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Condoni a Roma, per finestre e tettoie basterà un'autocertificazione: pratiche semplificate per abusi minori

Mercoledì i primi appuntamenti. ll Comune punta a smaltire 180mila ricorsi. L’assessore Veloccia: personale raddoppiato

Condoni a Roma, per finestre e tettoie basterà un'autocertificazione: pratiche semplificate per abusi minori
di Francesco Pacifico
4 Minuti di Lettura
Domenica 3 Aprile 2022, 22:33 - Ultimo aggiornamento: 4 Aprile, 17:41

Dopo due anni riapre oggi l’ufficio per il condono edilizio capitolino. Ed entro i prossimi quattro anni il Campidoglio deve smaltire l’immenso arretrato di pratiche, 180mila. Anche perché in questo modo si potrebbe incassare mezzo miliardo di euro. Il Comune lo farà digitalizzando tutto il materiale, ma anche semplificando e accelerando l’approvazione delle domande: se c’è da sanare una tettoia o una finestra, cioè nei casi meno gravi, basterà di fatto l’asseverazione, un’autocertificazione, di un professionista. Come detto oggi, con il rientro in sede di 100 addetti, riprende il lavoro nella storica sede di via di Decima, chiusa prima per il Covid eppoi per le opere di manutenzione necessarie a eliminare l’amianto. Da mercoledì, invece, la struttura sarà aperta al pubblico, previo appuntamento. Anche il sindaco Roberto Gualtieri spera di essere presente all’evento.

Condono a Roma, pratiche semplificate per abusi minori

Con 180mila pratiche da avallare o da respingere entro la fine della consiliatura, l’operazione è a dir poco improba. Non fosse altro perché alcune risalgono al condono del 1985 e c’è una tale mole di carte che l’archivio è sparso in varie archivi, compreso quello di Nepi. Stando alle prime rilevazioni fatte dall’assessorato all’Urbanistica, del totale soltanto 50mila documenti sono state “movimentati”, cioè gli utenti hanno chiesto che venissero lavorate. A loro volta, di queste 50mila, 7mila sono le cosiddette “sollecitate in urgenza”. Va da sé che ci sono 130mila faldoni di cui si sono perse le tracce perché chi ha presentato domanda, visto tutto il tempo passato, non ha più spinto per la loro chiusura. Tutto questo mentre molti romani denunciano di non poter accedere all’erogazione del bonus del 110 per cento per ristrutturare casa, proprio perché attendono l’esito delle loro domande.

L’investimento

Il Comune ha già stanziato 2,5 milioni di euro per invertire la china, ma punta a investire il doppio. Dovrebbe raddoppiare anche il personale dell’ufficio. Spiega Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica capitolino: «Intanto abbiamo istituto una task force che ha dimezzato lo stock di 7mila pratiche urgenti. Le altre le termineremo entro maggio. Poi ci dedicheremo in una fase successiva alle 50mila “movimentate” per concluderle nel 2023. Quindi proveremo a chiudere tutto l’arretrato entro la fine della legislatura». 
Per l’assessore, però, la svolta arriverà con la digitalizzazione degli atti. «In questo modo non soltanto ridurremo i tempi e risparmieremo la carta, ma potremo coinvolgere i professionisti, con l’accesso al fascicolo digitale, nella validazione delle domande. Per gli abusi minori il tecnico di parte effettuerà tutti i calcoli, le verifiche di preistruttoria e li depositerà all’amministrazione, che in alcuni casi farà controlli a campione, altrimenti varrà il silenzio assenso. In quest’ottica è stato anche stretto un accordo con l’Ordine degli architetti per garantire la massima correttezza delle procedure». Invece, «per quanto riguarda i casi più complessi, quelli che riguardano vincoli paesaggistici o aree più ampie, la verifica sarà fatta secondo gli attuali canoni». 
Concludere le 180mila pratiche potrebbe portare nelle casse del Comune attraverso il pagamento degli oneri 500 milioni di euro. La metà delle domande dovrebbe essere respinta.

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