Contigliano saluta il suo parroco monsignor Ercole La Pietra che va in "pensione" dopo 54 anni

Monsignor Ercole La Pietra
di Sabrina Vecchi
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Giovedì 9 Dicembre 2021, 00:10

RIETI - «Il primo impatto con Contigliano? La mia perizia alla guida: il giorno del mio arrivo, lungo le curve che portano alla collegiata, dovetti fermarmi perché c’era tanta gente assiepata e feci una bella ripartenza in salita con la mia Fiat 850 verde sbiadito: era il 24 novembre 1967». Monsignor Ercole La Pietra ci scherza su, ma nella sua voce si percepisce anche un po’ di malinconia, insieme al giusto desiderio di godersi il meritato riposo. L’annuncio della “pensione” l’ha dato lui stesso domenica scorsa nella messa d’Avvento, anche se in paese lo sapevano già tutti: «Era ora di dare un senso alle voci e, soprattutto, di dare nuova linfa alla comunità. Il tempo passa, le forze calano e ho il dovere di lasciare il meglio alla gente, in quanto a energia e rinnovamento». Nato nel 1936 a Pescorocchiano, don Ercole tornerà nel suo paese d’origine, «perché lì ci sono i miei parenti e le mie origini, e poi perché è giusto tornare da dove si è partiti».

Il cammino
A segnare il congedo dalla comunità contiglianese sarà la messa di Natale, il 26 ci sarà il saluto al nuovo parroco e il 27 il saluto civile, con il consiglio comunale straordinario che il sindaco Paolo Lancia ha voluto indire per l’occasione. «Ho invitato tutta la comunità al Centro pastorale - afferma Lancia - per salutare il nostro storico parroco nel modo più opportuno. Il suo addio, assieme all’arrivo di un nuovo sacerdote, segna un passaggio doloroso ma importante. Gli conferiremo la cittadinanza onoraria di Contigliano e accoglieremo il nuovo parroco». «Sono commosso e anche un po’ intimidito da tante celebrazioni, dai tanti messaggi, perché in fondo questo è il normale corso delle cose», osserva don Ercole, che non riesce ad individuare il momento più bello dei 54 anni trascorsi alla guida della parrocchia: «Sono stati tanti, tantissimi. Sono stato molto in mezzo ai giovani, ho vissuto la rivoluzione del Concilio Vaticano II, le chiese da riparare, l’arte da preservare, i problemi a cui sopperire, le feste insieme: è stato tutto entusiasmante». Sul momento più brutto, nessun dubbio: «No, non è stata la pandemia. Il momento più brutto è stato quello della morte del primo giovane: si chiamava Piero, aveva 18 anni. Lo avevo conosciuto bene, veniva a giocare a pallone nel nostro campetto: quella morte fu una prova molto difficile, ma la condivisione del dolore fu anche un’occasione per aiutarli a capire chi ero e come ero». Tanti ricordi per tutti. Tuttavia, nessun malumore dei contiglianesi: «Sono un popolo molto rispettoso - conclude don Ercole - sanno che è una mia scelta consapevole e trovano giusto che mi conservi un po’. Cosa dire ancora, ne ho dette tante in questi anni. Ah, una cosa la voglio dire. Smetto solo di fare il parroco di Contigliano, ma non smetto di essere don Ercole, sia chiaro».

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