Rieti, bar, discoteca e pizzeria: le mille attività di Adriano sempre in anticipo sui tempi

Adriano Boncompagni con Pietro Mennea
di Luigi Ricci
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Sabato 5 Febbraio 2022, 00:10

RIETI - Nella storia reatina ci sono personaggi dei quali basta dire il nome, o il soprannome, per capire subito di chi si tratta e la sua arte, come quando si citano Checco o Adelmo. Lo stesso vale per Adriano, al secolo Boncompagni, per il quale il termine adatto è quello di “pioniere” poiché, nella sua lunga e multiforme carriera, è sempre stato un passo avanti, e forse qualcosa in più, sapendo fiutare da che parte tirava l’aria e come diversificare i propri obiettivi.

Gli esordi
Nato nel 1929, Adriano inizia a lavorare adolescente nel forno Santoprete a Porta D’Arce per poi andare anche a Roma, dove impara l’arte della pasticceria, non prima di aver fatto esperienza come macellaio, per aprire infine un bar nel 1963 in viale dei Flavi, sul lato opposto alla caserma Verdirosi, «ma non nei locali attuali», cioè quelli della pizzeria “Rugantino”, alcune decine di metri più in là in piazza Marconi, come racconta il figlio Marco, che orgogliosamente tramanda arte e insegnamenti del padre. Il bar era anche sala da biliardo, dove sono maturate le migliori “stecche” reatine come Piero Vaccarezza, futuro campione italiano, o Alberto Ulizio, o il mago delle boccette Livio Giraud, ospitando perfino una esibizione del campione del mondo Nestor Gomez. Nel frattempo Adriano, fondendo l’esperienza da pasticcere e da fornaio, inaugura nel 1969 il primo locale di Rieti a servire pizze “al piatto”, naturalmente eccellenti, frequentatissimo e in cui sono passati tanti apprendisti che a loro volta hanno aperto altre pizzerie in città. Adriano non stava mai con le mani in mano: fuori Rieti c’era qualche locale dove oltre a mangiare si poteva ballare, soprattutto liscio o balli di gruppo, ma lui aveva ben altro nella testa: era il 1978 ed era appena scoppiata “La febbre del sabato sera” per cui nel giro di un anno la storica pizzeria, con grande sacrificio economico, divenne la discoteca “O Rey”, ovviamente la prima a Rieti, che diventò in breve la replica in città del newyorchese “Studio 54” e organizzò per anni feste ed eventi importanti, ospitando tanti personaggi illustri, come Pietro Mennea a una delle numerose serate a fine Meeting.

New trend
Come ricorda il figlio Marco, «con la stessa rapidità con cui si sale alle stelle si scende alle stalle». Ancora una volta Adriano fu imitato e, a Rieti, aprirono altre discoteche per cui, nel 1989, l’O Rey chiuse i battenti per tornare bar e sala biliardo ma, soprattutto, sala per poter seguire eventi sportivi via satellite, dove a turno si riunivano i tifosi di ogni squadra. «Pagavamo 20 milioni l’anno di abbonamenti, ma così facevamo risparmiare gli appassionati», spiega Marco. Quindi il satellite arrivò in altri locali e, infine, a buon prezzo nelle case. «Nel frattempo, per non stare fermo, papà nel 1997 aveva aperto a Santa Rufina una pizzeria al taglio con gelateria finché, nel 1999, inaugurò “Rugantino” dove, instancabile, ha sfornato pizze fino 2016 per poi lasciare il testimone a me. Cosa mi ha insegnato? Lavorare con serietà, onestà, sacrificio senza mai seguire rischiose scorciatoie e sempre per offrire il servizio migliore alla città».

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