Morì investita dal taxi, si riaprono le indagini: «Errori nei rilievi»

Morì investita dal taxi, si riaprono le indagini: «Errori nei rilievi»
di Marco Carta
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Venerdì 3 Luglio 2020, 00:05

Il taxi che investì Alice Galli avrebbe viaggiato intorno ai 63 chilometri orari. Ma nessuno si sarebbe preoccupato di fare un adeguato report fotografico dell’area dell’incidente, individuando l’esatto punto dell’impatto. Ci si sarebbe, al contrario, affidati alle immagini di videosorveglianza, senza «ripulirle» dalla distorsione della lente grandangolare. A due anni dalla chiusura del caso, si riapre l’indagine nei confronti del tassista che nel maggio del 2017 investì e uccise con la sua vettura la 16enne Alice mentre attraversava le strisce pedonali col rosso a Porta Metronia. A deciderlo è stato il gip del tribunale che ha accolto l’istanza di riapertura delle indagini avanzata dai legali della famiglia di Alice, Gaetano Scalise e Luca Montanari: depositata una nuova perizia di parte. Una memoria corredata da una ricostruzione in 3D dell’incidente da cui si evincerebbero lacune sulla ricostruzione dell’impatto. Errori che avrebbero inciso nell’archiviazione dell’accusa di omicidio stradale aper il tassista. 

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Il prossimo 10 luglio il pm Francesco Minisci ha disposto un sopralluogo fra via dell’Amba Aradam e piazza di Porta Metronia. Tante sono le zone d’ombra da chiarire. A partire dall’andamento della ragazza. Secondo il gip Livio Sabatini, che aveva archiviato la posizione del tassista, l’attraversamento di Alice, col rosso sulle strisce, era stato «imprevedibile» «e inaspettato». Invece, le cose sarebbero andate diversamente. La vecchia ricostruzione del consulente della procura, basata sui fotogrammi estrapolati dal sistema di sicurezza dell’ambasciata dell’Angola, si sarebbe basata sulla convinzione che Alice avesse interrotto l’attraversamento salendo sul marciapiede per poi essere colpita dal taxi nel momento in cui scendeva dalla banchina. Ma un report fotografico, contenuto nella memoria difensiva, dimostra come l’attraversamento fosse continuo e non interrotto dal marciapiede, distante dal limite delle strisce «mezzo metro». Ipotizzando che Alice si trovasse quindi al centro della carreggiata sulle strisce (e non sulla banchina). C’è poi il calcolo della velocità, anche questo basato su un fotogramma che immortala il taxi 0,70 secondi prima dell’incidente. Secondo la ricostruzione empirica del consulente della procura, «il veicolo condotto dal tassista stava sopraggiungendo a una distanza di 6 e 7 metri», quindi a 35 kmh circa.

Ma per i legali della famiglia un calcolo viziato: non terrebbe conto della distorsione grandangolare della lente della telecamera. Attraverso la costruzione «di un apposito modello geometrico», che tenesse conto anche della caratteristiche dell’obiettivo, i periti di parte avrebbero collocato il veicolo a 12 metri di distanza. Dettaglio decisivo: la velocità non sarebbe stata di 35 kmh, ma di 63 kmh, oltre il limito consentito nel centro e in prossimità di un attraversamento pedonale. «Il sinistro avrebbe avuto ancor più ridotte possibilità di verificarsi fino a divenire del tutto evitabile, con ragionevole certezza, a velocità entro i 45 kmh», nella memoria di parte. Sotto quella velocità, «la collisione avrebbe potuto essere evitata anche con una decelerazione rettilinea fino ad arrestare la marcia». 
 

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