Crollano alberi a Roma, la cura è low cost: «Due euro a controllo»

Domenica 19 Agosto 2018 di Lorenzo De Cicco
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Per controllare 14 mila alberi delle grandi ville cioè 4.789 pini, 2.335 querce, 677 cedri, 88 olmi e così via il Campidoglio mette sul piatto ben 28 mila euro. Cioè due euro a controllo. Con un budget così striminzito, gli esperti esterni che dovrebbero testare la «tenuta strutturale» delle grandi piante pericolanti non possono che sfornare pareri a occhio, insomma non proprio nel segno della scrupolosità. E gli effetti si sono visti, con l'aumento esponenziale dei crolli degli ultimi mesi. Tant'è. I fondi nelle casse di Palazzo Senatorio sono pochi e tocca arrangiarsi come si può, anche se queste ispezioni approssimative alla lunga potrebbero rivelarsi pericolose. I 28 mila euro di cui si parlava prima sono quelli del lotto numero 9 del maxi-appalto per il verde pubblico, la porzione della commessa che riguarda le piante di Villa Ada, Villa Glori e Monte Antenne. Ma il plafond per gli altri 10 lotti, che interessano gli 82 mila fusti disseminati per le grandi strade dell'Urbe e negli altri parchi pubblici, è grosso modo lo stesso. Confida un operatore: «Con queste risorse a disposizione non possiamo che limitarci a controlli visivi. Si dà un'occhiata all'albero, vediamo se ci sono evidenti segni di deterioramento e si passa al tronco successivo».

LE ANALISI NECESSARIE
Pensare che il Campidoglio, «per ogni singola pianta controllata», vorrebbe che venisse redatta una «scheda analitica», col «giudizio relativo alla condizione vegetativa» dell'albero, informazioni generali, misure e dimensioni, «dati relativi alla valutazione dettagliata delle singole porzioni della pianta (colletto, fusto, castello, branche, chioma) ed in particolare spiombature, presenza di lesioni, corteccia morta» e insomma tutti gli indizi che possano fornire una «corretta interpretazione delle condizioni di tenuta strutturale delle piante». Tutto con 2 euro ad albero, eh.
In realtà lo stesso Comune, nelle carte dell'appalto, sembra consapevole dei limiti di questa strategia con grandi ambizioni e portafoglio leggero. «È evidente si legge in una relazione allegata alla commessa pubblica partita l'estate scorsa che questo progetto non potrà eliminare del tutto il rischio di eventi in danno di persone e cose nella città, tenuto conto dell'ampiezza, della numerosità e della diversificazione del patrimonio arboreo». Secondo l'amministrazione però i pochi fondi stanziati basterebbero a ridurre i rischi «ai livelli minimi».

Per ora la realtà dice altro. In Centro storico le potature procedono al rallentatore: meno di 200 alberi sfrondati su 8 mila. A ogni scroscio di pioggia vengono giù rami e tronchi di svariati metri, come si è visto anche col maltempo di questi ultimi giorni. A volte non c'è nemmeno bisogno delle pirotecniche bombe d'acqua, basta uno sbuffo di vento un po' più impetuoso del normale. La verità è che il grosso degli alberi di Roma è arrivato a fine vita la durata media è tra gli 80 e i 100 anni e per un lustro nessuno o quasi si è occupato di manutenzione e rimpiazzi. E ora arriva il conto da pagare. Un conto salato, molto più di 2 euro ad albero.
 

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