CORONAVIRUS

Coronavirus, escono i primi bimbi in carcere con le loro mamme

Lunedì 30 Marzo 2020

Escono dal carcere nel Lazio i primi quattro bimbi con le loro mamme dopo il decreto Cura Italia che prevede, alla luce dell'emergenza coronavirus, una normativa semplificata per scontare la pena a domicilio. Si tratta di quattro detenute con altrettanti figli che, secondo quanto si è appreso dal garante dei detenuti del Lazio, hanno lasciato nelle ultime settimane il carcere romano di Rebibbia.

«Sono nove al momento nel Lazio le detenute madri, con altrettanti figli minori, che si trovano in carcere. Sono tutte a Rebibbia. Un numero in calo rispetto a fine febbraio in cui c'erano 13 mamme con 13 bambini»,  spiega il garante. «Una ha avuto il differimento di pena, un'altra è stata spostata alla casa di Leda, prima casa famiglia protetta istituita in Italia, mentre le altre due sono in detenzione domiciliare».

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«In una situazione del genere, in piena epidemia da coronavirus, è ancora più intollerabile che i bambini siano costretti a vivere con le madri nelle carceri - aggiunge -  Bisogna farli uscire al più presto dalle strutture carcerarie. C'è anche una specifica raccomandazione dell'Oms di privilegiare l'uscita dal carcere delle persone vulnerabili e in particolare delle donne con bambini. Ed è stata prevista nel decreto 'Cura Italià una normativa semplificata per l'esecuzione della pena a domicilio per chi deve scontare meno di 18 mesi - spiega il garante  - Dai 6 ai 18 mesi con disponibilità del braccialetto elettronico. A questo si aggiunge il requisito di un domicilio idoneo. Mi auguro che, ovviamente, le detenute madri e tutti gli altri con particolari vulnerabilità possano accedere alla detenzione domiciliare».

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A Roma c'è anche una struttura dedicata alle detenute madri che è la 'Casa di Ledà. «La prima casa famiglia protetta istituita in Italia per le detenute madri con figli minori. La struttura è all'Eur ha sei posti che al momento sono tutti occupati da sei donne con i loro 8 bimbi. Bisognerebbe reperire anche altre strutture e altre risorse - conclude il garante dei detenuti - Stiamo lavorando per fare censimento della strutture che potrebbero accoglierle».
 

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