Atac, l'ultima beffa: i dirigenti in fuga dai ruoli che scottano

Atac, l'ultima beffa: i dirigenti in fuga dai ruoli che scottano
di Pier Paolo Filippi
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Martedì 20 Aprile 2021, 08:49

Nessuno vuole andare a fare il capo del personale dell'Atac. Così l'azienda è stata costretta ad affidarsi a un temporary manager, un consulente esterno a tempo. Succede in via Prenestina, che nei giorni scorsi ha pubblicato un bando di gara per un servizio di ricerca e selezione di un temporary manager da impiegare all'interno della direzione del personale. Una procedura inusuale quella scelta dall'azienda di trasporto capitolina - dove tra l'altro ci sono oltre 11mila dipendenti - necessaria per coprire una posizione, quella di direttore del personale, particolarmente delicata, che nessuno sembra voler ricoprire.
Per la cronaca, già nei mesi scorsi la municipalizzata aveva provato a cercare un nuovo capo delle risorse umane con una call effettuata con l'aiuto di una società di consulenza. Ma i tre manager selezionati con l'aiuto dei cacciatori di teste - due dei quali provenienti dal settore aereo - alla fine hanno preferito rifiutare l'incarico. Nonostante Atac (pare non entusiasta dei prescelti) avesse portato lo stipendio per questa figura da 110mila a 140mila euro all'anno.

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Alle prese con il rispetto dei parametri fissati dal concordato preventivo, ulteriormente destabilizzata dall'emergenza Covid che ne ha drasticamente ridotto i ricavi, Atac evidentemente non garantisce prospettive a professionisti di alto livello chiamati a operare in una società il cui futuro appare ancora messo in sicurezza.
Adesso, comunque, Atac ci riprova: investendo 182.700 euro (comprensivi sia del compenso per il manager sia del servizio della società di consulenza che individuerà questa figura) ha aperto un bando per ricercare un temporary manager da inserire nella direzione e che si occupi per almeno un anno di gestione del personale e relazioni industriali. La procedura ha fatto drizzare le antenne ai sindacati, dai quali vengono avanzati alcune preoccupazioni, in primis quella che un capo del personale esterno, non organico all'azienda, rischi di non avere la necessaria autorevolezza per gestire una materia così complessa come l'organizzazione del lavoro di circa 11mila persone, tanti sono i dipendenti dell'azienda di Tpl. Inoltre, secondo i sindacati, bisognerà vigilare sulla procedura per evitare che questa possa essere un escamotage per portare in quella delicata posizione un manager più sensibile alle esigenze della politica, specialmente con l'avvicinarsi delle elezioni.

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LE MOSSE
Intanto, stando ai rumors che girano in azienda, parlano di un possibile arrivo di Giovanni Alberto Campisano a capo dell'operativo. Ingegnere esperto di trasporto pubblico, Campisano è l'attuale capo dello staff del vicesindaco e assessore alla Mobilità di Roma, Pietro Calabrese, già in predicato di arrivare in Atac come manager un anno fa, dopo il passaggio dell'ex presidente Paolo Simioni a Enav. Nello stesso tempo, Atac sta concentrando i suoi sforzi nel tentativo di salvare il concordato, minato dalla crisi provocata dalla pandemia. Proprio in questi giorni, si stanno svolgendo i colloqui per selezionare i coordinatori dei presidi organizzativi Concordato Preventivo e Operazioni Straordinarie e Legislazione d'Impresa e Regolazione all'interno della direzione Procurement e Servizi generali. Inoltre, Comune e Atac hanno aperto il tavolo per il rinnovo del contratto di servizio, che scade a inizio dicembre. Al momento però ci sarebbero alcuni intoppi. Per garantire liquidità all'azienda, infatti, sono fondamentali sia l'acquisto da parte del Comune delle ex rimesse ora in disuso, sia il riconoscimento, sempre da parte del Campidoglio, di circa 17 mln di crediti che l'azienda di trasporto vanta nei confronti dell'amministrazione. Prima di perfezionare queste operazioni, però, è necessario approvare due apposite delibere da parte della giunta capitolina, che al momento non sarebbero ancora pronte. 

 

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