Sindaco Roma, Gualtieri pronto a candidarsi per il Pd. Letta sente la Meloni: avanti sul maggioritario

Letta sente la Meloni: avanti sul maggioritario. Roma, Gualtieri pronto
di Mario Ajello
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Martedì 16 Marzo 2021, 08:19 - Ultimo aggiornamento: 16:29

Sono arrivati gli auguri di Mario Draghi. I due, il premier e Enrico Letta, si conoscono da tempo e si stimano. L'insistenza del neo-segretario sul Pd partito cardine dell'agenda Draghi naturalmente è stata apprezzata dal premier. «Il governo si rafforza e si dà slancio», è il commento che si fa a Palazzo Chigi, dove si fa anche notare comunque che tutti i partiti della maggioranza hanno uguale ascolto e considerazione nell'ambito del governo. Zero, favoritismi, insomma.

Il favoritismo di Letta, tra Salvini e Meloni, anche se uno è al governo con il Pd e l'altra no, è per la leader di Fratelli d'Italia. Il capo leghista Enrico non lo ha ancora sentito mentre la Meloni è stata subito contattata - e come lei Tajani, Toti e Lupi - per avviare il dialogo sulla legge elettorale maggioritaria e il confronto in Parlamento. Letta in questo è sempre lui: uno dei più abili, nel centrosinistra, a tessere rapporti politici e a stabilire con loro anche rapporti personali con gli esponenti del fronte opposto.

Un altro versante riguarda il Vaticano. Non sono in agenda ancora incontri al vertice, ma tra ius soli, lotta alle diseguaglianze e un welfare da ripensare in favore delle fasce deboli - per non dire della doppia citazione di Bergoglio nel discorso lettiano di investitura e del programma ecologista di Enrico che sembra la famosa enciclica di Francesco - dire che come leader spirituale ma anche politico il Nazareno guardi al Pontefice non è affatto un'eresia. E del resto, come fanno notare i fan di Letta (ormai si sprecano): «Bergoglio più Greta è l'unico modo per parlare ai giovani con cui vuole giustamente parlare Letta». Per ora c'è l'entusiasmo di monsignor Perego: «Bravo Letta sullo ius soli. Strumentali le polemiche contro di lui». Quelle di Salvini. E c'è l'entusiasmo incontenibile delle Acli, che hanno trovato i leader del Pd che volevano.

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La super partita

Ma è lo scoglio Roma - elezioni comunali di ottobre - il primo che Letta deve dimostrare di saper superare. E qui i problemi non sono spariti con l'avvento del nuovo segretario dem. Il quale ha detto che vuole fare coalizione con tutti (la crisi di Più Europa potrebbe avvicinare la Bonino al Pd) e la candidatura Gualtieri, il quale è pronto, sta vincendo le ultime resistenze personali e a breve darà il grande annuncio, potrebbe diventare il simbolo di un nuovo centrosinistra allargato secondo la dottrina Letta. Però né la Raggi né Calenda («Fare il passo indietro? Non ci penso proprio!») non sono disposti a ritirarsi dalla corsa. Il che non significa però che Gualtieri non possa lo stesso fare il candidato Pd, visto che la macchina elettorale zingarettiana assicura che - anche alla luce del nuovo accordo grillo-dem alla Regione - al secondo turno i voti di Virginia convergeranno in buon numero su Gualtieri. Di sicuro c'è questo: se il Pd dovesse fallire la conquista del Campidoglio dopo l'estate, la segreteria Letta scivolerebbe nella sua prima gara vera. Ma il centrodestra romano è spaventato. Ancora privo di candidato - ieri FdI ha rilanciato Abodi ma Salvini insiste su Bertolaso - teme il combinato disposto Letta-Gualtieri.

Intanto Letta - ieri primo giorno al Nazareno tra telefonate, organizzazione del tour nei circoli a cui chiede «100 parole su 21 punti» - si sta dimettendo dagli incarichi a Parigi. E starebbe pensando, tra l'altro, non a presentarsi nel collegio lasciato vacante da Padoan a Siena ma in quello lasciato da Maurizio Martina (ora lavora alla Fao) in Lombardia. Sarebbe il modo per sfidare la Lega sul suo terreno, cosa che Letta vuol fare a tutti i livelli a cominciare dal rapporto con le piccole imprese, e per dimostrare che il Pd è attrattivo anche in quelle contrade. Quanto ai vice. C'è chi dice potrebbero essere due: una donna e Provenzano, per sottolineare l'importanza del Sud. Mentre si è rotto un silenzio: Renzi augura «buon lavoro a Letta», che giudica una «scelta equilibrata», e «sono contento se riuscirà a risollevare il Pd».

 
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