Giuseppe D'Urso, piromane incastrato dalle telecamere e dalla passione per il calcio: indossava un cappellino della Roma

In una sola notte ha colpito cinque volte, da Ponte Milvio a Piazzale Flaminio

Giuseppe D'Urso, piromane incastrato dalle telecamere e dalla passione per il calcio: indossava un cappellino della Roma
di Michela Allegri
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Sabato 13 Agosto 2022, 22:30 - Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 19:58

A incastrarlo sono state le telecamere, le dichiarazioni dei testimoni e la passione per il pallone: mentre appiccava una sfilza di incendi, Giuseppe D’Urso, fermato ieri dai carabinieri, aveva in testa il cappellino dell’As Roma, rosso, riconoscibilissimo. Il primo rogo sul quale hanno indagato il procuratore aggiunto Giovanni Conzo e il pm Fabio Santoni è del 27 giugno, quando un uomo ha dato fuoco ai cassonetti posti all’esterno del ristorante Cuccurucù, vicino al Ponte della Musica. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso un soggetto che si avvicinava ai secchioni per poi incendiarli. Gli episodi successivi hanno consentito agli investigatori di chiudere il cerchio e identificare il presunto piromane. Pochi giorni dopo, in una sola notte, i roghi appiccati da D’Urso sarebbero stati addirittura cinque, tutti immortalati dalle telecamere, che hanno consentito agli inquirenti di tracciare su una mappa il percorso fatto dall’indagato.

L’IDENTIKIT

Notte del 9 luglio. L’uomo che gli investigatori cercano e che ha seminato il panico da Roma nord a piazza del Popolo è magro, alto circa 180 centimetri, capelli brizzolati, naso pronunciato, labbro curvato verso l’interno. Indossa una maglietta scura con una scritta bianca sul davanti e ha in testa il cappellino della sua squadra del cuore. Si parte con alcuni cassonetti in viale di Tor di Quinto, nei pressi di Ponte Milvio. La pattuglia della stazione Roma Medaglie d’Oro, alle ore 02,10 circa, si accorge del rogo. I testimoni raccontano che «un soggetto di sesso maschile, di età compresa tra i 40 e i 50 anni, con indosso un cappellino con visiera con lo stemma dell’As Roma di colore rosso, una t-shirt di colore nero, pantaloncini corti di jeans, con un accendino, dopo essersi portato vicino ai cassonetti, ha appiccato il fuoco in maniera dolosa». Da lì si è allontanato a piedi e, da Ponte Milvio a piazzale Flaminio, dietro di sé ha lasciato una scia di incendi.

Alle 4 di notte D’Urso viene fermato e identificato nei pressi del Ponte della Musica. Poi prosegue il suo giro incendiario. Dà fuoco ai tavolini all’esterno del ristorante “Lo sgobbone” in via dei Podesti, a pochi passi da via del Vignola. Alle 4,17 le telecamere di una farmacia in viale del Vignola riprendono D’Urso. Si ferma all’interno del tendone utilizzato per effettuare i tamponi. Quindi, riparte. Alle 4,31 arriva una richiesta di intervento ai vigili del fuoco: c’è un incendio ai danni della pizzeria “Vignola”. Alle 4,39 le telecamere del Tar del Lazio, in via Flaminia, immortalano D’Urso che brucia le piante posizionate all’esterno del bar “Mio caffé”, all’incrocio con via Luigi Canina. Sono le 4,42, il sistema di sorveglianza esterna del Museo Explora, in via Flaminia 82, riprende il piromane mentre cammina verso piazzale Flaminio. Tra le 4,45 e le 5,05 viene appiccato l’incendio a “La Bancarella del Professore”. Anche in questo caso, le telecamere riprendono il momento esatto in cui le fiamme divampano. Il passo successivo è l’identificazione dell’indagato. Ieri, il fermo.
 

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