Luca Sacchi, l'amico Giovanni Princi rischia 6 anni: sentenza attesa il 22 giugno

Luca Sacchi, l'amico Giovanni Princi rischia 6 anni: sentenza attesa il 22 giugno
di Michela Allegri
3 Minuti di Lettura
Giovedì 28 Maggio 2020, 12:52 - Ultimo aggiornamento: 29 Maggio, 16:54

Rischia una condanna a 6 anni e 4 mesi di reclusione, Giovanni Princi, l’amico di Luca Sacchi, il personal trainer ventiquattrenne ucciso in ottobre con un colpo di pistola alla tempia davanti al pub John Cabot di Roma, zona Appio Latino. È la richiesta fatta dalla procura a carico del giovane, accusato di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Secondo la pm Nadia Plastina, Princi avrebbe intavolato una trattativa per la compravendita di 70mila euro di erba con due pusher di San Basilio, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino.

Omicidio di Luca Sacchi, la difesa del padre: «Ha fatto tutto per Nastja»

Sentenza il 22 giugno. La sentenza nel processo con rito abbreviato per Giovanni Princi é attesa per il 22 giugno. Nell'udienza di questa mattina davanti al gup Pier Luigi Balestrieri il pm di Roma Nadia Plastina ha chiesto una condanna a sei anni e quattro mesi per l'ex compagno di scuola di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso con un colpo di pistola alla testa davanti al John Cabot pub in zona Appio. Per Princi, accusato di violazione della legge sulla droga per il tentativo di acquisto di 15 chili di marijuana, il pm ha chiesto anche una multa di 30mila euro.

Alfonso Sacchi: «Ergastolo per i killer di mio figlio Luca e Anastasia ora dica la verità»

Una trattativa finita nel sangue: Pirino aveva colpito con una spranga Anastasia Kylemnyk, la fidanzata di Sacchi - pure lei indagata per detenzione di droga - e quando il giovane personal trainer aveva reagito, Del Grosso gli aveva sparato, uccidendolo. Ora i due pusher - arrestati 24 ore dopo l’omicidio, incastrati dalle intercettazioni e dai racconti di familiari e amici - sono a processo con l’accusa di concorso in omicidio, insieme a Marcello De Propris, fornitore dello stupefacente. Dalle indagini dei carabinieri è emerso che Del Grosso, d’accordo con De Propris - che aveva prestato all’amico la pistola del padre - avrebbe deciso di prendere i 70mila euro senza corrispondere lo stupefacente. La presenza dei soldi era stata verificata da due emissari degli spacciatori: si trovavano nello zainetto di Anastasia. Da qui la decisione di aggredirla.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA