Roma, case vendute all'insaputa dei proprietari: fra le vittime anche il principe Carlo di Torlonia

La Guardia di finanza scopre un raggiro immobiliare tra i Castelli e la Capitale

Roma, case vendute all'insaputa dei proprietari: truffato anche il principe Carlo di Torlonia
di Karen Leonardi
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Lunedì 5 Dicembre 2022, 22:38 - Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre, 11:18

Truffe immobiliari e sangue blu. Anche il principe Carlo di Torlonia è finito, insieme con professionisti e personaggi di spicco, tra le vittime di tre truffatori che vendevano e affittavano appartamenti a insaputa dei proprietari. E che erano riusciti a mettere le mani anche sull’antico casolare di famiglia, con terreno annesso, a Castel di Leva. Gli immobili erano stati sottratti in modo fraudolento al nobile successore della casata - qualche anno fa al centro delle cronache per una contestata eredità di famiglia - mediante una finta usucapione attestata da documenti retrodatati. Il passo successivo era venderli a terzi. Ma la guardia di finanza di Velletri ha sventato il giro illegale di affitti e vendite di ville e terreni, rubati con escamotage ai legittimi proprietari. Affari finiti per tre professionisti del settore: il titolare di un’agenzia immobiliare di Marino, la collaboratrice di uno studio notarile del centro di Velletri e un geometra romano.

CASA DI CARTA

Ieri all’alba le fiamme gialle, dirette dal capitano Giovanni Botta, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, nei confronti dei 3 impostori, accusati di associazione a delinquere, sostituzione di persone e falso ideologico. “Casa di Carta”, questo il nome dell’operazione, ha consentito di scoprire che si erano impossessati di 5 immobili, intascando quasi 500mila euro. Di recente una palazzina era stata rivenduta a un soggetto che aveva versato l’intero importo di 450.000 euro, mentre due unità, a Roma (zona Piramide ed Eur) erano state acquisite in modo illegale e poi affittate a professionisti per uso ufficio. In azione sia in Provincia che nella Capitale, le case venivano individuate soprattutto dal geometra in base alla scarsa “attenzione” prestata dagli eredi agli immobili. Così erano riusciti ad accaparrarsi un appartamento a Piramide, di una settantina di metri quadrati, dato in affitto per 1.000 euro mensili a uno studio associato di avvocati. «Esattamente all’indomani del decesso dell’anziana proprietaria - spiega un investigatore della Finanza - avevano prodotto un falso preliminare risalente agli anni 70 mediante il ricorso alla mediazione e, dopo averlo ristrutturato a proprie spese, lo hanno affittato». 

IL MECCANISMO
L’indagine è nata dalla denuncia di un proprietario, che notando all’esterno della sua proprietà (una seconda casa) un cartello attestante l’inizio di lavori di ristrutturazione si è insospettito, costatando attraverso una visura catastale che l’immobile era stato alienato più volte a terzi acquirenti. La posta in gioco era alta e il meccanismo per loro che erano esperti e potevano appoggiarsi a uno studio notarile (il notaio non è indagato, il suo comportamento è al momento solo ritenuto censurabile per la scarsa attenzione prestata agli atti). Il primo passo era la produzione di finti preliminari di vendita ultraventennali, con i quali veniva acquisita la proprietà tramite scritture false. Poi gli immobili venivano venduti. Il rogito era tutto sommato un gioco da ragazzi: in un caso accertato, davanti al notaio, si era presentato un 42enne romeno con falso documento d’identità su cui erano riportate le generalità del vero intestatario della casa e una foto falsa. Gli immobili, come disposto dal Gip, sono stati sottoposti a sequestro preventivo. Poteva andare anche peggio per le vittime visto che molte vendite sono state bloccate grazie all’intervento della Finanza.
 

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