Roma, chiude il campo Lombroso: «Bonus affitto per i rom»

Mercoledì 10 Aprile 2019 di Alessia Marani
Roma, chiude il campo Lombroso: «Bonus affitto per i rom»

E ora la sindaca Virginia Raggi chiude il campo dei roghi tossici a Torrevecchia, quello storico di via Cesare Lombroso, il primo a Roma. In piena emergenza rom, con il clima di odio che monta e le barricate anti-nomadi a Torre Maura, Casal Bruciato e oggi Casalotti, l'Ufficio speciale del Comune sta chiamando gli ospiti del campo offrendo loro il bonus-affitti: «Vi diamo i soldi per pagarvi una casa, qui smantelliamo». Prospettiva che ha allarmato i rom residenti, 150 persone, la metà minori, che si ritroveranno per strada, qualcuno forse anche in graduatoria per un alloggio popolare da cui però, la probabilità di essere cacciati è ormai altissima.

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IL BUSINESS DEI CENTRI
Un'altra bomba sociale pronta a esplodere perché il bonus affitti (un contributo di 800 euro al mese) proposto finora a chi è stato allontanato dai centri di accoglienza, non ha avuto successo. Anzi, si è rivelato un flop: nessuno affitta casa con la garanzia del Comune, figuriamoci agli zingari. E la formula era stata già tristemente sperimentata con la chiusura del Camping River con il risultato che gli ex inquilini erano finiti prima al centro di Torre Angela, poi, l'altra settimana a Torre Maura. Insomma, si chiudono i campi (su cui negli anni si è creato un business da capogiro), i bonus non funzionano, non si danno le case (molte domande presentate sono state bocciate perché non correttamente formulate) e a guadagnarci (lo prevede la legge europea in mancanza di alternative) sono i centri di accoglienza. Un altro business destinato a lievitare.

LE PROPOSTE
«Fermare il piano di superamento dei campi rom fino a quando non saranno trovate soluzioni abitative certe», è la richiesta formale avanzata dall'Opera Nomadi alla deputata Patrizia Prestipino, parlamentare del Pd che, afferma, «mi occuperò del caso». «Non si può andare avanti senza prospettive certe - avverte Massimo Converso dell'Opera Nomadi - noi mettiamo sul banco un'altra proposta, quella di intervenire migliorando le condizioni di abitabilità nei campi cresciuti demograficamente, dove dagli anni 90 a oggi, gli stessi container sono abitati dai padri che sono diventati nonni, se non bisnonni nel frattempo. Dove c'è lo spazio, intanto, chiediamo di raddoppiare quei moduli, in media trenta metri quadrati dove ora vivono in media 12 persone e con un solo bagno a disposizione. Il Campidoglio deve prendere atto che le misure messe sul tavolo fino a oggi sono un fallimento». A Torrevecchia i residenti del quartiere denunciarono: «I rom prendono i soldi per fare scaricare calcinacci e ferro, poi bruciano tutto». Agan e Rasema gli assegnatari regolari dell'alloggio comunale in via Facchinetti, a Casal Bruciato, cacciati via dai condomini e dagli attivisti di CasaPound ricordano come i loro parenti a Torino «vivono tutti nelle case popolari e non hanno problemi». Con la pubblicazione delle graduatorie di Roma, a giugno, e poi a gennaio 2020, altre 50 famiglie rom dovrebbero essere in condizioni di avere un casa comunale grazie soprattutto ai punteggi alti per numero di componenti e fragilità.
Ma i rom che vivono nei campi, tra autorizzati e tollerati, sono seimila. Non sempre tranquilli: ieri sera nel campo di Salone un gruppo di bosniaci, non appartenenti al campo, hanno aggredito un nomade colpendolo alla testa con un martello. L'uomo è finito in ospedale. Indaga la polizia.
 

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