lui sta alla criminalità organizzata» dice Nicitra - gli fa capire che possono esserci delle indagini a suo carico, inizia a preoccuparsi su come far sparire beni e il denaro dal conto intestato a suo nome e da quello della figlia Rita e della madre.
 


«Allora Salvatò, ti si stanno a litigà per chi ti deve rompe il c... i carabinieri di via In Selci e la Questura... so venuti qua, si so studiati il fascicolo tuo...». È il 6 maggio 2015 quando il boss delle slot-machine si confida con due sodali (Massimiliano De Santis e Marco Peretti) in merito all'eccezionale attenzione che le forze dell'ordine gli riservano. Notizie che a Nicitra manderanno per traverso anche un viaggio a Fuerteventura. «So arrivato con una brutta notizia - dice Nicitra ai suoi - cose che già sapevo, però quando te le vengono a dì...». Uno dei due uomini, De Santis, gli suggerisce di fuggire all'estero: «Salvatò ma scusa, alla tua età eh, ti vendi tutto qua e te ne vai...».

L'ex autista della Banda della Magliana che ha fatto carriera inizia a pensarci. Alla compagna Chantal, qualche mese più tardi, dirà: «Al limite ce ne andiamo fuori, vengo a fare i danni qua e mi porto i soldi fuori». Anche perché oltre alle imbeccate, Nicitra ha dei sospetti che si riveleranno poi fondati. Come quelli sui controlli dentro e davanti alla sala giochi di via Cassia 997, suo quartier generale.

«Quando hanno fatto la perquisizione ti ricordi? Quelli del lavoro - dice sempre ai suoi - secondo me è stata tutta una mossa fatta apposta... da quando so venuti mi so prese le manie di persecuzione eh? E dentro l'ufficio non ho più parlato di niente. Mi sa che c'ho tutto la davanti alla sala, tutto imbottito di microspie e ci deve essere pure qualche videocamera piazzata da qualche parte». Ma la certezza che qualcuno stia indagando sul suo conto sembra essere poca cosa rispetto a un altro problema che lo attanaglia: come evitare possibili sequestri di beni e denaro? «Sto a levà 10-20 mila euro al giorno, sto a levà un po' tutto, in maniera che se si inventano qualcosa...».

L'ACQUISTO DI ORO
Tra le urgenze anche gli 808 mila euro da far sparire da due conti bancari: il suo e quello della figlia e della madre. Ecco che gli viene l'idea, a metà ottobre 2015, di provare a riciclare le somme depositate acquistando lingotti d'oro per 24 chili. L'operazione tuttavia, pur venendo avviata, naufragherà. Il 19 ottobre 2015 Nicitra si lamenta di questo dentro un ristorante con Stefano Siciliani: «Avevo fatto gli accordi con la banca, compravo tutto l'oro, con un team me lo ritiravo lo sotterravo e aspettavo un paio di anni - dice Nicitra - se non succedeva niente lo ritiravo fuori invece sono andato la il direttore mi ha detto che sembrava un'operazione sospetta mo non lo so se qualcuno dall'alto gli ha detto fermati».

Il direttore della banca - una filiale non lontana da Piazza Fiume - ascoltato dagli inquirenti ha ricostruito la vicenda. Nicitra si era recato in banca con un suo sodale per sapere come acquistare dei lingotti d'oro e dopo qualche giorno era tornato con la figlia e la madre per aprire due conti effettuando due trasferimenti - il primo da 40 mila euro e il secondo da 768 mila euro - da un'altra filiale. Sempre il direttore «insospettitosi per l'insolita richiesta d'acquisto (quella dei lingotti) - si legge nell'ordinanza - ha eseguito una verifica su internet costatando che il nome di Salvatore Nicitra veniva accostato alla Banda della Magliana». L'acquisto si ferma ma il boss non si dà per vinto e tenta la strada dei Compra oro. Tuttavia, dopo il 2 novembre, non si riesce a capire se il piano gli è riuscito: Nicitra smette di parlare dell'acquisto dei lingotti con i suoi sodali.

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