Lazio, picco di contagi tra i medici: «Accelerare sulla terza dose»

Oltre 50 gli operatori sanitari infettati: si erano vaccinati più di 180 giorni fa

Lazio, picco di contagi tra i medici: «Accelerare sulla terza dose»
di Camilla Mozzetti
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Martedì 26 Ottobre 2021, 22:30 - Ultimo aggiornamento: 22:31

Sono stati i primi ad essere vaccinati contro il Covid a partire dallo scorso dicembre. Vivono in corsia, assistono e curano malati di ogni tipo negli ospedali del Lazio, sono uomini e donne a cui, però, le difese immunitarie contro il Sars-Cov-2 si stanno abbassando. Perché essendo rientrati - medici e personale sanitario - nel primo turno di vaccinazioni la loro “barriera” contro il virus si è indebolita, a tal punto che iniziano ad esserci nella categoria nuovi contagi. Sono gli studi a dimostrare come l’efficacia del vaccino tenda gradualmente ad abbassarsi dopo sei mesi dall’ultima somministrazione.

E se per chi non opera in corsia o negli ambulatori il rischio contagio si riduce, per i professionisti del comparto sanitario, invece, le probabilità di contrarre l’infezione aumentano.

Efficacia del vaccino in calo dopo sei mesi

Tanto è vero che già una cinquantina di medici romani si sono infettati pur avendo chiuso il percorso vaccinale in doppia dose. «I casi ci sono - spiega il presidente dell’Ordine Antonio Magi - e si tratta di professionisti ospedalieri ma anche territoriali vaccinati lo scorso anno a cavallo di dicembre e gennaio che però ancora non hanno fatto il richiamo in terza dose». Fino a settembre non era chiaro quanto potesse durare l’intervallo tra la fine del primo ciclo di vaccinazione e il richiamo, poi è stato stabilito che a partire dal 181esimo giorno le categorie più fragili o a rischio - come appunto medici ed infermieri - si sottoponessero nuovamente alla vaccinazione. Nel Lazio si è dunque iniziato a immunizzare in terza dose gli over 80 e a seguire, ma con un paio di settimane di distanza, il personale sanitario. La maggior parte dei professionisti dunque è tecnicamente “scoperta”.
 

 

Avverte Massimo Andreoni, primario di Tor Vergata e direttore della Società italiana di malattie infettive: «Bisogna accelerare, siamo già un po’ in ritardo, tutto il comparto dovrebbe ricevere la terza dose al più tardi entro la fine di novembre». Per evitare che i nuovi casi aumentino anche in ragione di un rialzo generale dei contagi.

I DATI

Ieri nel Lazio sono risultati 51 positivi in più sul giorno precedente e la quota dei casi arriva a 437. Benché siano vertiginosamente crollate le occupazioni nelle Terapie Intensive, i ricoveri ordinari superano ancora le 300 unità (354). Sempre Andreoni: «Dovremo aspettare almeno un paio di settimane per capire a cosa sia riconducibile questo aumento di casi, se è proporzionato alla richiesta dei Green pass per chi non si è mai vaccinato o se in effetti il virus, che non è mai scomparso, continua a diffondersi anche in ragione delle aperture che via via ci sono state».

LE SOMMINISTRAZIONI

Tornando alla situazione dei sanitari e dei richiami in terza dose, all’Ordine dei medici di Roma risultano iscritti 46 mila camici bianchi a cui vanno aggiunte altrettante figure infermieristiche. Dei medici “no vax” sempre l’Ordine ne ha sospesi 26, gli altri sono tutti vaccinati in doppia dose. Ma come stanno andando i richiami? Generalmente i medici in servizio, anche nel settore privato, per il 70% rientrano nella fascia d’età 40-69 anni e fino ad oggi non più del 10% - ad essere ottimisti - ha ricevuto la dose “addizionale”. Nella fascia 40-49 anni di cittadini residenti nel Lazio a fronte di 879.906 persone, la terza dose è stata somministrata a 4.311 individui. Per coloro che hanno invece dai 50 ai 59 anni, e che sono 940.470, a sottoporsi al richiamo sono state 6.596 persone. Più alto il dato su chi ha dai 60 ai 79 anni. In questo ultimo gruppo per una platea complessiva che supera il milione di persone ad essere vaccinate in terza dose sono state meno di 30 mila. I vaccini ad m-Rna, usati nella terza dose, ci sono così come attivi sono i centri vaccinali proprio per i sanitari che devono tornare a proteggersi. E alla svelta. 

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