Migranti, l'ammiraglio Credentino: «Così con la missione Sophia combattiamo i trafficanti»

Venerdì 13 Luglio 2018
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Il soccorso in mare non fa parte del mandato della missione europea Sophia, che da tre anni batte il Mediterraneo tra la Libia all'Italia con l'obiettivo di contrastare il business dei trafficanti di uomini. «Ma per un marinaio è un obbligo morale salvare chi è in difficoltà», puntualizza il comandante di EunavforMed, ammiraglio Enrico Credendino.

Succede così che dal 12 giugno 2015 ad oggi i mezzi dell'operazione europea hanno recuperato 44.900 migranti. Finendo nel mirino del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che ha chiesto la revisione delle regole della missione che prevede il trasporto in Italia di tutte le persone salvate. Posizione condivisa dal premier Giuseppe Conte che invierà a breve una lettera a Bruxelles per sollecitare le modifiche. L'ammiraglio ovviamente non entra nel dibattito politico, ma tiene a far sapere che i salvati di Sophia rappresentano meno del 10% di quelli totali, «non siamo quindi stati un fattore d'attrazione» e che la missione sta dando «un contributo importante» per mettere Guardia costiera e Marina libiche in grado di controllare le proprie acque, riducendo così i viaggi delle carrette del mare.

I risultati, dunque. In tre anni, ricorda Credendino, «abbiamo consegnato alla giustizia italiana 151 presunti scafisti e neutralizzato 551 imbarcazioni utilizzate dai trafficanti, che sono stati costretti a cambiare il loro modus operandi per far fronte alla nostra pressione». Le indagini di Sophia - attiva con sei navi, due elicotteri e 5 aerei - hanno inoltre consentito di rilevare come dietro i trafficanti di uomini e quelli di petrolio ci siano le stessi reti criminali. Già, perchè la missione ha tra i suoi compiti anche quello di contrastare il contrabbando di oro nero (che costa 750 milioni di dollari l'anno alla Libia) e di armi. Ed è stato verificato che quando cala il flusso di migranti aumenta quello di greggio illegale.
Le investigazioni segnalano anche l'aumento dei cosiddetti "sbarchi fantasma" dalla Tunisia: barconi, spiega il comandante, che arrivano in modo coperto in Italia e non vogliono essere soccorsi. "Visto il numero di foreign fighters presenti in quel Paese, è il caso di stare in allerta". E tra le possibili innovazioni del mandato di Eunavformed, che scade fine anno, c'è anche quella di consentire l'allargamento del campo d'azione anche alla rotta tunisina, "così si previene il rischio terrorismo".
L'ammiraglio tiene anche ad evidenziare, oltre all'attività di contrasto, anche quella positiva, di capacity building delle autorità libiche. Finora, sottolinea, "abbiamo addestrato 213 ufficiali di Guardia costiera e Marina e contiamo di arrivare entro fine anno a 500. Così abbiamo consentito loro di operare più efficacemente e di soccorrere 20mila persone nell'ultimo anno, con una riduzione dei morti in mare che in precedenza avvenivano spesso in acque libiche. E questo ha anche un effetto di deterrenza, perchè se vengono riportati in Libia i migranti sono scoraggiati a partire".
All'aumentata capacità libica è corrisposto un arretramento dei mezzi di Sophia. "Noi  li monitoriamo dall'alto con gli aerei per capire se agiscono in maniera professionale e rispettano le norme internazionali e ci sono incontri anche a terra con esponenti di Unhcr e Onu". L'aumentata attività dei marinai nordafricani ha portato ad una significativa riduzione degli interventi di soccorso dei mezzi EunavforMed. La missione contempla nuove fasi, come la "2 Bravo", cioè l'ingresso dei mezzi europei in acque libiche. Ma, fa sapere l'ammiraglio, "per arrivarci serve l'ok di Tripoli ed una risoluzione Onu. Noi - precisa - ora agiamo secondo il principio del non respingimento. Non possiamo cioè riportare in Libia o in un Paese terzo i migranti soccorsi. Il giorno in cui la Libia diventerà un place of safety (porto sicuro), il traffico di uomini finirebbe, ma questa è una soluzione a medio-lungo termine".
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