Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

La Mimosa di Adelmo ambasciatrice della città, i segreti del laboratorio di via Terenzio Varrone

Il laboratorio di Adelmo in via Terenzio Varrone
di Luigi Ricci
4 Minuti di Lettura
Sabato 29 Gennaio 2022, 00:10

RIETI  - La torta “Mimosa” di Adelmo Renzi è diventata nei decenni uno degli “ambasciatori” più apprezzati della città. Fu creata quasi per caso in occasione di una competizione per pasticceri svoltasi a Sanremo nel 1962, ispirandosi al fiore simbolo delle donne: «Inventai una ricetta molto semplice – ricorda Adelmo – mentre gli altri concorrenti presentarono creazioni altamente elaborate. Ma fu proprio la sobrietà della proposta – oggi si parlerebbe di minimalismo – a piacere alla giuria. Non vinsi il concorso ma arrivai secondo». 

Gli esordi. La storia di Adelmo - un nome, una garanzia si potrebbe dire - inizia a San Filippo, da dove il giovane e intraprendente chef, oggi 92enne, prese le mosse per fare esperienza a Fiumicino nel rinomato ristorante Bastianelli, dove affinò l’arte finché nel 1969 decise di tornare a Rieti per gestire il ristorante Flavio, adiacente al teatro che, grazie anche al soprastante Circolo di Lettura, costituì per qualche decennio un vero e proprio faro d’attrazione culturale e gastronomico per la città, fino alla chiusura avvenuta nel 1989. Da quel momento Adelmo si è dedicato a promuovere e a portare avanti la tradizione della Mimosa di pari passo con l’insegnamento nell’istituto alberghiero Ranieri Antonelli Costaggini. 

Le donne. La “Mimosa” fu creata in omaggio alle donne, come quelle che hanno accompagnato la vita di Adelmo, dalla moglie Marisa, scomparsa da tempo, alle figlie Maria Rosaria, Maria Paola e Alessandra le quali - dopo un trentennio dalla chiusura del “Flavio” durante il quale si è potuto gustare la mitica torta solo a periodi intermittenti appoggiandosi ad altri ristoratori – dal 2018 gestiscono il laboratorio in via Terenzio Varrone, aperto proprio perché la “domanda” della Mimosa non è mai scemata nonostante questo lungo lasso di tempo.

Così, sotto la supervisione di Adelmo, le sue figlie hanno imparato dal nulla l’arte, oggi si direbbe il “know how”, di realizzare questo rinomato dolce, la cui ricetta per quanto semplice nasconde alcuni segreti ben conservati che l’hanno resa inimitabile e famosa anche al di fuori dell’Italia, addirittura fino al Giappone che le dedicato un documentario. Ma non basta, perché la “Mimosa” e il trend di mercato unito al fattore promozionale per la città di Rieti che accompagnano questo dolce da ormai sessant’anni è stata perfino oggetto di una tesi di laurea presso la facoltà di Economia e commercio discussa dal nipote Leonardo. E se qualcuno pensa che si sta esagerando basta dire che tra coloro che hanno gustato e celebrato la dolcezza della Mimosa ci sono stati tra gli altri Bud Spencer, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Franca Valeri e Piero Angela. «Non credo di esagerare – dice Maria Rosaria – dicendo che la Mimosa di Adelmo è ormai un vero e proprio patrimonio della cultura e del costume reatino, di cui tanti cittadini sono orgogliosi oltre a non mancare di farla conoscere altrove appena possibile». 

Ma è giusto ricordare anche altre delizie sfornate dal laboratorio di via Terenzio Varrone come la tortina frangipane, la Bavarese, il millefoglie e una prelibata crostata. In conclusione non resta che dire: lunga vita ad Adelmo e alla sua, unica, Mimosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA