LUCA SACCHI

La coppia Anastasia-Luca e l'accusa della Procura: «Erano attratti dai soldi facili»

Sabato 30 Novembre 2019 di di Alessia Marani
Anastasia adesso vorrebbe solo mimetizzarsi, passare inosservata agli occhi di chi, in tutto il quartiere, all’Alberone, è pronto a puntarle l’indice contro. Si è tinta e accorciata i capelli di rosso scuro, sciarpone attorno al collo e casco in testa in sella allo scooter del patrigno per non farsi riconoscere. Vorrebbe solo una vita “normale”, essere lasciata in pace. Mentre la mamma di Luca Sacchi parla in tv e fa intendere addirittura che lei avesse avuto una tresca con Giovanni Princi (arrestato ieri) alle spalle del figlio morto ammazzato, Anastasia Kylemnyk varca l’ingresso della stazione dei carabinieri per mettere la sua prima firma come indagata per un traffico di droga. Se nelle responsabilità contestate, ieri, agli indagati non sono emersi elementi che ricollegherebbero direttamente Luca alla compravendita di marijuana, come riferito dagli inquirenti in Procura, altrettanto, per la difesa della ragazza, «dalla lettura della sola ordinanza pare evidente che, ove vi sia stato un accordo illecito, quello sarebbe intervenuto tra altre persone. Posto - come spiega l’avvocato di Anastasia, Giuseppe Cincioni - che stiamo aspettando gli altri atti per avere un quadro più completo». Tradotto: le due posizioni, quella di Luca e quella di Anastasia, sarebbero sovrapponibili. Se Luca è estraneo, lo è anche Anastasia. Viceversa, se Anastasia è colpevole allora anche Luca era coinvolto. Princi, intanto, è in carcere.
Il gip Costantino De Robbio nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari riporta tre diverse circostanze in cui Princi, figlio di un medico dentista e di una insegnante, insieme con gli amici dell’Appio - e in una anche con Luca Sacchi - viene controllato e identificato con pregiudicati. Mentre Simone Piromalli, uno degli intermediari di Valerio Del Grosso - colui che ha sparato - ai carabinieri che lo hanno messo a verbale afferma che, udito lo sparo, «ero uscito in strada notando, dall’altra parte del locale, una ragazza in ginocchio che teneva un ragazzo disteso a terra sanguinante, riconoscendo nella giovane colei che in precedenza aveva estratto i soldi dalla borsa rosa per l’acquisto dello stupefacente. Anche il ragazzo disteso a terra faceva parte del gruppo con il quale io e Valerio Rispoli ci eravamo in precedenza incontrati». Per il gip «i giovani apparivano inseriti, nel mondo degli stupefacenti» e il «Princi per primo aveva coinvolto Kylemnyk». Non un gruppo di periferia, non ragazzi che vivono situazioni di disagio o abbandono in quartieri difficili. Hanno studiato tutti, hanno tutti buone famiglie, ma con «un’attrazione malata per il mondo della malavita». «Trattandosi di giovani estranei a malavitosi - scrive il gip - per storia familiare e personale, e comunque non dediti al consumo personale (l’autopsia del Sacchi lo esclude per lui), la spiegazione non può che essere la prospettiva di facile arricchimento, senza escludere l’attrazione malata per il mondo della malavita, attrazione riscontrata in altre indagini nei confronti della criminalità organizzata alla quale si erano uniti giovani insospettabili, in quanto appartenenti a ben altri contesti sociali». Abbandonati i banchi dei licei classici e scientifico, anche i ragazzi dell’Appio Latino, sarebbero stati, dunque, attratti da stili di vita diversi, quasi mitizzati nei romanzi criminali delle serie tv. Princi, figlio unico e di certo non bisognoso di soli, considerava lo spaccio come un «lavoro». Emblematica la frase riportata ai carabinieri dal fratello della vittima, Federico Sacchi, che andato incontro al Princi la sera del 23 ottobre per salutarlo all’interno del pub John Cabot, veniva sbrigativamente da questi liquidato con: «Non ho tempo. Non sono qui per piacere». Princi, ritiene il gip, «era lì per “lavoro”, per affari loschi», la droga era «diventata il suo core business». E forse sarebbe stato proprio lui a coinvolgere Anastasia, che in quanto donna, «poteva passare più inosservata».
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