CORONAVIRUS

Virus, Cangemi scrive a Mattarella: «Il carcere di Rebibbia affollato, detenuti preoccupati per rischio contagio»

Lunedì 6 Aprile 2020

Il vicepresidente consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Emanuele Cangemi, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al premier Conte e al ministro Bonafede per chiedere di affrontare la questione delle carceri e delle preoccupazioni dei detenuti per l'emergenza coronavirus. In particolare il vicepresidente so riferisce alle problematiche del penitenziario Rebibbia Nuovo Complesso.

Dai detenuti di quel carcere Cangemi ha ricevuto una lettera in cui vengono espresse serie preoccupazioni. Il vicepresidente ha incontrato una delegazione di carcerati alla presenza del direttore Rosella Santoro e del Comandante della Polizia Penitenziaria dell’Istituto, Luigi Ardini. Ha partecipato alla riunione anche il professor Aldo Morrone, infettivologo e direttore scientifico dell’Ifo San Gallicano di Roma.

Coronavirus, carceri sovraffollate bomba a orologeria: il Papa preme per un provvedimento

Coronavirus, Pg Cassazione, rischio epidemia c'è: alleggerire le carceri

La lettera. «Nel corso dell’incontro sono emerse una serie di problematiche che mi è stato chiesto di portare all’attenzione delle massime cariche dello Stato e del Governo. In primo luogo il sovraffollamento, principale ragione di preoccupazione dei detenuti, poiché impedisce di mantenere quel distanziamento sociale necessario a contrastare la diffusione del Covid-19. I detenuti temono che la contiguità nelle celle possa favorire i contagi qualora il coronavirus dovesse fare il suo ingresso in carcere. I fatti di Bologna hanno determinato un ulteriore stato di allarme nonostante la Direzione abbia attivato, con buoni risultati, una serie di misure preventive per scongiurare che i nuovi giunti possano portare contagi all’interno della struttura. Preoccupazione che investe anche i vertici dell’Istituto in quanto una eventuale diminuzione degli agenti di sorveglianza, a causa di contagi e isolamenti da quarantena, rappresenterebbe una seria difficoltà nella gestione dei detenuti».

Coronavirus, escono i primi bimbi in carcere con le loro mamme

Coronavirus, Papa Francesco: «Preghiamo per i carcerati». E la Caritas preme Conte: «Fate uscire i più fragili»

Misure alternative. Altra questione emersa riguarda l’applicazione delle misure alternative al carcere e della liberazione anticipata da parte dei Tribunali di Sorveglianza. «Nel corso dell’incontro è stata più volte sottolineata l’opportunità di concedere la detenzione domiciliare a quanti sono a pochi mesi dal fine pena tenendo conto delle relazioni comportamentali dell’Istituto. Ultima, ma non meno importante, l’informazione in carcere. Sono state rivolte molte domande all’infettivologo presente sulle modalità di contagio, sulle norme igieniche corrette, sulla veridicità o meno delle informazioni che acquisiscono attraverso la televisione. A tale riguardo sarebbe opportuno incentivare una maggiore divulgazione di informazione scientifica. Sarebbe davvero importante far arrivare un segnale di attenzione umana, prima che politica, da parte dello Stato. Uno Stato che, in un momento tanto difficile, non dimentica nessuno dei suoi figli e si prende cura, con la stessa dedizione, anche chi ha sbagliato e sta pagando il suo prezzo. Confidando che le sollecitazioni manifestatemi possano trovare adeguata soluzione».
 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA