LUCA SACCHI

Sacchi, nella Roma dello spaccio acquisti come su Amazon: «Ecco le foto, scegli la roba»

Domenica 1 Dicembre 2019 di Alessia Marani
Sacchi, nella Roma dello spaccio acquisti come su Amazon: «Ecco le foto, scegli la roba»

Come in un grande Amazon globale della droga. Le foto dei nuovi arrivi delle partite della coca e dell’hashish piombano in anteprima nei telefoni di grossisti e pusher, che se le guardano, le commentano, chiedono il prezzo e poi cliccano sull’ordine. È l’okay per fare muovere aerei dalla Colombia e mettere su strada tir imbottiti di stupefacenti, “autorizzare” l’arrivo dei carichi nei porti, la rotta principale quella di Roma. E anche qui ricomincia “l’asta”. La catena della grande distribuzione della droga che non si ferma mai.

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Quando i poliziotti del commissariato Porta Maggiore si mettono in ascolto di Marcello De Propris, il 22enne arrestato per avere armato del revolver la mano di Valerio Del Grosso, il ragazzo che gestisce una rete di “rider” dello spaccio a domicilio, chiede al suo fornitore: «Quindi non è ancora arrivata (la cocaina, ndr)?», quello lo rassicura e gli mostra - mettono a verbale gli investigatori - «le foto riguardanti le diverse qualità dello stupefacente con vari stemmi identificativi» e specifica: «Queste, le 2014 tutte queste qua devono ancora arrivare...», «deve arivà, sta in Olanda too dico io fra’». 
 

 

I BRAND
Francesco Maria Cursi, detto “il vecchio”, è tra i principali fornitori del sodalizio Fabietti/Piscitelli finito nell’inchiesta “Grande Raccordo Criminale” del Gico della Finanza e della Procura di Roma, e viene intercettato dalle ambientali nella sua auto mentre mostra a un accolito la foto della sostanza in arrivo: «...Ammazza Rolex è una vita che non la vedevamo». Anche la coca ha i suoi brand che si contendono le piazze: Moet, Rolex, Prada. «Oh questa Prada è andata meglio della “tartaruga”», commentava Fabietti cedendola ai fratelli Pasimovich di Ardea, «è mondiale, da Serie A». Provare per credere. Quando i ragazzi gliela richiedono ma ormai è esaurita, lui, da bravo grossista, li ammonisce: «Quando arriva quella buona, la Prada te la dovevi prende’ tutta, te l’avevo detto». Ma i gusti non si discutono. Tanto che un altro acquirente, Marco Tripodi, non è convinto: «La H è la meglio.. la H aho... c’ho la fila di gente sotto casa pe’ quella roba». 
 

ASSICURAZIONE SUL RISCHIO
Il book con le foto dei panetti di hashish a timbro “Milan” e “Inter”, un maxi-carico da tre tonnellate da fare arrivare in un capannone agricolo di Tarquinia, a due passi dal porto di Civitavecchia, arriva per sbloccare i primi ordinativi: «A noi 85 ci costa, te lo faccio vedere sui telefoni... 3000 (chili, ndr) ce l’abbiamo solo noi, mi stanno a bombardare.. tutta Roma mi sta chiamando.. aho questo è buono», propone il Fabietti ad Abramo Di Guglielmo, “cavallo” del clan Casamonica. Tutti i passaggi dello stupefacente godono di una sorta di assicurazione sul rischio tacitamente condivisa a livello mondiale: è responsabile dell’eventuale sequestro da parte delle forze dell’ordine (e quindi perde i soldi) solo chi ne è materialmente in possesso, non il destinatario che, quindi, viene esonerato dal pagamento.

Anche De Propris e l’amico Marco Mastromarino, pusher da 85 “pezzi” e 1700 euro al giorno, il 14 novembre scorso vengono intercettati mentre dibattono sulla qualità della Rolex colombiana e della H albanese. De Propris: «Tutti l’H c’hanno». Mastromarino: «Ma se arriva all’artri deve arivà pure a noi ma che ca...». E De Propris: «Dovemo annà a pià all’asta appena arriva sta roba». La qualità spesso vuol dire tutto. Se è cattiva, piuttosto che rimandarla indietro, si fanno gli sconti: «Che fate avanti e indietro?», dice Fabietti a due acquirenti di Ostia, «la vendete per forza, la vendi a 29, se la prendono tutti». 

Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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