Roma, Gualtieri accelera: il Pd in tilt sulle alleanze, sul tavolo le questioni Raggi e Calenda

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di Mario Ajello
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Mercoledì 17 Marzo 2021, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 12:10

Roberto Gualtieri non è affatto la prima mossa di Enrico Letta. Anzi Roma, con l'annunciata candidatura a sindaco dell'ex ministro dell'Economia, è la prima vera grana di Letta. Un pasticcio s'è creato in casa Pd. Viene fuori che Gualtieri è prontissimo a ufficializzare la sua corsa per il Campidoglio ma prima gli ambienti di Zingaretti si dicono in preda allo stupore (e c'è anche fastidio nel governatore che vuole essere il king maker magari anche di se stesso su Roma): «Non sapevamo niente di questa accelerazione improvvisa». Poi addirittura dal Nazareno dove adesso c'è Letta arriva una smentita secca e severa. Così: «Sulla candidatura a sindaco di Roma nulla è deciso, del resto il segretario non ha ancora avuto modo di aprire il dossier delle elezioni amministrative».

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IL FORMAT
Letta non ha nulla contro Gualtieri. Anzi dice alla Stampa Estera prima che scoppi la bufera: «E' un ottimo nome e un grande amico». I due si vedono oggi. E ieri sera il segretario del Pd ha preso subito in mano la questione Roma, incontrando su Zoom insieme a Marco Meloni (suo braccio destro) il segretario regionale Astorre e quello cittadino Casu. Adesso si cambia tutto - questo il senso dell'incontro - e ogni scelta per le comunali, ha detto Letta, va condivisa a tutti i livelli partendo da quello locale fino a quello nazionale. Ciò che ha infastidito Letta non è certo il nome di Gualtieri ma il metodo. E nel suo entourage così spiegano: «Forse non tutti hanno capito che la musica è cambiata nel nuovo Pd. E' un metodo irricevibile quello di far filtrare notizie e indiscrezioni che non poggiano su nulla. Oltretutto neppure c'è ancora la data delle elezioni comunali e tantomeno abbiamo mai parlato di candidati».

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La prima grana di Letta è Roma, dunque. Gualtieri, che comunque vuole essere il candidato, sta studiando i dossier da «secchione» qual'è e potrebbe fare l'annuncio in un video nelle prossime ore se il pasticcio si risolve, si è fatto trascinare dai suoi sodali - secondo le voci che girano nel Pd dove regna l'inimicizia - in questo gioco delle anticipazioni. Che lo ha precipitato in una situazione non facile. Il problema è che il via libera al lancio della candidatura lo doveva dare Zingaretti in quanto plenipotenziario (evidentemente presunto) a Roma ma Zingaretti ancora non si decideva a darlo e così è stato anticipato. E non l'ha presa bene. Tentenna Nicola su Gualtieri - anche se lui è andato convincendolo a impegnarsi nella partita Capitale - perché sotto sotto crede ancora a se stesso come candidato sindaco? E' quello che dentro e fuori dal Pd si stanno chiedendo tutti. E pensare che, con gli amici con cui ha parlato, Gualtieri in questi giorni parlava così: «Ho deciso di affrontare questa sfida, a breve lo dirò pubblicamente, e la mia non sarà una campagna contro» (ovvero contro la Raggi) «ma una campagna per». Per il rilancio di Roma. E diceva anche questo: «Tra Recovery Plan, Giubileo 2025, nuovo governo Draghi impegnato alla rinascita dell'Italia e quindi anche della sua Capitale, questo è il momento giusto per affrontare una battaglia che si può vincere per questa città».

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Ma il pasticcio di queste ore rischia di complicare tutto. Scatenando in Letta la conferma dei propri sospetti sulle cordate interne al Pd: ovvero che si muovono a proprio piacimento, quando invece a decidere dev'essere il segretario insieme agli organi dirigenti (che nel nuovo Pd ancora non ci sono). Da qui la reazione piccata del Nazareno. Oltretutto l'accelerazione della candidatura Gualtieri è in contraddizione con lo schema di Letta. Cioè quello della larga coalizione. Calenda e la Raggi ribadiscono la propria candidatura e oltre a Gualtieri potrebbe esserci anche il candidato di Sinistra Italiana. In quattro e in lotta tra loro, altro che centrosinistra unito!
PERIFERIE
Lo schema su cui potrebbe muoversi Gualtieri, con i buoni auspici di Conte di cui è stato ministro e con cui intrattiene ottimi rapporti ma non ne ha ancora parlato con Letta, è il seguente: arrivare al ballottaggio e poi - forte anche dell'alleanza con i 5 stelle che Zinga ha appena varato in Regione - attirare i voti che al primo turno saranno andati alla Raggi. Se invece al ballottaggio non arriva lui ma Virginia? Nel Pd escludono questa possibilità, dimenticando che in politica mai dire mai. Le previsioni dicono che nel centro storico Gualtieri, già eletto in agilità in questo collegio alle suppletive per la Camera nel marzo scorso, non avrà problemi. Anche se Bertolaso secondo gli stessi dem, è un rivale insidioso e sarà probabilmente lui il candidato del centrodestra. Più problematico l'appeal nelle periferie. Dove comunicativamente, come dice chi se ne intende, il candidato Gualtieri andrà molto costruito per entrare in sintonia con quelle parti della metropoli in cui il Pd è quasi sparito (infatti lo chiamano partito Ztl). La partecipazione alle primarie sarà comunque un modo, per Gualtieri, per essere conosciuto di più. Ammesso che il pasticcio in corso non finisca per bruciarlo.

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