Roma, preso il piromane seriale Giuseppe D'Urso: diede fuoco anche alla bancarella del Professore

Il 50enne è stato inchiodato da un cappellino della As Roma

Roma, preso il piromane seriale Giuseppe D'Urso: diede fuoco alla bancarella del Professore e a tre ristoranti
di Valeria Di Corrado e Alessia Marani
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Sabato 13 Agosto 2022, 22:30 - Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 19:59

Finisce in carcere Giuseppe D’Urso, cinquantenne senza fissa dimora di origini catanesi, già denunciato perché sospettato di avere dato fuoco alla “bancarella del Professore” di piazzale Flaminio il 9 luglio. È ritenuto l’autore anche di altri sei raid, di cui tre ai danni di altrettanti ristoranti di Roma nord. Per la Procura, che ne ha disposto il fermo, nonostante l’uomo sia formalmente incensurato, esiste il forte pericolo di «reiterazione dei reati» alla luce delle nuove indagini sviluppate dai carabinieri della Compagnia Trionfale che hanno portato a ritenerlo responsabile di ben sette distinti episodi incendiari. Nei confronti di D’Urso, inoltre, è stato ravvisato il pericolo di fuga poiché «l’indagato risulta senza fissa dimora, un lavoro stabile e, più volte controllato, non risulta abbia contatti familiari recenti e assidui», come sottolinea il pm Fabio Santoni. 

LA MAPPA
Al cinquantenne, oltre all’incendio di alcune cassette di frutta e verdura accantonate nei pressi dell’associazione “Sguardo al futuro onlus” di via della Tenuta di Torrenova, per cui era stato denunciato il 23 maggio scorso, vengono addebitati, dunque, gli incendi dei contenitori Ama in uso al ristorante “Cuccurucù” di via Capoprati (27 giugno); dei cassonetti dei rifiuti disposti su viale di Tor di Quinto (9 luglio); dei tavolini esterni del ristorante “Lo Sgobbone” di via Podesti (9 luglio); dell’ombrellone del locale “Vignola” in via del Vignola (9 luglio), dei vasi delle piante del bar “Mio Caffè” in via Flaminia (9 luglio) e sempre nella stessa notte della “bancarella del Prof”. A incastrarlo le immagini riprese dalle telecamere, l’identikit tratteggiato da alcuni testimoni e il particolare che durante le incursioni, armato di accendino, abbia sempre indossato lo stesso cappellino, rosso, della As Roma. 

TASK-FORCE ARMA E PROCURA
I militari hanno lavorato in stretta connessione con la speciale task-force anti-incendi creata in Procura all’indomani dello spaventoso rogo del parco di Centocelle che coinvolse, ancora una volta nella giornata del 9 luglio, anche i demolitori di viale Palmiro Togliatti. Il pool ha la finalità di condividere informazioni e risultanze di indagini su tutti i roghi avvenuti nella Capitale, in modo da incrociare i dati per arrivare ai piromani. E l’attività investigativa che ha portato all’arresto del cinquantenne non si ferma. Anzi. Gli uomini del maggiore Alberto Pinto stanno passando al setaccio tutti quegli episodi con elementi considerati di interesse. Senza trascurare nemmeno il vasto incendio che all’inizio di luglio ha devastato il Parco del Pineto, tra la Pineta Sacchetti e Monte Mario, quando il fuoco lambì paurosamente le abitazioni della zona Nord della Capitale. Nessun indizio viene trascurato. Il profilo del cinquantenne, il modus operandi, eventuali tracce biologiche verranno comparate. D’Urso non risulta un paziente psichiatrico, ma ha ammesso di fare uso di stupefacenti. Addirittura si è giustificato dicendo che ha agito sotto l’effetto della droga. A Ponte Milvio ha avuto cura di aspettare il passaggio delle pattuglie di carabinieri e polizia in zona per spostarsi e tornare in azione in un altro quadrante, proprio con l’intenzione di seminarli. Perché, dunque, ha agito? A quale scopo? Lo ha fatto per conto di qualcun altro? Tutte domande che attendono una risposta. 

 

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